Pixel, come funzionano davvero?

Pixel, come funzionano davvero?

Vediamo come funziona la misurazione in pixel sugli schermi dei dispositivi più grandi come le tv e più piccoli come gli smartphone.

L’unità fondamentale degli schermi moderni da cui estrapoliamo poi la loro qualità empiricamente, è il pixel. Voi ovviamente non lo vedete a occhio nudo perché la capacità di risoluzione dei vostri occhi non lo consente alla distanza a cui ci poniamo di fronte i nostri apparecchi, ma se vi metteste ad una decina di centimetri di distanza, potreste facilmente vedere una trama reticolare sottilissima che delimita dei piccoli quadratini, ognuno dei quali è un pixel.

Questi vengono numerati e determinano poi la qualità dello schermo che dipende non solo dal loro numero, ma dalla qualità dei medesimi che nei televisori economici è bassa ma si incrementa in quelli di buona e ottima qualità, fornendo migliori standard di colori e dettagli che non risultano evidenti in quelli di minore qualità.

I pixel sui televisori

Le misure dei televisori vengono misurate in pollici, mentre quelle degli schermi di monitor o cellulari direttamente in pixel secondo misure standardizzate che corrispondono numericamente ai pixel per lato ad esempio 1920×1080 corrispondente ai tipici 16:9, numeri non scelti a caso perché sono piacevoli da vedersi (moltissimi oggetti rettangolari hanno queste misure in proporzione perfino le carte di credito e le banconote), perché corrispondono grossomodo all’ampiezza in altezza e larghezza del campo visivo.

Il fatto che sugli schermi dei pc, oltre che i pollici, si parli di pixel è dovuto al fatto che nei video delle piattaforme streaming, questi vengono usati per determinare la qualità degli stessi che a partire da 720p si definiscono di alta qualità o HD, numero tipico anche degli schermi dei cellulari che sono 720×405 secondo quanto scritto sopra anche se a volte possono essere diversi.

Man mano però che gli schermi aumentano di dimensioni, aumenteranno via via i pixel in proporzione per il rispetto del canone dei 16:9. Ciò comporta una maggiore parcellizzazione delle immagini per migliorarne la qualità, ma che alla fine non apportano alcun vantaggio stante la maggiore distanza a cui devono essere visti per ottenere una immagine di insieme per via della messa a fuoco oculare che si concentra come detto in un’area molto ristretta, che ad esempio nel monitor a 32 pollici 1920×1080 risulta concentrata in una porzione di schermo minima.

Ciò costringe chi li usa, a volgere lo sguardo in altre zone come gli angoli, se vuole identificare oggetti come le icone, o dettagli video qui presenti, per una chiara comprensione.

I limiti di risoluzione

Forse è anche per questo motivo che spesso si preferisce guardare le cose sugli schermi degli smartphone, proprio perché nella loro “limitatezza” che corrisponde circa al nostro campo visivo, riusciamo a cogliere in larga misura l’evoluzione delle immagini.

Ma attenzione al loro limite di risoluzione di 720p, perché rende inutile vedere qualcosa in risoluzione maggiore perché non mostrerà alcuna differenza dall’originale, così come un video a 2560×1440 o in 4k 38400×2160 (il doppio di 1920×1080) non risulteranno di qualità superiore perché i pixel saranno già saturi e i nostri occhi perciò, una volta raggiunta la qualità risolutiva dello schermo non distingueranno un video HD da uno in UHD.

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Pubblicato da Francesca Silvana Scoppio

Medico chirurgo specialista in medicina interna e attualmente presto servizio nella ASL di Bari.

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