Perù, perché vittoria Castillo mette a rischio 5G e auto elettriche

Il Sudamerica si distingue fin dalla liberazione dai coloni europei per il suo fermento politico. Con elezioni e colpi di Stato continue, interferenze americane e istanze socialiste. Il Perù ha votato da poco e ha scelto come Presidente Pedro Castillo, un professore marxista.

Pedro Castillo è un di Perù Libre, partito marxista-leninista-mariateguista fondato da José Carlos Mariategui, considerato il Gramsci peruviano. Castillo, alle elezioni parlamentari del gennaio 2020 aveva raccolto appena il 3,4 per cento dei voti. Ma ora ha sconfitto al ballottaggio Keiko Fujimori. Figlia del populista di destra Alberto Fujimori, che guidò il Perù dal 1980 al 1990, ora è in carcere a scontare una condanna a 25 anni per violenze e violazioni dei diritti umani.

Le elezioni in Perù potrebbero disinteressare i più. In fondo, parliamo di un piccolo stato dell’America Latina. Noto soprattutto per le splendide catene montuose delle Ande e per la simpaticissima Alpaca.

Ed invece, la vittoria di Castillo non è una buona notizia per le multinazionali.

Soprattutto per quante si occupano di 5G, auto elettriche, impianti fotovoltaici ed eolici. Tutte tecnologie molto in voga ultimamente tra voglia di connessione veloce ed ambientalismo speculativo.

Vediamo perchè.

Pedro Castillo chi è

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Foto di PROF. JHOJAN RAMOS

Come riporta Tempi, Pedro Castillo è definibile un conservatore sociale. Perché è contrario alla legalizzazione dell’aborto e del matrimonio fra persone dello stesso sesso. Ma anche all’inserimento della prospettiva di genere nei curricola scolastici. Roba che farebbe venire la pelle d’oca ai vate dei diritti civili moderni.

Ma, se può tranquillizzarli, è anche favorevole al pugno duro non solo contro la corruzione politico-amministrativa ma anche contro la criminalità comune. Che egli, in una prospettiva salviniana, considera collegata a fenomeni di immigrazione incontrollata.

Del resto, il Perù è, insieme alla Colombia, tra i maggiori paesi di approdo per i tanti venezuelani che stanno lasciando il paese a causa della disastrosa situazione socio-politica.

Venendo al suo programma, è di chiara vocazione statalista e socialista. Il suo slogan elettorale è stato “no más pobres en un país rico“ (non più poveri in un paese ricco). Vuole convocare un’assemblea costituente per approvare una nuova Costituzione che attribuisca maggiori compiti allo Stato in economia.

Nella sua concezione di Stato, esso dovrebbe essere «interventista, pianificatore, innovatore, imprenditore e ridistributore». Egli punta così al passaggio da un mercato capitalista ad una «economia popolare con mercati».

Intende disattivare la Corte costituzionale ed inserire nuovi rappresentanti eletti direttamente dai cittadini. Inoltre verrà rinegoziata la ripartizione dei profitti con le imprese minerarie straniere. E si procederà alla nazionalizzazione delle imprese che non intendono scendere a patti con lo Stato.

Castillo punta molto anche all’educazione, per la quale intende destinare il 10% del Pil rispetto all’attuale 3,5%. Inoltre, intende aumentare anche la percentuale destinata all’agricoltura.

Del resto, Castillo si è fatto notare politicamente nel 2017, quando, da sindacalista, aveva animato un interminabile sciopero (dal 15 giugno al 2 settembre) dei maestri e delle maestre che dal sud del paese era risalito al nord. Che comportò lo stop delle lezioni per quasi 80 giorni per 3 milioni e mezzo di studenti.

Il governo si vide costretto a rinegoziare sia l’organizzazione scolastica che i salari. Non proprio come i sindacalisti italiani, bravi comunque a diventare politici ben pagati (ecco alcuni esempi).

Castillo e il rame del Perù

rame oggetti foto
Foto di Jerzy Górecki da Pixabay

Ma il punto della questione che ci interessa in questa sede è che Pedro Castillo rischia di rompere le uova nel paniere alle multinazionali dei settori prima citati. Motivo? Il Perù è il secondo produttore di rame al mondo.

Materia che spesso ci ritroviamo a rivendere anche noi, se abbiamo oggetti in casa di cui vogliamo disfarci, a grossisti o discariche. In quanto il rame serve per moltissime cose ed è altamente riciclabile. Non a caso, proprio dal 2017 il suo prezzo è in costante salita.

Infatti, vi sarà anche capitato di leggere sovente notizie di stop della circolazione ferroviaria o, purtroppo, di morti, per furti di cavi di rame in cabine ad alto voltaggio.

Stando ai dati aggiornati al 2019 riportati da Wikipedia, il Perù è il secondo produttore di rame con 2,46 milione di tonnellate prodotte l’anno. Secondo solo al confinante Cile, che ne produce più del doppio (quasi 3 milioni) e davanti alla Cina (1,68) che ne fagocita pure parecchio.

Se Castillo decide di nazionalizzare in tutto o in parte il rame, ecco secondo Webeconomia quali settori andrà a colpire maggiormente.

La domanda della Cina

Se è vero che la Cina è il terzo produttore di rame, ne richiede anche moltissimo complice l’industrialismo sfrenato che il paese ha messo in atto da tempo.

Produzione di auto elettriche

La produzione di auto elettriche sta spingendo in su il prezzo del rame, in quanto è fondamentale per la produzione di motori elettrici. Con l’esplosione del Covid-19, si sta molto diffondendo l’auto elettrica come mezzo ideale per il futuro. Mettendo alla berlina benzina e diesel. Inquinanti, certo.

Ma non bisogna dimenticare che per produrre auto elettriche c’è una forte immissione di Co2 e che le batterie sono altamente inquinanti. Ma tant’è (ne ho parlato qui).

L’espansione delle auto elettriche dovrebbe generare una domanda extra di rame di oltre 1 milione entro il 2025.

Aggiungiamoci poi le colonnine per la ricarica, i cui cavi pure richiedono rame. E che stanno sempre più inondando le nostre città. Sebbene l’Italia sia nettamente indietro agli altri paesi.

Energie rinnovabili

Gli impianti solari o eolici possono richiedere più del doppio di rame di un generatore elettrico che utilizza carbone.

5G

Siamo di fronte ad un’altra tecnologia spinta con forza da quando è esploso il Covid-19: il 5G. Per la sete di connettività e comunicazione virtuale che i vari lockdown hanno comportato. I cavi per l’espansione del 5G sono fatti di rame e stanno penetrando il nostro sottosuolo come i mostri del film Tremors sotto le nostre strade.

Lavorazione di altri metalli

Il rame è molto importante per la lavorazione di molti altri metalli e materiali, soprattutto il bronzo.

Produzione di conduttori

Oltre per la corrente il rame è largamente usato per la creazione di tubi per trasportare acqua potabile, gas combustibili, gas medicali, acqua per il riscaldamento e fluidi per condizionamento e refrigerazione. Ciò in quanto il rame è impermeabile ai gas, è facilmente piegabile, resiste alla corrosione e non invecchia se esposto alla radiazione solare.

Per cosa viene usato il rame

Foto di Łukasz Klepaczewski su Pixabay

Ricapitolando, i settori che utilizzano il rame sono:

  • impiantistica idrotermosanitaria
  • rubinetteria
  • attrezzature per la nautica
  • elettrotecnica
  • elettronica
  • lattoneria
  • architettura
  • monetazione
  • artigianato
  • oggettistica
  • trasporti
  • edilizia

Ovviamente la possibile statalizzazione della produzione di rame da parte di Pedro Castillo non fermerà tutto ciò. Ma sicuramente lo renderà un po’ più costosa e difficoltosa.

E, tutto sommato, considerando lo sfruttamento economico perpetrato e i danni ambientali che a terre ed acque potabili vengono causati dalla estrazione di rame (rimando a questo interessante articolo de L’Espresso), un po’ fa piacere

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