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PER FAR SPARIRE LE OMBRE DELLA CAMORRA A MODENA, IL PDL SI AFFIDA AL PLURINDAGATO DENIS VERDINI

Data ultima modifica: 21 Febbraio 2012

NOMINATO COMMISSARIO DEL COORDINAMENTO PROVINCIALE DI MODENA DOPO I SOSPETTI LANCIATI DALLA DEPUTATA ISABELLA BERTOLINI. LA QUALE PERO’ E’ STATA MESSA DA PARTE
Dopo quasi vent’anni di assolutismo, riverismo e leaderismo attorno al Cavaliere, anche il Popolo delle libertà (prima Forza Italia) si apre ai congressi provinciali. Peccato però che questa breccia democratica arrivi contemporaneamente ai veleni e ai sospetti lanciati da molti esponenti del partito, i quali da Nord a Sud hanno denunciato ovunque un anomalo aumento delle tessere. Quasi si trattasse di una squallida gara. Anche l’Emilia Romagna non è esente da diatribe interne; la prima a sollevare critiche sul tesseramento era stata la deputata modenese Isabella Bertolini, la stessa che a novembre fu tra le prime a mettere in dubbio la fiducia all’allora premier Berlusconi. Fu lei, infatti a pronunciare quel “Silvio fatti da parte” e a guidare i malpancisti che contribuirono alla caduta del governo Berlusconi. Ma ad essere stata fatta da parte è proprio lei, preferita a un personaggio alquanto discutibile: Denis Verdini.

L’ACCUSA DELLA BERTOLINI – Isabella Bertolini, alla vigilia del prossimo congresso (in cui è candidata), ha prima denunciato un boom di iscritti in provincia di Modena, da poche centinaia a 5.600. Poi ha rimarcato un fenomeno che, se verificato sarebbe molto grave: la presenza di individui sospetti tra le nuove adesioni: “Leggo cognomi come Zagaria che mi auguro non siano parenti dei noti camorristi del clan dei Casalesi. Non voglio passare per razzista né ho strumenti per sapere chi sono questi neo-iscritti ma i sospetti restano. Il mio timore è che qualcuno possa aver aperto loro la porta, per questo ho informato il segretario Angelino Alfano e sono in attesa di una risposta”.
GLI ALTRI CASI IN EMILIA ROMAGNA– Scendendo verso Rimini, Gioenzo Renzi, ex consigliere regionale, ex Alleanza nazionale ed ex candidato sindaco sconfitto alle elezioni di maggio, denuncia “iscrizioni triplicate” in provincia: da 901 del 2010 a 2.386 del 2011 in un mese. “Non solo – spiega Renzi – dei 901, ben 338 non hanno rinnovato ala tessera. Gli iscritti ex novo, cioè mai visti prima, nel 2011 sono stati 1.823”. Renzi porta dei casi emblematici dai centri della Riviera: “A Bellaria si è passati da 69 a 220, ma di quei 69, 33 non hanno rinnovato. Dunque – conclude l’ex candidato sindaco – ci sono 187 iscritti ex novo. Stesso discorso a Riccione”.
L’accusa al gruppo dirigente provinciale, guidato da Marco Lombardi, è molto pesante: “Mi sembra che a molta gente quello che interessa siano i pacchetti delle tessere, non il dibattito interno. Noi non siamo andati a destra e a manca a cercare gente che magari si vede solo un giorno al congresso. Oggi – prosegue Renzi – non è individuabile nemmeno chi fa le tessere: una volta invece servivano due persone per presentarlo”.
Anche a Bologna non è mancata qualche ombra sul tesseramento, segnalata dal vice-coordinatore cittadino e consigliere regionale, Galeazzo Bignami. Proprio per questo sono partite le buste, iscritto per iscritto. “Si tratta di qualche decina di imprecisioni su un totale di 2.800 iscritti regolari – spiega – sarei sorpreso se gli errori superassero l’1 %”. Per sgombrare il campo dai sospetti il consigliere regionale ha preferito quindi verificare le iscrizioni del capoluogo una a una, facendo inviare ai tesserati una lettera di conferma. “Li abbiamo contattati per essere sicuri che non ci fossero irregolarità, e nel momento in cui abbiamo individuato tessere-fantasma non rivendicate, l’abbiamo segnalato a Roma”.
GIOVANARDI SCEGLIE IL PLURINDAGATO VERDINI – Ma chi è l’uomo che dovrebbe salvare il Pdl a Modena, ma non solo? Si chiama Denis Verdini, banchiere e politico di lungo corso, fra i forzisti considerati fedelissimi di Silvio Berlusconi. Artefice della fusione tra Forza Italia e Alleanza nazionale nel Pdl, è rimasto in sella nonostante gli scandali che lo hanno coinvolto. l commissariamento e l’incarico a Verdini sono stato decisi in accordo con l’avversario numero uno della Bartolini il senatore Carlo Giovanardi.
“Dopo aver parlato con il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano, abbiamo convenuto che la cosa piu’ opportuna per Modena, per troncare finalmente ogni polverone e speculazione sul tesseramento al Pdl, sia la nomina di un commissario – ha spiegato Giovanardi – che sia in grado rapidamente di fare e garantire la celebrazione del congresso il prima possibile”.
LE VARIE INCHIESTE SU VERDINI– Originario di Fivizzano, ai tempi in cui Bondi era sindaco comunista, militava nelle fila del Partito Repubblicano. Con la vittoria di Berlusconi è saltato sul carro di Forza Italia per non scendervi più. Economista uscito dall’università Luiss di Roma, considera il conflitto d’interesse un non-problema. Editore del Giornale della Toscana e socio al 15% della società editrice de Il Foglio, nel 1997 sostenne Giuliano Ferrara nella campagna elettorale del Mugello che portò all’elezione dell’ex Pm Antonio Di Pietro. Per anni presidente e consigliere del Cda del Credito Cooperativo fiorentino, si è dimesso solo nel luglio 2010 a causa dell’inchiesta sulla cricca che lo vede indagato per corruzione e violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Mentre l’istituto cooperativo veniva commissariato, la Banca d’Italia contestò a Verdini un conflitto d’interessi da 60 milioni di euro.
La Procura di Firenze accusa il forzista toscano e Marcello Dell’Utri, i vertici della Btp di Riccarco Fusi e l’intero cda del Credito cooperativo fiorentino di finanziamenti e crediti milionari concessi senza le garanzie. Ma i guai per il berlusconiano d’acciaio non sono finiti: oltre all’iscrizione sul registro degli indagati per concorso in corruzione circa gli appalti del G8 alla Maddalena, in primavera è coinvolto nell’inchiesta romana sulla cosiddetta P3 che porta all’arresto del faccendiere piduista Flavio Carboni e vede indagato il governatore Pdl della Sardegna Ugo Cappellacci per appalti nel settore eolico. Fra l’altro nel settembre 2009 a casa di Verdini si sarebbe svolto un incontro con Carboni, Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo e il capo degli ispettori Arcibaldo Miller e Raffaele Lombardi.
Una loggia che secondo i Pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli avrebbe esercitato pressioni per indurre la Corte costituzionale ad approvare il Lodo Schifani sull’immunità delle alte cariche dello Stato poi bocciato per palese incostituzionalità.
Insomma, a quanto pare in casa Pdl poco è cambiato, anche con la designazione voluta dall’alto caduta sull’ex Guardasigilli Angelino Alfano. In Italia tutto è reso una farsa: dalle elezioni, ai referendum, fino alle votazioni interne ai partiti stessi. Si veda le primarie interne al Partito democratico e i tesseramenti e i commissariamenti nel Pdl.

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