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Paradosso Napoli: degenti muoiono su una barella d’ospedale, ma è prima in Italia per cura ai cani

Data ultima modifica: 18 Aprile 2015

E’ IL SORPRENDENTE RISULTATO DEL IV rapporto nazionale «Animali in città» di Legambiente. NESSUN’ALTRA CITTA’ RAGGIUNGE PUNTEGGIO OTTIMO
La Sanità campana, si sa, è al collasso. Specie nelle sovrappopolate Napoli e provincia. Tanti Ospedali sono privi di sufficienti posti letto e non pochi sono i casi di degenti morti su una barella nei corridoi. Ma la città partenopea vive un paradosso: è prima in Italia per efficienza nella cura dei cani. Già. Pazienti trattati come cani e cani come pazienti. Il quadro generale del nostro Paese che emerge dal IV rapporto nazionale «Animali in città» di Legambiente – ottenuto avvalendosi della collaborazioni di numerosi enti istituzionali (Comuni, Usl, ecc.) – è comunque sconfortante.

NAPOLI UNICA CHE HA OTTENUTO UN PUNTEGGIO OTTIMO – Per conoscere la situazione, Legambiente ha inviato uno specifico questionario agli enti interessati. Mediante le risposte ottenute, ha poi formulato una «pagella» e i punteggi mostrano la scarsità dei servizi di qualità offerti ai quattro zampe e la carenza di informazioni destinate ai due zampe (noi).
Solo il 35% delle città del campione raggiunge un punteggio sufficiente (30 punti su 100), il 3,5% (Modena, Ferrara e Verona) raggiunge una performance buona e il 2,5% ottiene una performance ottima (Terni e Prato), mentre il restante 59% raccoglie punteggi decisamente insufficienti. Tra le Aziende sanitarie raggiungono una performance «sufficiente» 22 aziende su 74, pari al 30% del campione, mentre solo una raggiunge la performance «ottima», e sapete quale è? Napoli 1 Centro.
LE PRINCIPALI CRITICITA’ – Il più grave dei problemi rimane quello dei cani vaganti e della gestione dei canili con relative adozioni, giudicata «fallimentare» e anche qui ci sono diversità enormi. Deve invece preoccupare tutti il fatto che solo due terzi dei comuni dichiari di sapere quante e quali siano le strutture autorizzate. Pessimi poi i dati sulla biodiversità e quindi sulla conoscenza degli animali selvatici che con l’uomo interagiscono. Qui è notte fonda.
LO SCOPO DEL RAPPORTO – «Con questo documento» dichiara la direttrice generale di Legambiente Rossella Muroni «vorremmo dare un concreto contributo alla crescita della corretta gestione dei milioni di amici a quattro zampe e dell’effettivo rispetto del loro benessere. Per far ciò, è evidente che le politiche del settore in Italia devono saper passare da una fase pioneristica, dove solo alcune realtà hanno saputo costruire esperienze positive, ad una in cui tali esperienze diventino patrimonio diffuso e pratica viva in tutto il Paese».
L’immagine (utopistica) di un rapporto che tenga conto delle esigenze umane e del benessere animale, vedrebbe la mancanza di randagismo canino, le anagrafi degli animali funzionanti e comunicanti fra di loro, la sterilizzazione delle colonie feline, gli spazi verdi per chi intende passeggiare con i propri quattro zampe, fino alle finezze quali i sovra o sottopassi per animali feriti o in difficoltà, in molte nazioni già attuati per anfibi, volatili con prole o specie che attraversano strade trafficate.

(Fonte: Il Giornale)

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