Pannella attacca la Bonino: fine tragicomica di un partito che ha cambiato l’Italia

Lo storico leader dei Radicali ha attaccato la sua storica compagna di partito domenica pomeriggio
Sì, lo ammetto. Il Partito radicale è il primo che ho votato, a 18 anni, in occasione delle regionali in Campania, nell’ormai lontano 2000. Ne apprezzavo la coerenza politica, le idee liberali, anticonformiste, riformiste, il mancato inseguimento alla poltrona. Poi le nostre strade si sono divise poco dopo, anche perché sono gradualmente spariti, alleandosi ora a destra ora a sinistra per non sparire. In realtà lo facevano già da qualche anno, con l’arrivo del Bipolarismo. Ma ero appena maggiorenne e la politica non la capivo ancora bene (bei tempi). I Radicali ormai sono un lontano ricordo della politica italiana, qualcosa che appartiene alla storia e soprattutto agli anni ’70. Quando, grazie alle loro battaglie, riuscirono ad introdurre in Italia leggi libertarie quali divorzio, aborto, obiezione di coscienza. Opzioni di scelta che imbarazzavano pure socialisti e comunisti, presi dalle loro solite discussioni interne e che agivano più per conservare i propri consensi che per cambiare davvero l’Italia. Da qualche anno i Radicali stanno concentrando il loro impegno politico soprattutto in favore dei carcerati e dell’eutanasia. Ma ormai in Parlamento sono spariti e gli scioperi della fame e della sete di Marco Pannella appaiono stanche ripetizioni svuotate di efficacia, quasi patetiche. Oltre che sempre più pericolose, avendo superato gli ottant’anni. Se poi i due leader storici litigano pure, allora siamo alla fine tragicomica. In una domenica pomeriggio noiosa senza partite della Serie A, nella quale i monologhi di Pannella appaiono buoni per appisolarsi, Marco ha attaccato Emma Bonino. La quale ha poi controrisposto.

L’ATTACCO FRONTALE – E così accade che una domenica pomeriggio come tante a Radio Radicale, Pannella non ascolti più le rare parole di Massimo Bordin e dica a Emma tutto quello che gli fa scoppiare il cuore. Dov’è Emma? Che fa Emma? Dove sono le sue battaglie per i diritti umani davanti alle Nazioni Unite? «Sono molto franco. Non ritengo che Emma Bonino stia combattendo questa nostra battaglia». Emma non c’è. Emma non si fa vedere a via di Torre Argentina da troppo tempo. Emma di fatto così è fuori dal partito, fuori dai Radicali. Pannella non lo dice, ma lo suggerisce come un dato di fatto. Se non ci sei, se non stai qui, se non combatti allora non sei più dei nostri.
Marco come sempre va a ruota libera, salta da Est a Ovest, qui e là, evoca, allude, e si capisce che si è sentito usato, come un tram, come un taxi, e c’è una nota di rimprovero, di ingratitudine, di delusione. «Lei è stata oggetto della nostra campagna di valorizzazione». Il partito ha sempre puntato sulla Bonino. «Emma for president» è una scommessa di Marco. Sono passati più di 15 anni e lei è ancora la punta da lanciare. «È stata inserita, grazie a un intervento di Napolitano, nel governo Letta come ministro degli Esteri e poi si è fatta cacciar fuori senza nemmeno un lamento. Forse un tantino con la scelta di Giorgio Napolitano c’entravo pure io». Poi in finale la botta più forte. «Emma ha contatti con tutto il mondo, tranne che con noi. Il suo problema è continuare a far parte del jet-set internazionale».
NON LA RISPARMIA NONOSTANTE IL TUMORE – Marco non concepisce che Emma non sia ogni giorno sul fronte. Ha empatia per il tumore di Emma, ma neppure questo basta. «Io di tumori ne ho due. Uno è al fegato che, secondo l’ultima Tac sembra battuto. E poi c’è l’altro cancro, quello uguale a quello di Emma, al polmone». Non è cinismo, è che Marco non riesce a pensare che ci si possa fermare. E poi sente che i Radicali da tempo, e senza far rumore, sono divisi. Pannella si muoverà sempre per carattere e vocazione in direzione ostinata e contraria, ma altri pensano che il partito non può stare sempre solo e ramingo. L’ultimo figlio che si sta ribellando è Cappato, che forse spera nella benedizione di Emma. Ma Emma semplicemente preferisce non andare al partito. Non benedice nessuno, non contro Marco. È che forse a un certo punto fai due conti e scopri che c’è qualcosa che ti divide. «Durante tutta la mia carriera politica mi sono sentita ripetere a più riprese: Emma, tu sei una figura molto amata in questo Paese, un giorno o l’altro ti faranno un monumento. Avrei preferito essere amata di meno e votata di più».
LA CONTROREPLICA – La leader radicale inizialmente aveva preferito non replicare al suo storico alter ego di partito (“è stata una giornata molto complicata, preferisco non dire niente”) ma poi ci ha ripensato ed è passata al contrattacco: “Il libro che non avrei fatto uscire? Chiedete a Pannella”, e ancora: “Ma siete scemi? Io sono iscritta a quel partito a 2.500 euro al mese”. Avete capito bene: “Duemilacinquecento euro al mese”.
IL PRECEDENTE – Ma non è la prima volta che i due litigano. Come quando due anni e mezzo fa ha smesso di bere per ricordare al mondo l’illegalità delle carceri italiane. Emma quella volta era davvero preoccupata: «Marco stai superando i limiti». E allora si sono messi a discutere: la politica devi sentirla sul corpo. È fame e sete e bisogna rischiare anche la vita. Emma come al solito risponde: «Il non violento non è un fachiro». Solo che quella volta aveva le lacrime agli occhi e nella risposta di Marco c’è tutto il rancore di adesso. «Emma è preoccupata? Per preoccuparsi di meno bisogna occuparsi di più».

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3 Risposte a “Pannella attacca la Bonino: fine tragicomica di un partito che ha cambiato l’Italia”

  1. il partito che ha cambiato l'italia?? sono stati gli italiani,con un minimo di buon senso,a sbarazzarsi di questi personaggi.

  2. la mattina sento spesso Radio Radicale per la rassegna stampa.. e quindi l'altro giorno ho sentito anche citare questo articolo. MI spiace perché ho stima della Bonino e continuo ad averla, penso intanto che Pannella sia diventato un egocentrico che vuole far tacere tutti e cos' ha anche allontanato (secondo me) possibili simpatizzanti; in secondo luogo una persona è una persona e una malattia incide eccome, se lui vuol fare il supereroe lo faccia ma rispetti pure la sensibilità di chi gli è stato accanto per tanti anni..ciao

  3. Leader tossici di un partito i cui parlamentari andavano in galera a sincerarsi delle condizioni di 4 stupratori rumeni ma non a trovare la vittima italiana. 

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