OSPEDALI DI SABBIA

Il complesso ospedaliero “San Giovanni di Dio” di Agrigento, inaugurato solo cinque anni fa dopo 20 anni di lavori costati oltre 38 milioni di euro, è stato oggetto di un provvedimento di sequestro cautelativo da parte dei militari della Guardia di Finanza (emesso dal Gip Alberto Davico, che ha accolto la richiesta del procuratore della Repubblica), date le gravi carenze strutturali degli edifici che lo costituiscono, tali da esporre a gravissimo rischio sismico l’intero manufatto. Dovrà pertanto essere sgomberato in un mese, tempo nel quale dovranno essere adottati anche provvedimenti a tutela dell’incolumità del personale sanitario e amministrativo e dei degenti, compreso lo sgombero dell’intera struttura.

Già il 5 marzo scorso, la procura di Agrigento iscrisse 22 persone, fra tecnici, funzionari, manager dell’azienda ospedaliera, progettisti ed imprenditori, nel registro degli indagati per l’inchiesta sulla qualità dei materiali usati per la costruzione del nuovo complesso ospedaliero di contrada Consolida ad Agrigento. Tra i reati ipotizzati l’associazione per delinquere, l’abuso di ufficio, l’omissione di atti di ufficio, il favoreggiamento e la truffa; indagine simile a quella che aveva già riguardato il cemento utilizzato per la costruzione di un padiglione dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta.
Le prove tecniche, i cosiddetti “carotaggi”, realizzate in ogni punto dell’Ospedale “San Giovanni di Dio” avrebbero evidenziato, in particolar modo, che il calcestruzzo utilizzato era “depotenziato” cioè con un’alta percentuale di sabbia e dunque fin dai primi sondaggi non è mai stato escluso un alto rischio di crolli. Il perito Attilio Masnata, nominato dalla Procura già alla prima tranche di rilievi, presentò una relazione tecnica preoccupante: secondo il perito l’ospedale non poteva essere collaudato e doveva, dunque, essere dichiarato inagibile. Fin dalle battute iniziali dell’inchiesta, dopo i primi rilievi tecnici, la guardia di finanza di Agrigento e la procura si erano detti in attesa degli esiti delle perizie per valutare l’opportunità o meno di un sequestro della struttura.
Quel crocevia malavitoso formato da criminalità organizzata, imprenditoria, politica e forze dell’ordine corrotte, che si è radicato in quasi tutte le regioni d’Italia, ha partorito pertanto un altro “mostro”, questa volta in Sicilia (regione fra tutte forse più soggetta e subordinata a tale fenomeno negativo). Un misto nocivo formato da persone senza scrupoli, che per guadagnare ingordamente e non accontentarsi dei propri magri stipendi da impiegati statali, speculano sui lavori pubblici, anche quelli che riguardano opere dalle funzioni più delicate, che in teoria dovrebbero dare sicurezza, cura, istruzione, viabilità ai cittadini, come scuole, abitazioni, ospedali, strade. Cittadini che ironia della sorte, pagano con i propri contributi quelle opere che poi potrebbero trasformarsi in loro tombe, poiché non costruite in modo adeguato.
Sentiremo parlare (in realtà già sta è avvenuto abbondantemente in passato) di molti casi come quello dell’Ospedale di Agrigento, poiché stanno venendo a galla tutte le magagne fatte in passato, soprattutto tra gli anni ’70 ed inizio anni ’90, per opera di personaggi senza scrupoli che sono restati e resteranno impuniti: città che si allagano dopo un paio di giorni di pioggia; strade extraurbane o ponti che si spaccano; case che vengono giù per un terremoto “ordinario”; scuole e ospedali a rischio crollo e d’inagibilità; mari, fiumi, laghi, campagne e quanto altro, inquinati dai veleni industriali; ecc. ecc.
Dio ce ne scampi.
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