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Chi è Ghebreyesus, direttore dell’Oms legato alla Cina

Da quando è esplosa la Pandemia (vera o presunta), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (meglio nota con l’acronimo OMS) è finita sotto i riflettori. Con il Presidente americano Donald Trump che ha deciso di sottrargli i finanziamenti, facendo diventare così la Fondazione di Bill Gates la prima finanziatrice (prima erano appunto gli Stati Uniti).

The Donald accusa infatti l’Oms di aver trattato con poca obiettività i dati sul coronavirus che provenivano dalla Cina lo scorso gennaio. E quindi di aver favorito il propagarsi del virus.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Wall Street Journal che, come Trump, ha accusato il direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, di avere favorito la Cina. E, di riflesso, avere ritardato l’intervento degli altri paesi del mondo per contenere il contagio.

Solo il 10 febbraio, sostiene il prestigioso giornale americano, dopo settimane di studi in loco, i responsabili dell’Oms hanno infatti iniziato a considerare un fattore determinante la diffusione da uomo a uomo anche tra asintomatici. Mentre sull’uso delle protezioni il cambio di rotta è avvenuto solo il 4 aprile.

In effetti, se si guarda la biografia di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore dell’Oms, si nota una certa vicinanza proprio alla Cina. Eccola di .

Chi è direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus

Tedros Adhanom Ghebreyesus chi è

Come riporta Il Fatto quotidiano, l’attuale direttore dell’Oms è nato ad Asmara, Eritrea. Discreta carriera accademica: Laureato in Biologia, Master in Immunologia delle malattie infettive conseguita alla London School of Hygiene & Tropical Medicine, nonché un dottorato in Community Health all’università di Nottingham.

Fa altresì parte di vari diversi enti internazionali di scienza e medicina.

Importante la sua carriera politica: membro del Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF), che confluì nel Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope, si ritrovò nel governo di Meles Zenawi. Che prese il potere e vi rimase fino al 2012.

Fu in quegli anni che Ghebreyesus divenne dapprima consulente per la sanità pubblica, poi nel 2001 capo dell’ufficio sanitario regionale del Tigray. Poi nel 2003 viceministro della salute e infine ministro della salute nel 2005.

Sotto le sue direttive si registrarono notevoli riduzioni di aids e meningite e progressi nella pianificazione familiare. Promosse l’informatizzazione del sistema sanitario, la formazione di 30mila sanitari e la costruzione di 4mila centri di salute in tre anni.

Tuttavia, faceva parte di un governo violento e illiberale. Che vinse con brogli elettorali, incarcerò oppositori e giornalisti, represse le proteste nel sangue.

Quando il premier Zenawi morì, il potere passò al suo vice, Haile Mariam Desalegn. Che nominò Ghebreyesus ministro degli esteri. Carica che mantenne per 4 anni. Ma mentre l’Etiopia cresceva di prestigio a livello internazionale, al suo interno soffocava con violenza le proteste delle componenti maggioritarie del paese: gli Oromo e Amara.

Le ombre sul direttore Oms Ghebreyesus

Tedros Adhanom Ghebreyesus chi è

Terminato il suo incarico di governo, Ghebreyesus si è poi candidato alla guida dell’Oms. Tuttavia, la sua candidatura fu inficiata dal fatto che Tedros avrebbe tenuto nascoste tre presunte epidemie di colera. Liquidate, è proprio il caso di dirlo, come “diarree acute”. Secondo l’accusa, per non far perdere prestigio al paese, che in quegli anni cresceva nel Turismo. Ma Ghebreyesus parlò di boicottaggio.

Pochi mesi dopo, il primo vero scandalo: Ghebreyesus nominò ambasciatore di buona volontà per l’OMS un certo Robert Mugabe. Il tiranno dello Zimbabwe.

Dopo quattro giorni di feroci polemiche (Lancet lo definì, con un gioco di parole, “dittatore generale”), Ghebreyesus annullò la nomina. Stranamente però, quando Tedros fu scelto come candidato, il presidente di turno dell’Unione Africana era proprio Mugabe.

I collegamenti tra Oms e Cina

oms cina

Ma non solo Mugabe. Veniamo ai collegamenti tra Cina e Ghebreyesus. Prima di lui, l’Oms è stata guidata per un decennio dalla cinese Margaret Chan. Inoltre, sono strettissimi i rapporti che legano la Cina all’Etiopia, sede dell’Unione Africana e dove egli ha avuto una brillante carriera politica.

Circa metà del debito estero etiope è nei confronti della Cina, che giusto un anno fa accettava di rinegoziarne i termini con il nuovo premier: il nobel per la pace Abiy Ahmed.

Fra gli enormi investimenti cinesi in Etiopia, spiccano la costruzione della ferrovia Addis-Gibuti, un’opera da 4 miliardi di dollari con un enorme interesse strategico (a Gibuti si trova la prima base navale militare cinese in Africa) e la compartecipazione cinese nella tanto discussa maxi diga sul Nilo.

Secondo l’agenzia Xinhua, sono 400 i progetti d’investimento cinesi già operativi nel paese, per oltre 4 miliardi di dollari. L’Etiopia è anche fra i partner chiave nella Belt and road Initiative.

Inoltre, Pechino vuole costruire in Etiopia un nuovo centro da 80 milioni di dollari per l’Africa Centers for Desease Control and Prevention. E già per questo, Trump aveva minacciato di sottrarre finanziamenti all’Organizzazione mondiale per la sanità. In quanto paventava un pericolo spionaggio dei cinesi sugli africani.

E non è un caso che nel gennaio 2018, le Monde denunciò che i sistemi informatici del nuovo palazzo dell’Unione Africana, dono della Cina, erano stati configurati con una backdoor che passava informazioni a server cinesi.

Lo scorso 15 gennaio, la compagnia aerea statale Ethiopian Airlines, fra le poche ad aver mantenuto voli con la Cina, ha annunciato la costruzione di un nuovo aeroporto della capacità di 100 milioni di passeggeri. Il progetto, nel cassetto da anni, prevede investimenti per 5 miliardi di dollari, che non si sa chi da chi verranno.

Intanto il patron di Alibaba Jack Ma ha annunciato la donazione di dispositivi di protezione integrale a tutto il continente africano, proprio tramite Ethiopian. Il premier Ahmed provvederà alla distribuzione agli altri Paesi. Arrivato a fine marzo un primo lotto da 108 tonnellate di kit, mascherine e tute protettive.

Qui ho parlato di come la Cina si sta comprando l’Africa.

Tutte coincidenze? Ormai coincidenza è il sostantivo più utilizzato per liquidare ogni nuovo intreccio che emerge.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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