La brutta fine di Mediaset: tra programmi riciclati, copiati e serie turche

La brutta fine di Mediaset: tra programmi riciclati, copiati e serie turche

Il palinsesto Mediaset è sempre più povero, poggiante su programmi poco o per nulla innovativi.

Non deve passarsela molto bene Mediaset, azienda televisiva che da quarant’anni si contende il primato con la Rai. Oggi entrambe non se la passano benissimo, messe in crisi dalle piattaforme streaming, moderne e accattivanti per i giovani.

Se dei soliti mali della Rai abbiamo parlato spesso, qui affrontiamo i mali del Biscione, la cui parabola discendente è iniziata dopo il flop relativo all’acquisizione dei diritti esclusivi di trasmissione dela Champions League. Quando Mediaset più di 10 fa si dissanguò per assicurarseli, per poi non ottenere il riscontro che sperava.

In pratica, confidava nel fatto che molti utenti lasciassero Sky per approdare all’allora servizio on demand Mediaset Premium, ma la cosa non avvenne. Lasciando così alle reti della famiglia Berlusconi un grosso buco.

Poi sono arrivate le piattaforme streaming prima – Netflix e Prime Video in testa – e la crisi degli introiti pubblicitari dovuti alla Pandemia poi a dare la mazzata finale.

Il risultato è quello che vediamo oggi e che sintetizziamo di seguito.

Mediaset e il palinsesto sempre più povero

L’azienda milanese sta letteralmente raschiando il fondo del barile. E così ha riportato alla luce programmi vecchi come La Pupa e il Secchione (alla faccia della svolta anti-tresh di Piersilvio Berlusconi) e andando addirittura più indietro con La ruota della fortuna.

Cosa dire poi dei programmi scopiazzati dalla Rai. Su tutti, l’esempio più clamoroso è quello delle trasmissioni a meta canoro presentati da Jerry Scotti, che somigliano in modo imbarazzante a quelli condotti da Antonella Clerici. Neppure proposti furbamente con un po’ di distanza da quelli originali, rendendo la puzza di plagio ben più evidente.

Cosa dire poi dello smembramento della redazione sportiva, con diversi giornalisti che ormai da anni sono stati dirottati in altri settori, come l’attualità, la politica o la cronaca nera.

Rete 4 poi sembra la versione di destra di Raitre, con programmi populisti e ruffiani che dipingono un quadro tragico dei problemi italiani, fomentando stereotipi che fanno presa sul pubblico più disattento e meno acculturato. Il quale utilizza proprio la televisione per informarsi, finendo per impaurirlo volutamente. Tutto a favore di un ritorno in termini elettorali, che di fatto da anni produce ottimi risultati (vedi chi c’è al governo).

Da tempo poi non vengono lanciati presentatori giovani. Il giro dei presentatori principali è sempre il solito: Maria De Filippi, Jerry Scotti, Paolo Bonolis, di recente si rivede di nuovo Enrico Papi che si sforza di passare per giovincello (quando ormai è un 58enne). Mentre sta lusingando Michelle Hunziker di essere la nuova Raffaella Carrà.

Tra California e Adana

Infine, come non citare la jurassica soap Beautiful, che poggia ancora sul triangolo amoroso Brooke-Ridge-Taylor. E gli antagonisti di sempre, in primis la malefica Sheila Carter.

La novità sarebbero le tante serie turche propinate al pubblico, forse acquistate pure a basso costo. Su tutte, spicca Terra amara, ambientata in una Turchia anni ’70-’80, ancora semi-feudale, soprattutto nelle aree periferiche. Dove i latifondisti ancora dispongono della vita e della morte dei loro dipendenti, sudditi più che altro. In questo scenario, nella più classica delle dinamiche a mo’ di sceneggiata napoletana “Isso, essa e o’ malamente”, si muovono le vite di Zuleya e Yılmaz, il cui amore è osteggiato da Demir. Una dinamica che ricorda anche un classico romanzo manzoniano: I promessi sposi.

E se gli eredi del Cavaliere decideranno un domani di vendere i gioielli di famiglia, Mediaset non sarà risparmiata. Del resto, le grandi famiglie imprenditoriali italiane sono tutte in ritirata, come la demolizione controllata di questo paese esige.

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