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A Matera le donne non possono abortire: l’assurda situazione sanitaria nella Capitale europea della cultura 2019

Matera capitale della cultura 2019. Venerata per i suoi “sassi”, che le danno un tocco presepiale e primordiale. Al punto da essere spesso utilizzata come palcoscenico naturale cinematografico. L’esempio più lampante è The passion, di Mel Gibson.

Peccato però che a Matera di primordiale ci sia anche altro, come il fatto che le donne non possano abortire. Una grave situazione sanitaria che sa d’Italia precedente agli anni ’70. Quella ipocrita, bigotta, che si girava dall’altra parte. E che i Radicali con le loro battaglie hanno smosso nelle fondamenta a colpi di Referendum (si pensi alla legge sul divorzio ed appunto, all’aborto). Per poi fare la fine dell’ultimo trentennio, a chiedere poltrone a destra e a sinistra. Ma questa è un’altra storia.

Andando contro alla nomenclatura politica che dal dopoguerra ha governato il nostro paese. La Democrazia cristiana in testa, certo, ma appoggiata dalla finta opposizione comunista e missina, bigotta a sua volta. E mettiamoci pure i socialisti, visto che la chiusura delle Case chiuse, in nome dell’emancipazione femminile ma che di fatto ha costretto tante donne a “battere” in strade secondarie alla mercé di delinquenti e sfruttatori, alimentando anche un commercio internazionale, porta la firma di una di loro: Lina Merlin.

Ma torniamo a Matera e vediamo perché le donne non possono abortire.

Perché a Matera non si può abortire

come abortire a matera

Come racconta Eliana Cocca su Il fatto quotidiano, abortire a Matera è diventato impossibile perché l’unico medico non obiettore presente presso il consultorio della Azienda Sanitaria locale di Matera (Asm, fusione di due Asl del territorio) non è più disponibile. Alle donne gravide viene così detto di spostarsi nella provincia di Potenza, anche solo per l’aborto farmacologico tramite pillola RU-486.

A denunciarlo è il CollettivodonneMatera, il quale ribadisce che deve essere riconosciuto un diritto previsto dalla legge 194 del 1978 e di fare in modo che ogni donna possa ricevere assistenza e accompagnamento sul proprio territorio. La suddetta legge non sancisce solo il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, ma si impegna (a livello statale e locale) per promuovere e sviluppare i servizi socio-sanitari legati alla pianificazione familiare e quindi anche all’Ivg.

Due violazioni della legge in un colpo solo quel che si sta verificando a Matera, come commenta Alessia Araneo, coordinatrice della sezione lucana della Consulta di Bioetica Onlus.

Come abortire a Matera

matera foto

Dunque, cosa devono fare le donne di Matera che vogliono abortire? Come detto, sono costrette a recarsi in provincia di Potenza, anche solo per la somministrazione della pillola RU-486. Il che rischia anche di alimentare la vecchia pratica, molto pericolosa, dell’aborto fai-da-te. Poiché le donne possono non avere i mezzi per spostarsi o vorrebbero maggiore assistenza in questo delicato percorso, già psicologicamente, oltre che fisicamente, provante.

Occorrerebbe a mio avviso anche risolvere la questione dell‘obiezione di coscienza tra i medici, perché siamo in uno stato laico e la loro professione li obbliga a praticare l’aborto. Altrimenti, cambino mestiere!

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

Una risposta a “A Matera le donne non possono abortire: l’assurda situazione sanitaria nella Capitale europea della cultura 2019”

  1. Bisogna IMMEDIATAMENTE assumere/destinare un nuovo medico NON OBIETTORE DI COSCIENZA in Ospedale di Matera, onde evitare qualsiasi contrattempo di burocrazia e/o di tempo, causa spostamento in altro territorio, che le porti a non poter interrompere la gravidanza e dover portarla avanti.
    La mia esperienza personale, che mi ha rovinato la vita :
    decido d’interrompere una gravidanza indesiderata, da abuso di extracomunitario, ma capito nelle grinfie di un medico obiettore di coscienza che mi nega il permesso e da lì comincia il mio calvario.
    tutto ciò nel Policlinico di Bari. Ero sprovveduta e non avevo compreso il perchè del suo diniego e sola a dover gestire la situazione, ricordo sono lo sguardo accusatorio e giudicante di quel “medico” ed il tono fermo delle sue parole.
    Sono convinta che lo “pseudo” medico è un GRANDISSIMO IRRESPONSABILE E BIGOTTO, capace di continuare a perseguire anche solo le idee abortistiche delle donne che capitano sotto le sue grinfie e/per precluderle la possibilità di potersi rifare una vita e famiglia, nonostante le leggi in merito all’aborto e/o parto in anonimato, che attuano la privacy per questioni di questo genere !!!!!!!
    Quindi ogni ASL dovrebbe avere OBBLIGATORIAMENTE nel proprio organico medici coscienziosi sulle problematiche di gravidanze indesiderate, specie nei casi di abusi sessuali !!!!!!

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