Mario Draghi, il tecnico “anomalo” che dovrà salvare una politica che conferma di essere incapace

La voce circolava da tempo e prima o poi in tanti ce lo aspettavamo: Mario Draghi Presidente del consiglio. Un ruolo che ha declinato in un primo momento, dopo gli 8 faticosi anni alla presidenza della Banca centrale europea, successivi a quelli trascorsi nel medesimo ruolo alla Banca d’Italia.

E così, ancora una volta il Presidente della repubblica deve affidarsi ad un tecnico per togliere le castagne dal fuoco. Con la politica italiana che si conferma per l’ennesima volta incapace di gestire le situazioni difficili. Troppo presa dalla propria autoreferenzialità e dalle proprie lotte intestine. Beghe lontane dai problemi reali del Paese.

Il governo Conte è caduto nuovamente per mano di un Matteo. Il primo per mero calcolo elettorale, preferendo crogiolarsi nel suo apice, in una crisi indetta in una calda giornata agostana. Il secondo, per soddisfare il proprio ego ed essere ancora al centro del dibattito politico.

Entrambi però hanno solo fatto del male agli italiani, la cui situazione è stata aggravata economicamente, psicologicamente da una inaspettata pandemia innescata da un nuovo Coronavirus.

Ed ora, Mario Draghi rievoca lo spettro di Mario Monti e non solo per l’omonimia. Soprattutto, perché ci fa subito pensare ad una nuova macelleria sociale. Anche se tra i due qualche differenza c’è, che lascia ben sperare.

Ecco le principali, ma anche cosa potrebbe fare Draghi al governo e con quali partiti.

Le differenze tra Mario Draghi e Mario Monti

mario monti mario draghi foto

Le differenze tra Mario Draghi e Mario Monti le ha ben sottolineate Giulio Sapelli, economista e professore ordinario di Storia Economica all’Università degli Studi di Milano in una intervista per Il giornale. Che ha già dedicato un libro a Mario Monti, dal titolo che è tutto un programma: “L’inverno di Monti”, edito da Guerini e Associati.

Divergenza riguardo il debito pubblico

Per il professor Sapelli

Monti appartiene alla scuola neoclassica tedesca per la quale il debito pubblico è il nemico numero uno (…) Draghi invece è stato alunno di Federico Caffè e ha studiato alla scuola post keynesiana. Alla guida della Bce ha sposato la tesi del debito buono e oggi rappresenta l’espressione più pura del capitalismo americano

Differente rapporto con la Germania

Monti è filotedesco, mentre Draghi filoamericano. Non a caso:

Angela Merkel al di là delle frasi di circostanza, ha preso malissimo la scelta di Mattarella. Ed è ancora più infuriato Jen Weidmann, il capo della Bundesbank, che in questi anni ha provato a contrastare le mosse della Bce (…) Gli Stati Uniti sono preoccupati per i rapporti che l’Ue ha intrapreso con la Cina e così Draghi per loro è l’argine che può mettere fine a questa deriva

Diverso rapporto con la politica

Monti non ha mai avuto una visione strategica e ha sempre disprezzato le parti sociali. Draghi al contrario le ha subito citate, ha capacità politiche di lungo corso e ha mediato tutta la vita perché in fondo è un vero democristiano. Viene della scuola andreottiana ed è stato vicino a Paolo Cirino Pomicino. Sarà molto attento al consenso sociale e penso che possa riuscire a mettere insieme un governo parlamentare con tutti dentro, tranne Fratelli d’Italia. La Lega invece potrebbe approfittarne per entrare nel Ppe.

Mario Draghi, aggiungo io, si mostra agli antipodi o quasi anche del Premier uscente Conte. Dato che lascia raramente interviste, organizza conferenze stampa solo se strettamente necessarie, non è presente sui Social. Anche se pure Giuseppe Conte inizialmente sembrava un timido avvocato di provincia riservato. E poi è stato trasformato dai media e dai social nel personaggio visto da quando è iniziata la Pandemia. Il potere trasformerà pure il riservato Draghi?

Chi appoggerà il governo Draghi?

di maio salvini zingaretti

Occorre innanzitutto verificare se effettivamente Mario Draghi otterrà la fiducia delle Camere. Di sicuro otterrà il beneplacito del Pd, che pur di restare al governo, appoggerebbe pure Lucifero. Quello di Leu, che elettoralmente ha paura di sparire. Quello di Forza Italia, anche perché Berlusconi fu uno dei primi sostenitori di Draghi alla presidenza della Bce nel 2011. E quello dei vari partitini centristi, sempre pronti a salire sul carrozzone dei governi tecnici per stare ancora in sella, tra cui proprio Renzi, che gira e rigira sempre con Pd, Sel e forse Cinquestelle governerebbe.

Già, Cinquestelle in forse. Imbarazzati per l’ennesima giravolta sul da farsi, perché appoggiare Draghi sarebbe l’ennesima giravolta di un Movimento che ha sempre criticato i governi tecnici. Anche se Grillo ha già fatto una apertura sul proprio blog. Tuttavia, potrebbero essere giustificati se effettivamente, come sembra, il governo Draghi non sarà tecnico ma costituito da politici.

Certo per i Cinquestelle significherebbe anche fare un governo con Forza Italia. Il che, dopo Lega, Pd e Renzi, sarebbe la resa finale. Il Movimento è comunque ancora indeciso e forse perderà qualche altro pezzo per strada. Ma ormai davvero è ai minimi termini elettorali. E molti parlamentari sanno bene che a Roma ci tornerebbero solo come turisti.

Detto di Forza Italia, nel centrodestra bisogna capire cosa farà la Lega. E anche qui non è detto che arrivi un No categorico. Ci sono esponenti di peso come Giorgetti che vede di buon auspicio da tempo un governo Draghi. Mentre Salvini parla più politichese di argomenti da valutare di volta in volta.

Secco no invece di Fratelli d’Italia, a cui va dato atto di aver mantenuto in tutti questi anni una unica posizione all’opposizione. Anche perché la Meloni è cresciuta molto elettoralmente e vuole proseguire su quella scia.

E’ quasi certo che il governo Conte si farà perché andare alle urne non conviene a nessuno. Anche in virtù del taglio dei parlamentari, che colpirebbe pesantemente soprattutto proprio chi lo ha voluto: i Cinquestelle. Mentre al duo Salvini-Meloni non conviene andare al governo nel caos attuale legato alla situazione sanitaria causata dal Covid-19. Meglio entrare a Palazzo Chigi a pandemia terminata e con un bell’exploit elettorale.

Cosa farà Draghi al governo?

mario draghi chi è

C’è un’intervista che molti ritengono essere una sorta di manifesto di Mario Draghi Premier. E’ quella rilasciata dall’ex Presidente della Bce al Financial Times, che in realtà è più un editoriale. Scritto a marzo, quando il mostro Covid-19 iniziava a mostrare i denti.

Nello stesso, esortava i Paesi più avanzati, ovviamente quelli europei in primis, a una decisa azione di risposta alle conseguenze economiche della Pandemia. Paragonando la sfida posta dal Covid-19 a quelle di “una guerra” e posto in campo le sue priorità strategiche:

  1. rilancio dell’intervento pubblico degli Stati a sostegno delle economie, della produzione industriale, dei redditi
  2. un aumento delle garanzie bancarie a famiglie e imprese
  3. un abbattimento dei tassi di interesse delle banche centrali a zero per favorire il circuito del credito
  4. una riduzione degli oneri burocratici per l’attività delle imprese
  5. la difesa di presidi fondamentali per la tutela del reddito e dell’occupazione nei sistemi di welfare

Dunque, almeno in teoria, non dovremmo trovarci al governo un tecnico freddo, che non guarda in faccia ai diritti acquisiti pur di rientrare nei conti. In fondo, Draghi ha già dimostrato come presidente della Bce di non credere nell’austerity a tutti i costi, salvando anche la stessa Italia dalle severe istanze tedesche.

Certo, nello stesso editoriale Draghi ha rivisto molte sue posizioni coniugando politica monetaria e necessarie azioni fiscali. Forse il suo quantitative easing è stato troppo eccessivo, avendo come risultato finale un’eccessiva accumulazione debitoria tra gli operatori privati. Senza alcun beneficio per l’economia reale, ma restando nel campo della pericolosa finanza speculativa.

Ma se l’esperienza insegna qualcosa, forse Draghi avrà anche compreso i suoi errori e quanto dichiarato al Financial Times ormai quasi un anno fa, pare dimostrarlo. D’altronde, non ci resta che sperarlo, non abbiamo particolari alternative vista l’incapacità dei politici che ci ritroviamo in parlamento. E che in fondo però abbiamo mandato noi, nella speranza di vedere qualcosa di diverso.

Mario Draghi chi è

Mario Draghi foto

Come riporta Wikipedia, Mario Draghi è nato a Roma il 3 settembre 1947. Perde entrambi i genitori in poco tempo quando aveva solo 15 anni e si prende cura di lui una zia. Formatosi all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza e specializzatosi al MIT di Cambridge, già professore universitario, negli anni novanta diventa alto funzionario del Ministero del tesoro.

Dopo una breve esperienza presso Goldman Sachs, nel 2005 viene nominato Governatore della Banca d’Italia. Ruolo che in automatico lo rende membro del Financial Stability Forum (Financial Stability Board dal 2009), del Consiglio Direttivo e del Consiglio Generale della Banca centrale europea e del Consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali. E’ stato anche Presidente del Financial Stability Forum e del Financial Stability Board, nonché Direttore esecutivo per l’Italia della Banca Mondiale e nella Banca Asiatica di Sviluppo. E’ anche membro del Gruppo dei 30.

Dal 2011 al 2019 è Presidente della Banca centrale europea, nel periodo della crisi greca e di quella italiana. Che misero in serio pericolo la tenuta dell’Eurozona. Uno degli strumenti che hanno contraddistinto il suo mandato è stato il quantitative easing. Per quest’ultima si intende una delle modalità non convenzionale con cui una banca centrale interviene sul sistema finanziario ed economico di uno Stato, per aumentare la moneta a debito in circolazione.

Sia ben chiaro: Mario Draghi è un uomo dell’elite. E il suo passato lo dice in modo eloquente: membro del gruppo Bilderberg, della Commissione Trilaterale, del G30, dell’Aspen Institute, è fedele amico dei Rockefeller e dei Rothschild, parla per nome e per conto della Goldman Sachs, della City of London, di Wall Stret.

Quindi, non aspettiamoci che faccia gli interessi dei meno abbienti o di ciò che rimane della classe media. Andando contro i meccanismi che governano l’Alta finanza. Ed è triste vedere come al suo seguito si siano accodati anche quei partiti che storicamente o nella loro breve esistenza, si erano schierati contro di essi: Leu e M5S. Tuttavia, una certa velatura verso determinati temi sociali nei suoi discorsi si intravede. E ormai ci aggrappiamo anche a quella.

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