Mafalda piange il suo creatore Quino: simbolo di un femminismo che non c’è più

Mafalda piange il suo creatore Quino: simbolo di un femminismo che non c’è più

Mercoledì scorso è morto a 88 anni Joaquin Salvador Lavado, meglio noto col nome d’arte Quino. Fumettista argentino passato alla storia per aver creato il personaggio di Mafalda.

Quino è morto a Mendoza, dove era anche nato. Malgrado fosse malato, continuava a partecipare a mostre e omaggi a lui dedicati.

Di origini spagnole, il soprannome Quino gli fu già conferito dalla famiglia, per distinguerlo dallo zio Joaquin Tejon, pittore e grafico. Il quale lo avviò al mestiere. Pubblicando le sue prime vignette satiriche nel 1954, all’età di 22 anni, sul settimanale ‘Esto Es’. Fu già un successone.

Nel 1962, però, la svolta. Un’azienda di elettrodomestici gli commissiona una striscia a fumetti per una campagna pubblicitaria. Le indicazioni che gli dà sono 2: lo stile deve essere quello di Charlie Brown e la protagonista deve essere una famiglia il cui nome iniziasse per M. Proprio come l’azienda committente: la Mansfield.

Tuttavia, la commissione saltò, ma il settimanale gli fece conservare l’idea. E così nasce il personaggio di Mafalda. Divenuto un simbolo del femminismo di quegli anni e del fermento sociale. Che oggi manca tanto. Ecco i connotati più importanti del personaggio.

Mafalda fumetto caratteristiche

mafalda immagini

Come riporta Agi, Mafalda fu creata con caratteristiche impertinenti. Sempre pronta a contestare ogni ingiustizia, dalla guerra in Vietnam alla minestra per pranzo. A Mafalda si affiancheranno col tempo altri personaggi:

  • Manolito, incarnazione del capitalismo più spietato. Rozzo figlio di un truffaldino droghiere, che finge di regalare caramelle ai compagni per poi pretendere denaro
  • Susanita, indifferente alle ansie geopolitiche dell’amica e animata solo dal sogno di diventare madre
  • Felipe, sognatore e nerd ante litteram, sempre immerso nei suoi fumetti e nelle fantasie che lo vedono vestire i panni di un intrepido cowboy
  • Miguelito, rampollo di una famiglia italiana dalle simpatie fasciste, che nasconde dietro una maschera innocente un temperamento sarcastico e introspettivo.

Il successo investì prima l’America Latina e poi l’Europa. Mafalda viene tradotta persino in Cina e diventa una bandiera per molti ragazzi che vivevano sotto regimi autoritari e vedevano in lei una paladina dei loro sogni di libertà e giustizia. Le dittature non la censuravano, ma cercavano di incanalarla tra le letture destinate agli adulti.

In generale, le strisce di Quino hanno sempre avuto una sensibilità verso il sociale. I suoi protagonisti sono infatti spesso i deboli e gli sconfitti. Ma anche bambini, travet e artisti sfortunati alle prese con le prepotenze di burocrati indifferenti e militari brutali.

Mafalda contro Berlusconi

Nel 2009, anche l’ex Premier Silvio Berlusconi fu attenzionato da Mafalda. Quando a Porta a porta disse che la deputata del centrosinistra Rosy Bindi era «più bella che intelligente». Lei gli rispose: «Evidentemente io sono una donna che non è a sua disposizione».

Quino decise di inviare questo fumetto a LaRepubblica:

mafalda berlusconi

Un impegno sociale che oggi manca. Che adoperava la fantasia dei disegni e non Like o peggio ancora, commenti hating sui Social. Perché l’arte ha sempre sconfitto le brutture del Mondo, la cattiveria di chi cerca di rendere la vita degli altri un incubo. Consente di elevarsi oltre la realtà più triste.

Oggi non solo manca la fantasia, ma anche una diffusa sensibilità verso le problematiche sociali. Non si va oltre le apparenze. Anche il Femminismo si occupa di cose futili, pretestuose. Grida per il solo dovere di farlo, avendo però perso ogni sostanza. E credibilità.

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Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: [email protected] Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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