L’OMEOPATIA NON CONVINCE PIU’, BOCCIATA DA MEDICI E PAZIENTI

L’OMEOPATIA NON CONVINCE PIU’, BOCCIATA DA MEDICI E PAZIENTI

la pratica inventata da Samuel Hahnemann oltre due secoli fa arranca per colpa della mancanza di evidenze scientifiche, e per uno scetticismo di fondo che sta DILAGANDO TRA i pazienti
Nonostante il boom degli ultimi decenni, la nascita di appositi corsi di formazione universitari e il proliferare di botteghe in città, anche l’Omeopatia sembra essere entrata in crisi. Il calo di vendite dei prodotti – per alcuni inutili intrugli, per altri cure vere e proprie – nonché il mai sopito scetticismo della Medicina, stanno sferrando un duro colpo a questa metodologia di cure. In effetti l’assenza di un’evidenza scientifica delle cure è un limite mai superato; in due secoli dalla sua nascita e diffusione, la scienza è riuscita a dimostrare che l’efficacia di tali cure non supera il cosiddetto “effetto placebo”. Ossia il paziente si sente meglio, ma effettivamente non sta meglio. E alla distanza, il dispendio di soldi si fa sentire, specie se inutile e in tempi di crisi come questi.

LA NASCITA – L’omeopatia fondata due anni fa da Hahnemann si basa su un concetto privo di fondamento scientifico: ovvero il principio di similitudine del farmaco, secondo il quale il rimedio migliore per una malattia verrebbe dato dalla sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata. Questa sostanza si chiama “principio omeopatico”, il quale una volta individuato viene somministrato in una quantità fortemente diluita, concetto definito con la parola “potenza” da parte degli omeopati.
LO SCETTICISMO – Le università non offrono più corsi per le scarse richieste, in Norvegia, su oltre 50.000 persone, le visite all’omeopata si attestano su un 1,3 per cento. Il sito Daily Wired ha raccolto la voce di Edzard Ernst, il primo medico al mondo che ha ottenuto una cattedra in medicina alternativa ad Exeter, nel 1993, secondo il quale in Regno Unito s’investe meno dell’1 per cento del bugdet del servizio sanitario nazionale per gli studi sulla medicina alternativa. Con buona pace di chi sosteneva come il Regno Unito fosse la patria dell’omeopatia.
Anche gli omeopati sbagliano con il loro desiderio di dimostrare a tutti i costi, tramite studi scientifici, la veridicità del loro operato. Con tanto di falle difficilmente riempibili.  ”L’ omeopatia è praticamente inutile”, dice Ernst: “mi piacerebbe provare il contrario, dal momento che sono stato prima di tutto un omeopata. Sarebbe bello vincere il premio Nobel dimostrando che anche l’assenza di principi attivi può avere un effetto, ma le evidenze sono chiaramente contro”. L’agopuntura invece si è dimostrata determinante nel ridurre i dolori in certe zone del corpo, così come l’uso di alcune erbe, la cui funzionalità è certificata da 50 studi.
Per Ernst il problema sta nel fatto che un’erba medica viene vista come una medicina alternativa e non come farmaco. Perché sono altri a decidere cosa sia o non sia un farmaco. Il Bupa, British United Provident Association, società privata che si occupa in Regno Unito di assicurazioni sanitarie, ad esempio ha sospeso i rimborsi dei trattamenti omeopatici insieme alla reflessologia ed all’aromaterapia. Il meccanismo per il quale l’assicurazione ha smesso il rimborso era parecchio semplice: dato che un granulo omeopatico oltre la dodicesima diluizione è zucchero, per questo motivo, e per la necessità di evitare multe, le aziende non vendono i loro prodotti come medici e si fanno rimborsare da chi tiene corsi sull’omeopatia. Questo è stato il piano dell’inglese Helios.
LA NORMATIVA ITALIANA –  Il Decreto Balduzzi riordina e regolamenta la registrazione dei prodotti omeopatici presenti sul mercato italiano, situazione in stallo fin dal 1995. Questi prodotti sono diffusi sul mercato grazie ad una deroga del Ministero, deroga che sarebbe scaduta nel 2015. L’Europa ha chiesto dal 2006, grazie al Decreto Legislativo 219, di approntare modifiche alla legge italiana pena la sparizione, a partire proprio dal 2015, di questi farmaci dal mercato.
Ora invece i 30 mila prodotti sul mercato passeranno al vaglio dell’Agenzia Italiana del Farmaco e resteranno sui banconi senza problemi.
Osservando la tabella che raccoglie i dati di mercato dei farmaci in Italia, anno 2011, si nota come in Italia, rispetto all’omeopatia, si spende meno solo in prodotti dimagranti, ad uso erboristico e per l’igiene e la bellezza dei bambini. Si tratta della conferma per la quale i granuli omeopatici sono solo caramelle? Si, caramelle distribuite un po’ ovunque nel mondo, come certificato da Queryonline, che parla di “ospedali omeopatici”, creati da Homeopathy World Community  di Homeopathy without Borders North America i quali, ad esempio ad Haiti, hanno fornito “zucchero” ai pazienti. Costoro sono stati allontanati dai membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e da altre Ong. Quindi costruiscono le loro strutture a fianco a quelle ufficiali.
In Italia funzionerà come in Inghilterra. Dev’essere l’agenzia che regolamenta la produzione e la vendita dei farmaci a decidere se il prodotto omeopatico è un medicinale o meno attraverso le stesse prove e gli stessi controlli dei farmaci tradizionali. Ma come si fa a dimostrare che una diluizione a base di zucchero possa avere degli effetti di tipologia medica? Come fare ad avere la precisione nel dosaggio, cosa che avviene nelle pillole medicinali “ufficiali”? Nel 2007 una commissione parlamentare guidata da Lord Broers chiese ad un rappresentante della società inglese di omeopatia come si poteva distinguere un prodotto paragonato ad un altro.
COSA DICONO LE AZIENDE PRODUTTRICI– Le aziende che offrono prodotti omeopatici possono raccontare una storia diversa. Secondo l’Istat, in Italia i prodotti omeopatici vengono utilizzati da 9 milioni di persone e sono prescritti da oltre 20 mila medici, con una predominanza nell’utilizzo da parte delle donne del nord appartenenti a ceti con un’istruzione più alta. Si sostiene che il mercato si aggiri intorno ai 300 milioni di euro, mentre Omeoimprese parla di 160 milioni, associazione della quale fa parte Guna insieme al marchio Boiron.
Omeoimprese ricorda che il mercato di riferimento è “caratterizzato da una richiesta di prodotti in quantità estremamente ridotte ma altamente diversificata”, con la necessità di fare i conti con numerose formulazioni e presentazioni dello stesso prodotto per “rispondere alle esigenze terapeutiche dei medici per i loro pazienti”. Le aziende, dal canto loro, cercano di rispettare queste formulazioni offrendo un ampio listino, ma non sempre retribuito. Infine l’associazione parla di un’industria che interessa, secondo una rivelazione Doxa, un terzo della popolazione italiana, di una realtà industriale che offre più 1000 posti di lavoro e migliaia di prescrittori.
LA NUOVA TASSA CHE POTREBBE DARE IL COLPO DI GRAZIA – Ma su loro si è abbattuto un nuovo fulmine. Il Ministro della Sanità Balduzzi ha deciso che per i prodotti omeopatici sarà necessario pagare un diritto di registrazione annuale di 1000 euro per farmaco. Omeoimprese, associazione che riunisce le aziende di farmaci omeopatici che rappresentano insieme il 90 per cento del mercato, per un fatturato di 162 milioni di euro, ha definito il balzello “un inspiegabile duro colpo all’omeopatia”, in quanto il fatturato in Italia non supera i 180 milioni di euro, con una presenza sul mercato di 30 mila prodotti, i quali devono fare i conti con 30 milioni di diritto annuale che le aziende dovranno versare a partire dalla registrazione dei medicinali omeopatici.
Insomma, dopo un periodo iniziale di grande entusiasmo, con la diffusione di tanti seguaci forse più hippy che informati, l’Omeopatia comincia ad arrancare e registrare segni di cedimento. In tanti si sono accorti che dopo un iniziale sollievo, alla distanza la patologia torna o comunque non sparisce. Certo bisogna sempre distinguere da patologia a patologia, per alcuni problemi effettivamente funziona. E poi ad incidere su questa disaffezione c’è, manco a dirlo, anche la crisi, che non permette di fare troppi esperimenti ed essere pazienti “alternativi”.
(Fonte: Giornalettismo)  

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