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L’ITALIA SVENDE UNA DONNA E UNA BIMBA KAZAKE PER IL GAS

Data ultima modifica: 15 Luglio 2013

TRATTASI DI MOGLIE E FIGLIA DI 6 ANNI DI Mukhtar Ablyazov, oligarca DISSIDENTE del Kazakistan PERSEGUITATO IN PATRIA. LE DUE SONO STATE PRELEVATE NELLA NOTTE TRA IL 28 E 29 MAGGIO E FATTE RIENTRARE NEL LORO PAESE D’ORIGINE, RISCHIANDO COSI’ LA VITA
La notizia è passata in secondo piano, presi come sono i media dai guai giudiziari di Berlusconi e dai “dirò e farò” del Premier Letta. Nella notte fra il 28 e il 29 maggio la polizia ha arrestato la moglie e la figlia di un importante (anche se controverso) dissidente kazako, Mukhtar Ablyazov, che vivevano momentaneamente in una casa alle porte di Roma. Alma e la figlioletta Alua si trovavano nella villetta della sorella di Alma, Venera, nella zona di Casal Palocco. Un dirigente della polizia ha confermato che il loro incarico era arrestare Ablyazov, dichiarato “latitante” da 4 stati europei. Fatto sta che la donna è stata “parcheggiata” per due giorni in un centro di detenzione per clandestini, per tornare poi a prelevare con l’inganno la bimba di sei anni che era stata affidata a una zia e imbarcare in fretta e furia le due donne su un aereo privato noleggiato dal governo del Kazakhstan e diretto nella capitale Astana. Non è chiaro chi abbia ordinato un’operazione che ha aggirato o resi aleatori i controlli della magistratura che all’inizio è stata indotta ad approvare i provvedimenti di espulsione, che però ex post sono stati censurati dallo stesso Tribunale del riesame di Roma ha riconosciuto «gravi violazioni delle procedure». Si sa però che dietro questa vicenda ci sono i soliti interessi economici, che fanno sì che l’Italia debba sottostare pure a un piccolo Paese come il Kazakistan. E Il Ministero degli interni ha avuto un ruolo centrale nell’operazione.

IL MINISTERO DEGLI INTERNI HA AVUTO UN RUOLO CENTRALE– Se inizialmente il Governo ha tenuto a far sapere che i ministri non sono stati informati della vicenda che, dunque, sarebbe stata gestita esclusivamente a livello di polizia, via via stanno emergendo indiscrezioni secondo le quali il Ministero degli interni sapeva, eccome. La sera del 27 maggio il prefetto Procaccini fu contattato da diplomatici kazaki. Il gabinetto del Ministro Angelino Alfano ha avuto dunque un ruolo centrale nella vicenda, culminata il 31 maggio scorso con l’espulsione dal nostro Paese di Alma Shalabayeva e di sua figlia Alua. E il resto lo hanno fatto i vertici del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, che si sono attivati su richiesta dell’ambasciatore del Kazakistan in Italia, Andrian Yelemessov. L’indagine disposta dal governo e affidata al capo della polizia Alessandro Pansa arriva dunque ai piani alti del Viminale. E dimostra che anche i funzionari di rango della Farnesina furono coinvolti nella procedura, durata appena due giorni, che si concluse con il rimpatrio della moglie del dissidente Mukhtar Ablyazov a bordo di un jet privato pagato proprio dalle autorità kazake. Come è possibile che lo stesso Alfano e la titolare degli Esteri Emma Bonino non siano stati tempestivamente informati? E soprattutto, se davvero hanno saputo che cosa era accaduto soltanto il 31 maggio scorso come continuano a dichiarare, che cosa hanno fatto sino ad ora?
MOVIMENTO 5 STELLE E SEL CHIEDONO LA TESTA DI ALFANO – opo queste dichiarazioni di Palazzo Chigi, il gruppo parlamentare di Sel chiede le dimissioni del ministro dell’Interno Alfano: «Intendiamo presentare una mozione di sfiducia individuale nei suoi confronti». Lo stesso farà il Movimento 5 Stelle che presenterà al Senato una mozione di sfiducia individuale nei confronti di Alfano: «Benissimo la revoca dell’espulsione – afferma il gruppo M5S – ma ora serve far chiarezza su quanto accaduto». Rincara la dose il leader di Sel: «La nota del governo – commenta Nichi Vendola – che riconosce gravi e colpevoli mancanze da parte di apparati dello Stato, in qualunque altro Paese civile, si sarebbe conclusa in ben altro modo: con le dimissioni del ministro dell’Interno. Non ci si può ipocritamente lavare la coscienza con due parolette». E il capogruppo Sel alla Camera, Gennaro Migliore, aggiunge: «La revoca dell’espulsione è una ammissione di colpa che non rende meno grave l’accaduto e accerta l’evidente enormità del provvedimento che sta mettendo a rischio la vita di Alma Shalabayeva e di sua figlia».
GLI INTERESSI SOTTOSTANTIIntanto è bene mettere in fila alcuni dati che meritano di essere conosciuti. Scrive il Sole 24 Ore che “Non è un mistero per nessuno che in tutti gli incontri degli ultimi anni di Berlusconi e poi di Monti con le autorità kazake, il dossier Eni fosse stata la priorità delle priorità per lo sviluppo del giacimento di Kashagan affidato a un consorzio nel quale il gruppo italiano detiene il 20% ma con rapporti molto altalenanti che portarono, cinque anni fa, anche alla temporanea chiusura del cantiere e al conseguente infittirsi dei rapporti di Eni con Gazprom russa e Noc libica”. Il principale quotidiano economico italiano sottolinea anche altro. Ad esempio che “Nell’ultimo Consiglio europeo di fine giugno, il premier Enrico Letta si è presentato in conferenza stampa sorridente per i risultati del vertice sull’occupazione. A un certo punto, Letta ha srotolato davanti ai giornalisti una mappa del nuovo gasdotto transadriatico Tap che consentirà l’afflusso del gas del Caspio dall’Azerbajan in Italia via Albania e Grecia tagliando fuori la Russia.  L’Italia vorrebbe parteciparvi. Così come voleva stare nel Bleu Stream insieme a Putin ed Erdogan e nel Nabucco a firma senza Putin. Ma il problema è che si tratta di progetti alternativi uno all’altro con impegni geostrategici diversi, spesso contraddittori. Sotto questo profilo il “pasticciaccio kazako” potrebbe anche essere un messaggio russo – via Astana – al nuovo giovane leader italiano per ricordargli, ove se lo fosse dimenticato, quanto permeabile e fragile sia tutto il nostro sistema”.
Insomma Letta vuole tenere l’Italia in almeno due scarpe diverse nella micidiale guerra delle pipelines, la rete di oleodotti e gasdotti che possono rendere ricchi sia i paesi produttori sia i paesi dove transitano e che riscuotono le royalties per i diritti di passaggio. Letta ha glorificato il TAP che parte dall’Azerbajian e bypassa la Russia (che non ha gradito).
GLI ALTRI DUE PROGETTI ENERGETICI– L’Italia è ufficialmente impegnata nel South Stream con Turchia, Russia ma anche Francia e Germania (e gli Stati Uniti non gradiscono). Infine c’è il Nabucco, sponsorizzato soprattutto dagli USA che taglia fuori Russia e Iran, sfocia sulla costa mediterranea della Turchia e sul quale gli Stati Uniti vorrebbero far convergere tutti gli interessi. Una guerra in corso da anni e senza esclusione di colpi. Berlusconi ha esposto molto l’Italia nei rapporti con la Russia, Letta vorrebbe riequilibrare la cosa sostenendo il TAP. Nel frattempo l’Italia è stata fortemente ridimensionata dalla nuova spartizione della torta libica dopo la caduta di Gheddafi.
IN KAZAKISTAN C’E’ UNA DITTATURA– Il Kazakistan è un partner privilegiato dell’Italia, o per meglio dire, dell’ENI che vi ha consistenti investimenti. A un favore chiesto dal padre-padrone del Kazakistan l’Italia non se l’è sentita di dire di no ed ha agito in fretta infrangendo regole, leggi e soprattutto etica. Un vicenda vergognosa sulla quale dubitiamo che Letta potrà mettere una pezza.
Ma è bene anche dire che nell’ex Repubblica socialista sovietica c’è una dittatura mascherata. In un nuovo rapporto pubblicato qualche giorno fa, Amnesty International ha accusato il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev, di ingannare la comunita’ internazionale con la promessa non mantenuta di sradicare la tortura e indagare sull’uso della forza letale da parte della polizia. Il rapporto, intitolato “Vecchie abitudini: l’uso regolare della tortura e dei maltrattamenti in Kazakistan’, denuncia come le forze di sicurezza agiscano con impunita’ e come la tortura nei centri di detenzione sia la norma. Il documento di Amnesty International prende le mosse dalla repressione delle proteste di Zhanaozen, nel dicembre 2011, quando almeno 15 persone furono uccise e oltre 100 gravemente ferite dalle forze di sicurezza. Decine di persone vennero arrestate, imprigionate in celle sotterranee e sovraffollate delle stazioni di polizia e torturate. Amnesty International ha sollecitato il presidente Nazarbaev ad autorizzare e facilitare un’inchiesta indipendente internazionale sull’uso della forza letale a Zhanaozen, come raccomandato dall’Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay.
Per il Ministro degli esteri Emma Bonino si è trattato di una “Figura miserabile”. Parole sante. Ne abbiamo fatta un’altra, l’ennesima.

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