Libano, terra vittima degli occidentali tra suicidi e povertà dilagante

Libano, terra vittima degli occidentali tra suicidi e povertà dilagante

Data ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2020

Non c’è pace per il Libano. Terra da decenni dilaniata da sanguinose guerre civili, alimentate dalle vicine Israele e Siria. La quale oggi versa in una crisi economica drammatica.

Per ben 4 secoli parte del vasto Impero Ottomano (1516-1918), fu poi affidato con la dissoluzione di questo come colonia alla Francia tramite un Concordato. Per poi raggiungere l’indipendenza nel 1943.

Negli anni successivi si tennero libere elezioni, che cercavano di tenere stancamente insieme le varie realtà religiose presenti sul territorio. Il Libano scelse anche una posizione neutrale rispetto al conflitto tra Israele e Lega araba, ponendosi come rifugio per milioni di profughi libanesi. Ad oggi sono 500mila.

In quegli anni, il Paese riconobbe anche una discreta crescita economica e infrastrutturale. Grazie alle riforme e la modernizzazione, insieme a un’amministrazione efficiente, che il presidente Fu’ad Shihab tra gli anni cinquanta e sessanta seppe imporre al suo Paese. Il Libano divenne così il centro economico-finanziario, ma anche culturale, dell’intero Medio Oriente. Nonché di scambi commerciali con i principali paesi europei, in particolare Francia e Italia.

Ma evidentemente, l’indipendenza e la prosperità dei paesi mediorientali danno sempre fastidio a qualcuno. E così il Paese cadde nel sanguinario vortice di una lunga guerra civile, durata un quarto di secolo (1975-1990). fomentata dai paesi confinanti bramosi di conquistarne i territori.

Gli anni successivi, che videro anche la nascita della Seconda Repubblica siriana videro comunque tensioni e conflitti a fuoco, dovuti alla occupazione siriana terminata con la Rivoluzione del Cedro del 2005.

Tuttavia, l’anno seguente toccò ad Israele innescare una nuova miccia. Con gli sciiti libanesi conosciuti come Hezbollah, che attaccarono una pattuglia dell’esercito israeliano in perlustrazione nei pressi del villaggio di Zar’it, uccidendo otto soldati e catturandone due.

Il conflitto durò tra luglio ed agosto 2006, a cui pose fine una risoluzione Onu. Ma il Libano restò sempre una polveriera pronta ad esplodere da un momento all’altro. Il paese ha anche partecipato come forza di interposizione tra le due principali fazioni nella guerra della vicina Siria.

I siriani scappati in Libano dalla guerra sono 1,5 milioni. Poco meno di un terzo della popolazione totale (5 milioni di abitanti, su un territorio grande quanto l’Abruzzo)

Ora ci si mette una crisi economica spaventosa.

Libano situazione economica

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Un rapporto di Save the Children dipinge un quadro disarmante sulla situazione economica del Libano.

Solo nell’area della Greater Beirut – 2,2 milioni di abitanti – le persone che non hanno cibo a sufficienza si avvicinano al milione. Di cui la metà bambini.

La classe media libanese – fino a pochi anni fa rinomata per standard di vita equiparabili a quelli dei loro omologhi europei – è praticamente scomparsa. Polverizzatasi insieme ai propri risparmi bancari denominati in lira libanese (spesso i mutui da pagare sono in dollari). Che negli ultimi 8 mesi ha perso l’80% del suo valore.

Dallo scorso ottobre si è passati da un tasso di cambio di 1500 per un dollaro – mantenuto artificialmente dalla Banca centrale – a 8000 sul mercato nero. Stanno così dilagando rapine in farmacie per cercare pannolini e latte in polvere. I dati della polizia parlano anche di un aumento del 50% dei furti d’auto nei primi mesi del 2020 rispetto all’anno precedente. E del 20% per quel che riguarda le rapine in generale.

Lo scorso 20 luglio sono state sequestrate nella regione del Metn 40 tonnellate di pollo scaduto, risalente al 2016-17. La carne rossa è diventata a tutti gli effetti un bene di lusso, addirittura eliminata dal rancio delle Forze armate. Sui siti internet di commercio solidale i libanesi scambiano gioielli e vestiti con passeggini, biberon, culle per bambini.

In Libano c’è il dollaro ma non si vede

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Il problema principale è che il Libano ha un’economia dollarizzata ma i libanesi non hanno più accesso ai dollari da ormai duecento giorni. Da quando cioè sono stati dapprima disposti limiti al loro prelievo e poi vietati del tutto. Sullo sfondo di un default tecnico dichiarato dal governo ad inizio marzo, per via del mancato pagamento di un Eurobond da 1,2 miliardi di euro.

Lo stesso esecutivo guidato dal premier Hassan Diab ha stimato le perdite in circa 70 miliardi di dollari, in un paese che ha uno dei debiti pubblici più alti al mondo.

In valuta “forte” il Libano importa quasi tutto, ed il prezzo dei beni alimentari è cresciuto di oltre due terzi. Decine di attività hanno dovuto chiudere, contribuendo a portare il tasso di disoccupazione al 33%, quello giovanile al 45%.

Le strade sono rimaste al buio, con la metà dei semafori di Beirut (che ricordiamo essere la capitale, figuriamoci le città minori) che hanno smesso di funzionare. Stesso dicasi per gran parte dei lampioni, a causa di una faida (su chi debba essere destinatario degli introiti derivanti dai parchimetri) tra la municipalità della capitale e l’Autorità per la regolamentazione del traffico.

Non a caso, lo scorso giugno sono stati 33 i morti in incidenti stradali, oltre il 120% in più rispetto ad aprile.

Secondo le Nazioni Unite l’1% della popolazione detiene il 25% della ricchezza, e il 20% dei depositi bancari complessivi, nel 2017, era concentrato in circa 1600 conti correnti (circa lo 0,1% del totale dei conti), molti dei quali posseduti dai politici locali. Manca una rete elettrica efficiente, con blackout programmati di circa 12 ore al giorno nel migliore dei casi, ed una rete internet manco a dirlo precaria.

Abbiamo poi detto dei profughi. Che tra palestinesi e siriani hanno raggiunto 2 milioni. Mentre la popolazione locale è di 5 milioni di abitanti. Il tutto, su un territorio non certo particolarmente esteso (più o meno quanto il nostro Abruzzo). I quali vanno dunque ad aggiungersi ai poveri locali.

Coronavirus in Libano situazione

libano covid-19

Ed ovviamente, a tutto ciò, non poteva non aggiungersi il Covid-19. Con un totale di 5mila casi e una media di 200 nuovi casi al giorno.

Come la Palestina, dunque, anche il Libano paga la prepotenza dell’asse israelo-americano. Quanto meno, però, rispetto alla prima, ha ottenuto il riconoscimento di stato indipendente. Ma ciò probabilmente non basta rispetto alle ragioni della storia e del Capitale.

(Ricostruzione storica attinta da Wikipedia)

Esplosione Beirut cause

esplosione beirut foto
EDITORS NOTE: Graphic content / A helicopter puts out a fire at the scene of an explosion at the port of Lebanon’s capital Beirut on August 4, 2020. (Photo by STR / AFP) (Photo by STR/AFP via Getty Images)

Martedì 4 agosto, un’esplosione nel porto libanese nel cuore della capitale Beirut ha causato devastanti vittime umane e distruzione materiale. Oltre 140 persone sono morte all’istante, 80 sono ancora disperse sotto le macerie e oltre 5000 sono rimaste ferite. Più di 300.000 case furono distrutte e molte altre furono danneggiate.

2.750 tonnellate di nitrato di ammonio (AN) (un equivalente di 1.000 tonnellate di TNT) hanno in qualche modo innescato e registrato la più grande esplosione dalla fine della seconda guerra mondiale. Molte teorie, che accusano Israele o Hezbollah o la CIA, stanno circolando a macchia d’olio nella capitale libanese. Dov’è la verità? Cui bono?

Come riporta American Harald Tribune, la Rhosus, una nave battente bandiera moldava stava salpando dalla Georgia al Mozambico trasportando (tra le altre merci) 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio destinato alla Fabrica de Explosives in Mozambico. Questa spedizione è stata pagata dal Banco Internacional De Mozambique.

Si è fermato a Beirut il 20/11/2013 per scaricare macchine agricole ed era previsto che caricasse merci dal Libano alla Giordania in viaggio verso il Mozambico. Un’ispezione ha concluso che la nave era inadatta alla navigazione e le autorità libanesi locali hanno impedito efficacemente alla navigazione del Rhosus. Le autorità portuali libanesi hanno scaricato il carico nel magazzino del porto n. 12 e in seguito hanno confiscato il carico a causa di fatture non pagate dall’armatore.

Il nitrato di ammonio ha molte proprietà, in particolare come componente di miscele esplosive (Mellor, 1922; Elvers 1989, Suslick 1992). Pure AN è molto stabile e dovrebbe soddisfare specifici requisiti di qualità da utilizzare nella produzione di esplosivi industriali. Secondo la European Fertilizer Manufacturers Association, AN è particolarmente difficile da far esplodere e ha davvero bisogno di uno stimolo sostanziale perché ciò avvenga.

Ma deve essere conservato in un’area asciutta, ben ventilata e sigillata. Inoltre, qualsiasi installazione elettrica nell’area di stoccaggio deve essere resistente ai vapori di ammoniaca.

Per oltre sei anni, le 2.750 tonnellate di AN sono rimaste nel magazzino libanese senza alcun piano di trasferimento o rivendita. Inoltre, l’area di stoccaggio scelta è soggetta alle mutevoli condizioni climatiche delle stagioni climatiche libanesi, che includono il caldo soffocante in estate. L’area di stoccaggio era di costruzione metallica senza un’adeguata ventilazione.

L’anno scorso, il capitano Naddaf, che lavora nel porto sotto il servizio di sicurezza nazionale, ha chiamato il suo superiore per informarlo della presenza di un “carico pericoloso nel magazzino n. 12.

Il suo ufficiale superiore, il generale A., ordinò al giovane ufficiale di fornire una relazione scritta e scattare foto del magazzino e dei contenuti. La costruzione del magazzino ha avuto una breccia abbastanza grande per il passaggio di un uomo, il che faciliterebbe l’ingresso o addirittura il furto.

Come è organizzato il porto libanese? È controllato da una specie di mafia locale composta da ufficiali di alto rango, direttori doganali, amministratori e funzionari della sicurezza. Ogni responsabile è stato nominato da un leader politico che offre ai suoi uomini immunità e protezione. Il porto produce immense somme di denaro e le tangenti sono il pane quotidiano di tutti coloro che gestiscono questo “spettacolo”.

Di fronte a tale corruzione, è ora chiaro che le competenze scientifiche su ciò che sta accadendo agli AN immagazzinati e le condizioni in cui ne vengono immagazzinate 2.750 tonnellate contano poco. In realtà, molti ufficiali in questo porto non hanno alcuna competenza per i lavori che svolgono e sono nominati, come abbiamo visto, dal favoritismo e dalle connessioni politiche. Questo è effettivamente il caso del direttore delle dogane e dell’intelligence dell’esercito, generale S., responsabile dei movimenti e dei contenuti del porto.

Quindi, dato tutto ciò, quando si verifica un problema o un disastro, come è successo martedì, sarà ovviamente molto difficile trovare quelli veramente responsabili. Allora come sono sorte le condizioni per questa esplosione di AN?

Il 4 agosto, alle 15:00 ora locale, è stato chiesto a un fabbro di chiudere i buchi nel magazzino per evitare un potenziale contrabbando del contenuto. Il fabbro non è stato informato del contenuto pericoloso del magazzino, né gli è stato detto di prendere le precauzioni necessarie per prevenire la diffusione di particelle metalliche che producono frammenti e possono innescare un incendio.

Stava lavorando a una distanza non superiore a pochi centimetri dalle borse AN che giacevano sul pavimento, da cui fuoriusciva una sostanza chiara. Una volta terminato il lavoro, tra le 16:30 e le 17:00, si è visto del fumo uscire dal magazzino.

I pompieri sono stati chiamati ad affrontare il potenziale incendio. Alle 18:08 si udì la prima esplosione, seguita dalla seconda più di un minuto dopo. Dopo la prima esplosione, un incendio si è acceso all’interno del magazzino.

Il fuoco ha generato più calore, sufficiente per far esplodere l’intero stock di AN e creare un vuoto (pressione negativa). La pressione dell’esplosione ha causato molte vittime e devastanti distruzioni in città.

La domanda deve essere posta: “chi beneficia dell’esplosione?” L’area interessata appartiene principalmente a persone che non sono generalmente amiche di Hezbollah. Pertanto, non sarebbe stato nell’interesse di Israele né in quello degli Stati Uniti bombardare e causare così tanti danni alle proprietà e alle attività delle parti amichevoli. Distruggere questa parte di Beirut per imporre un “nuovo Medio Oriente” o un “nuovo Libano” non ha nemmeno senso, perché la popolazione anti-Hezbollah è attualmente più debole che mai e non è in grado di affrontare Hezbollah. Francia e Stati Uniti non sono in una posizione migliore per influenzare la popolazione.

Le speculazioni su Hezbollah che immagazzina armi nel magazzino 12 sono ridicole e infondate, perché il luogo era costantemente sorvegliato da telecamere controllate dalle stesse forze di sicurezza. Hezbollah certamente non immagazzinerebbe armi in un’area sia ostile che non è sotto il proprio controllo.

Hezbollah, infatti, sta attualmente aspettando il Tribunale speciale per l’assassinio dell’ex primo ministro Rafic Hariri per annunciare il suo verdetto. È così che gli Stati Uniti, per compiacere Israele, stanno cercando di frenare l’influenza di Hezbollah in Libano, ma senza risultati.

In effetti, gli Stati Uniti e Israele hanno provato di tutto in loro potere in Siria, in Iraq e in Libano, ma hanno fallito nei loro tentativi. Gli Stati Uniti stanno imponendo dure sanzioni alla Siria e al Libano (impedendo ai paesi del Golfo e dell’Europa di assistere la grave crisi finanziaria libanese) ma il risultato è lo stesso: Hezbollah non si sottometterà.

Le molte “teorie della cospirazione” non riescono ad allinearsi con i fatti di questo incidente. Ignoranza, incompetenza, favoritismo e burocrazia sono le ragioni della perdita di così tante vite e della distruzione di Beirut, una capitale in cui le persone non hanno imparato a stare insieme.

Questa è un’enorme tragedia nazionale. I libanesi detengono proprietà in molti paesi stranieri, ad ovest e ad est. Questo esprime la mancanza di un senso di appartenenza, perché questo è un paese in cui i politici eletti hanno accumulato e rubato tutta la ricchezza del paese, dove accumulano potere e dove lo trasmettono ai loro figli.

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Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: [email protected] Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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