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LA RIFORMA GELMINI HA CANCELLATO GLI AUTORI MERIDIONALI DEL ‘900 DAI PROGRAMMI PER I LICEI

Data ultima modifica: 22 Marzo 2012

TRA LE VITTIME ILLUSTRI QUASIMODO, SCIASCIA E SILONE. ALTRI COME VERGA E PIRANDELLO SALVATI PERCHE’ CONSIDERATI DELL‘800
E pensare che c’è qualcuno che lotta affinché i figli degli immigrati siano trattati alla pari nelle scuole italiane. Ma dando un’occhiata ai programmi per i licei, occorrerebbe tornare indietro agli anni del dopoguerra e riprendere a battersi nuovamente contro il razzismo anti-meridionale. Per qualcuno sembra forse un’esagerazione, ma se si guarda agli “obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali”, diramati nel 2010 dalla Commissione di esperti nominata dal ministro dell’Istruzione di allora Mariastella Gelmini, si noterà un’autentica epurazione di autori meridionali. Perfino di Salvatore Quasimodo, uno dei padri dell’ermetismo, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959.

CANCELLATI ANCHE SCIASCIA E SILONE– Se sono stati salvati alcuni classici, ma sol perché considerati “a cavallo” tra Ottocento e Novecento – tra cui Pascoli, D’Annunzio, Verga e Pirandello, definiti non eludibili (e ci mancherebbe!) – la sorpresa arriva al XX secolo. Nella lista mancano, oltre al succitato Quasimodo, anche il salernitano Alfonso Gatto, il materano Rocco Scotellaro, il siciliano Leonardo Sciascia, l’abruzzese Ignazio Silone, il potentino Leonardo Sinisgalli, il siracusano Elio Vittorini. Ma anche un nordista doc, il torinese Carlo Levi.
UN APPELLO SALVA-AUTORI – Se l’autore del fortunato Terroni, Pino Aprile, ha dedicato alla vicenda un capitolo del suo ultimo libro Giù al Sud, parlando di “autori meridionali confinati a realtà regionali, mentre la letteratura vera, quella che conta, sarà quella dell’Italia del Nord, vincente ed europea”, il Centro di documentazione della poesia del Sud di Nusco in Irpinia ha lanciato un appello a tutte le scuole italiane, ma soprattutto al ministro Francesco Profumo, al Capo dello Stato e ai presidenti di Camera e Senato. Una sorta di Manifesto non solo per ripristinare gli autori meridionali del ‘900 ma anche per un’autentica unità nazionale.

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