LA POLITICA VIRTUALE

Il Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, ha tenuto il giorno 12 luglio, la prima conferenza stampa virtuale, su “Second Life”, un sito che permette di crearsi un proprio spazio virtuale e un proprio personaggio virtuale, per vivere appunto una “seconda vita”.
Il Ministro ha creato sul sito una sede virtuale del suo partito e ha tenuto così la sua prima conferenza stampa, dove hanno partecipato tante persone, comodamente da casa…In realtà è anche il primo caso in assoluto di dibattiti politici tenuti su internet…


Una buona iniziativa credo, così da avvicinare alla politica le tante persone che la guardano solo (a ragione) con disprezzo, soprattutto i giovani che sovente la ignorano…Forse prendendola come un gioco, potrebbero avvicinarsi più facilmente…
Dovrebbero fare tutti i partiti così, anzichè guardare con minaccia e sospetto, un mezzo come internet, proprio perchè non è manovrabile facilmente, cosa che invece fanno con la TV o i giornali…
Per chi volesse vedere l’intervento:
http://it.youtube.com/watch?v=UhA9xJvinvk
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8 Risposte a “LA POLITICA VIRTUALE”

  1. La politica esiste già a livello studentesco.Basti pensare alle associazioni di rappresentanza studentesca, e man mano che si sale nell'istruzione, si arriva al livello accademico dove queste hanno rapporti molto ben definiti con la politica tradizionale.Se pensate all'adolescenza come periodo d'approccio non la vedo in modo molto favorevole, senza dilungarmi in quello che significa adolescenza, che dovrebbe essere noto.Se di ambito scolastico si deve parlare, allora vedrei quello accademico come quello d'elezione, anche se ci tengo a sottolineare che non so quanto esista una formula efficace per incentivare i giovani alla politica.Non sottovaluterei, invece, Second Life. Non nel caso specifico, ma per la eco che sta riscuotendo a livello globale.

  2. In effetti anche io credo che il modo migliore di avvicinare i giovani alla politica sia di far entrare la stessa politica a scuola. Ho avuto la fortuna di avere degli insegnanti che la pensavano in questo modo ed è da lì che ho iniziato ad avere le mie idee e opinioni, senza essere stata influenzata da nessuno.Le conferenze virtuali possono essere un punto d'inizio, ma fatte su second life non hanno molto senso..

  3. E' importante non generalizzare, per fortuna, non tutti i giovani sono una massa di vuoti a perdere civicamente incoscienti altrimenti ci troveremmo in guai seri , la democrazia stessa sarebbe in pericolo. Secondo me la politica dovrebbe essere fatta nelle scuole mentre si ha la costante paura che ogni povero giovincello possa farsi influenzare come nulla dall'insegnante secondo me è una sciocchezza. Second life poi è una cavolata!Mario Doni

  4. Innanzi tutto vorrei ringraziare Luca Scialò per i temi di grande interesse di attualità che propone, e per avermi dato nuovamente la possibilità di esprimere la mia analisi. Il tema lanciato potrebbe essere inscrivibile all'interno di un discorso di costo beneficio.Mi spiego meglio. Un recente documento Istat (scaricabile all'indirizzo http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20061218_01/testointegrale.pdf) potrebbe orientare la nostra analisi con dati oggettivi più attendibili.Nelle primissime pagine del documento compare un valore che già ci suggerisce una situazione piuttosto chiara. La percentuale di utenti della rete rilevata nel 2006 si attesta sul 35,6%.Proseguendo nel documento, si giunge a pag. 11 dove si parla appunto dell’utilizzo della rete nella relazione con la Pubblica Amministrazione dove si apprende che, di quel 35,6% di utenti, solamente il 37,4% usa internet per relazionarsi con le istituzioni. Se attribuiamo a questi ultimi la sensibilità più significativa per realizzare l’ambizioso progetto di cittadinanza democratica, dobbiamo prendere coscienza del fatto che la percentuale di utenti potenzialmente attivi scende fino a poco più del 13%.Tralasciando qui il divario sulle varie discriminanti quali la localizzazione geografica del paese, le differenze generazionali, il genere, e la posizione sociale che potete leggervi da voi dal documento che vi ho suggerito, il mio interrogativo si concentra su di un'altra questione.Da qui in poi sono solo mie supposizioni, in altre parole, di quel 13% i soggetti potenzialmente interessati attivamente al dibattito politico a quale percentuale potrebbero ammontare ?Il documento non restituisce alcun valore in questo senso, e qui ritorno alla mia considerazione iniziale. In altre parole, i partiti più rappresentativi possono davvero non permettersi di non seguire la via della rete nella propria comunicazione con i cittadini, investendo quindi notevoli risorse in questo senso, sapendo che la stragrande maggioranza non segue questo veicolo di informazione e quand’anche affrontassero una campagna di informazione politica basata sulla rete, alle spalle di questa, sarebbe sempre presente comunque il pericolosissimo spartiacque culturale, che dividerebbe il popolo che possiede le competenze da chi non le ha, con le eventuali ripercussioni sul sentore di non rappresentanza di buona parte dell’elettorato ?

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