LA MANOVRA DEL GOVERNO MONTI, TANTE TASSE, POCHI TAGLI, ZERO CRESCITA

Data ultimo aggiornamento: 26 Dicembre 2020

MIGLIORATA COMUNQUE RISPETTO AL TESTO INIZIALE. RISPETTO AL VOTO DI FIDUCIA IL GOVERNO TECNICO HA PERSO MOLTI VOTI
Il Senato ha approvato definitivamente la manovra economica del governo tecnico di Mario Monti, che è diventata legge. Ma anche a Palazzo Madama si registra una consistente emorragia di consensi: i sì incassati dal Professore sono stati 257, i voti contrari 41: un netto calo rispetto alla fiducia ottenuta all’insedimanto, quando in Senato i sì furono 281 e i voti contrari soltanto 25. La caduta voti a Palazzo Madama ha seguito il calo ancor più consistente della scorsa settimana alla Camera, quando Monti uscì ridimensionato: perse infatti 61 consensi rispetto alla fiducia votata il 18 novembre. A Montecitorio i numeri erano poi ulteriormente calati al voto finale, in serata, sulla manovra, quando complice le assenze il passivo si allargò fino a quota 154. Primi scricchiolii, insomma, per il governo dei tecnici. E il trend difficilmente migliorerà, con i partiti che nei prossimi mesi induriranno le proprie posizioni in vista delle elezioni del 2013.

Al lordo, il pacchetto vale 34,9 milioni di euro. L’intervento sul deficit è discreto: verrà tagliato di 20,2 miliardi nel 2012 con un crescendo che porterà il ciclo virtuoso a 21,4 miliardi nel 2014. Cifre che salgono decisamente (76 miliardi nel 2013, 81 nel 2014) sommando gli effetti di questa manovra a quelli del testo estivo del governo Berlusconi. Vediamo di seguito i passaggi più importanti della Manovra “Salva Italia”.

 

TASSE – Corposo il capitolo tasse e pensioni, che porterà allo Stato 26,1 miliardi sul totale di 34,9. Solo 11 arrivano dalla nuova imposta sulla casa. L’Imu aumenta l’imponibile rispetto al’Ici del 60%, con detrazioni massime di 600 euro. Poi via a balzelli su patrimoni, auto di lusso, barche, aerei, elicotteri, capitali scudati, conti correnti bancari, assicurazioni, benzina e diesel. L’addizionale Irpef garantirà circa 2 miliardi all’anno, con l’aliquota innalzata dallo 0,9 all’1,23 per cento. Altra botta: l’aumento dell’Iva di 2 punti percentuali, atteso per ottobre se non verranno trovati prima altri 16 miliardi dalla riforma del lavoro. Sempre che la tensione sui titoli di stato non renda obbligata la stangata sui consumi.
POCHI TAGLI ALLA CASTA – Il capitolo tagli, però, piange. Spiccano quelli agli enti locali: 1,45 miliardi all’anno in meno ai Comuni, 415 alle Province destinate a scomparire, 920 milioni alle Regioni a statuto speciale e alle province autonome. In ambito bancario e finanziario, i manager non potranno più avere i doppi incarichi mentre è decisamente più morbida (anche per motivi di competenze) la mano sulla Casta: i parlamentari hanno garantito tagli ai propri vitalizi, ma senza limiti di tempo all’applicazione delle misure.
PENSIONI, CONTRIBUTIVO PER TUTTI– Detto che di crescita (sotto forma di sgravi fiscali e aiuti alle imprese) ce n’è poca, l’altro grande impatto sui cittadini sarà la riforma della pensione. Dal 2018 l’età del ritiro per uomini e donne verrà unificata a 66 anni. L’adeguamento all’inflazione per gli assegni previdenziali è garantita fino a quelli da 1.400 euro, tre volte la minima. E per le pensioni di anzianità, nel 2013 il requisito minimo saranno i 42 anni e 5 mesi. La stangata, soprattutto per chi col vecchio regime retributivo era a un passo dalla pensione, arriva con il contributivo pro rata. In realtà il sistema potrebbe garantire a qualcuno una pensione migliore, a fronte naturalmente di una manciata di anni in più al lavoro.
E LA POLITICA? – Quanto alla politica, ora commissariata da un Governo di tecnici (la quinta volta in vent’anni), non sembra fornire ad oggi serie e valide prospettive di Governo. I partiti sono tutti affannati a curare il proprio orticello, sfaldando alleanze che parevano consolidate fino all’altro ieri. Unico partito che ha mostrato coerenza e senso di responsabilità è stato il Partito democratico, il quale poteva andare tranquillamente alle elezioni forte di quel quasi 30 per cento cui lo danno i sondaggi. E invece ha scelto la strada oggettiva del sostegno impopolare a un Governo tecnico. Il Pdl da’ a Monti un cauto appoggio, sempre sull’orlo dell’incertezza, al fine di non scontentare troppo gli elettori e creare spaccature interne al partito stesso. La Lega è tornata a quella verace e volgare opposizione degli anni ’90, in attesa di un nuovo accordo col Cavaliere, dimenticando, come successo nel 2000, quanto rinfacciatosi fino al giorno prima. L’Idv pure ha scelto la strada dell’opposizione “dura e pura”, consapevole che la Manovra sarebbe passata lo stesso anche senza i loro voti; dunque meglio aggraziarsi gli elettori senza perderci niente. E infine c’è il Terzo polo, quello dei riciclati Fini, Casini e Rutelli, come sempre in cerca di nuove alleanze e ammiccamenti. Loro la fiducia a Monti l’hanno data senza sé e senza ma. In fondo erano all’opposizione, e almeno così si sentono maggioranza.
(Fonti: Libero1, Libero2)

0 Risposte a “LA MANOVRA DEL GOVERNO MONTI, TANTE TASSE, POCHI TAGLI, ZERO CRESCITA”

  1. L'entusiasmo, totalmente ingiustificato, quando Monti entrò in carica è finalmente finito.Speriamo che dopo le sofferenze posso arrivare qualche mossa per aiutare l'economia e rendere le cose più eque, con la diminuzione delle spese per amministrare lo Stato…

  2. Complimenti per aver centrato il problema.Il problema dell'Italia è la crescita, concordo pienamente. Ammazzare di tasse soprattutto chi lavora e produce produrrà depressione. Non a caso gli Italiani, e non solo gli evasori, stanno riscoprendo l'estero come meta dei loro risparmi. Comunque non tutta l'economia è in arretramento. Internet sta diventando un focolaio di iniziative che aprono strade nuove ai giovani e ai meno giovani, come puoi leggere nell'articolo Guadagnare e lavorare adesso http://www.michelangelodistefano.it/?p=5

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