LA FARSA DELLE ELEZIONI RUSSE

LA FARSA DELLE ELEZIONI RUSSE

A guardare tutto ciò che è successo dopo la “rivoluzione d’ottobre”, da lui contemplata e messa in atto, il povero Lenin si sarà rivoltato più volte nella tomba e imprecato al cielo “chi me lo ha fatto fare!”
Già, perché dalla presa del potere di Stalin in poi, fatta eccezione per la breve parentesi se pur decisiva della carica di Gorbaciov, che ha portato la Russia verso una Repubblica democratica non più regime socialista, è stato tutto un susseguirsi di uomini semidittatori o quasi zar, che hanno dato molta importanza al potere militare del proprio Paese, per potersi così meglio opporsi all’altro modo di essere Stato, cioè quello liberaldemocratico americano.

<br />Ultimo esempio di questo susseguirsi di semidittatori, è Vladimir Putin, che in vista delle elezioni che si terranno il 2 dicembre, ha fatto arrestare centinaia di persone a Mosca e San Pietroburgo. Tra di loro, Garry Kasparov, l’ex campione di scacchi e leader de ‘L’Altra Russia’, Boris Nemtsov e Nikita Belykh, dell’Unione delle forze di destra, entrambi candidati alle elezioni politiche. Inoltre per le elezioni del 2 dicembre, non sono ammessi gli osservatori internazionali dell’Ocse, che dovrebbero verificare che tutto si svolga in modo veramente trasparente e democratico. E’ accaduta solo una volta una cosa del genere, e cioè per le elezioni in Albania del 1996.
Ma questi provvedimenti restrittivi, non sono che gli ultimi di una lunga serie verificatisi durante il premierato di Putin, durato 8 anni. La lista è lunga: il silenzio mediatico piombato dopo l’affondamento di un sottomarino, di cui non si è saputo più nulla; di come tanti innocenti (tra cui molti bambini) furono sterminati con un gas nervino durante un’irruzione per sventare un maxi-sequestro da parte dei terroristi ceceni in una scuola; l’avvelenamento di Viktor Yushenko (leso fisicamente ma comunque sopravvissuto), divenuto Presidente dell’Ucraina nel 2004. L’avvelenamento, nel novembre 2006, di un ex spia del KGB, Alexander Litvinenko, che però trovò la morte. L’assassinio della giornalista Anna Politkovskaja (che tra l’altro collaborava con Litvinenko), freddata da un killer il 7 ottobre 2006, dopo reportage coraggiosi sulla guerra russo-cecena, che puntavano il dito contro il Cremlino; il ripetuto arresto e malmenamento di manifestanti (tra cui anche italiani); la ripresa della sfida nucleare con le altre superpotenze…
Putin ha però dalla parte sua i dati di un Paese economicamente ripreso, come un’economia cresciuta dal ’99 del 7 percento all’anno, e la cui inflazione è precipitata dal 127 percento al 9 percento dello scorso anno. Una cura economica molto forte che richiede una medicina politica amara, amara come il raggiramento della democrazia. Perché un parlamento davvero funzionante, che desse spazio anche all’opposizione e ad altri attori sociali (come sindacati, aziende, media), non otterrebbe dati così positivi in pochi anni. Certo, non parlo di un sistema come quello italiano dove la democrazia è pure troppa, nel senso che anche un gruppo parlamentare con 2-3 senatori, tiene in pugno l’intero Governo oppure i media hanno il potere di spostare i voti, ma un sistema che sia almeno più dinamico e democratico, come quello americano o diffuso tra i Paesi europei.
Inoltre, il partito di Putin, “Russia Unita”, va verso il plebiscito, e avendo una netta maggioranza nella Duma potrà cambiare anche la Costituzione a proprio piacimento, come far si che Putin, non potendosi candidare più di due volte, abbia comunque poteri ed influenza, sotto altre vesti.
Concludendo, in Russia dalla fine dello Zar Nicola II Romanov, non è cambiato molto, almeno a livello politico. E la cosa che fa ancora più meditare è il silenzio di tutti gli altri Paesi dinanzi alle reminescenze dittatoriali di Vladimir, perché o non possono perdere le forniture di gas o vedersene aumentare ancor di più i prezzi (vedi l’Italia); oppure non vogliono aprire eventuali crepe nei rapporti diplomatici, tanto osannati ed avviati mordendosi la lingua (vedi Bush), oppure perché sono organi internazionali comunque dipendenti molto dalla Russia (vedi ONU) o deboli politicamente (vedi CE).

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