KIT KAT, UNA MERENDA LETALE PER LA FORESTA PLUVIALE INDONESIANA

KIT KAT, UNA MERENDA LETALE PER LA FORESTA PLUVIALE INDONESIANA

Greenpeace ha lanciato una campagna d’informazione sui danni che la Nestlé sta provocando alla foresta pluviale indonesiana, producendo la diffusissima e amatissima merenda “Kit Kat”. Infatti, Nestlé acquista per la sua produzione (più di 320.000 tonnellate l’anno) olio di palma dalla multinazionale Sinar Mas, un’azienda che sta distruggendo le foreste in Indonesia per far spazio alle proprie piantagioni di palma da olio. Greenpeace pertanto chiede a Nestlè di interrompere i rapporti commerciali con aziende come Sinar Mas e sostenere un’immediata moratoria sulla distruzione delle foreste torbiere indonesiane per l’olio di palma.
Tra gli effetti catastrofici di questo abuso, oltre che la sistematica riduzione di spazi verdi produttori di ossigeno per il Pianeta Terra, bisogna annoverare anche la minaccia alla sopravvivenza delle popolazioni locali e l’inevitabilmente rischio di estinzione per gli oranghi.
Ecco il link dove potrete inviare una mail alla Nestlé per chiederle di interrompere i rapporti commerciali con Sinar Mas, come ad esempio ha già fatto la multinazionale anglo-olandese Unilever, proprietaria di molti tra i marchi più diffusi nel campo dell’alimentazione, bevande, prodotti per l’igiene e per la casa: http://www.greenpeace.org/italy/kitkat
Se poi oltre alla mail, riuscirete anche a non acquistare il buonissimo “Kit Kat”, forse l’azione avrà maggiore efficacia.

La multinazionale svizzera Nestlé è già stata in passato protagonista di vari scandali, alcuni anche molto gravi per la salute di milioni di consumatori. Ecco qualche esempio:
1)Latte per neonati
La Nestlé viene accusata di una politica commerciale aggressiva e irresponsabile per quanto riguarda la promozione di latte per neonati nei paesi in via di sviluppo, soprattutto attraverso forniture gratuite a strutture ospedaliere. Secondo l’UNICEF, la sostituzione dell’allattamento materno con il latte in polvere, porterebbe nei paesi del Terzo Mondo alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno, a causa di problematiche legate alla difficoltà di sterilizzazione dell’acqua e dei biberon utilizzati. Vi è evidenza che anche in paesi sviluppati l’utilizzo del latte in polvere per neonati comporta un aumento dei rischi di mortalità post-neonatale rispetto all’allattamento materno. Per queste ragioni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) adottò il 22 Maggio del 1981, l’International Code of Marketing of Breast-milk Substitutes, un regolamento internazionale sulla promozione di surrogati del latte materno, linea guida non legalmente vincolante al quale la Nestlé aderì nel 1982.
I controlli eseguiti nel 1988 dalla International Baby Food Action Network riscontrarono però infrazioni da parte della Nestlé e di altre compagnie produttrici di latte per neonati e provocarono la ripresa del boicottaggio dell’azienda nato nel 1977 e successivamente interrotto con la sua adesione al Codice dell’OMS.
Diverse indagini hanno mostrano come la Nestlé ed altre compagnie produttrici di latte in polvere per neonati negli ultimi anni abbiano ripetutamente infranto, soprattutto in regioni sottosviluppate, il Codice internazionale dell’OMS al quale hanno ufficialmente aderito.
2)Azione legale contro il governo dell’Etiopia
Nel 2002, l’agenzia Oxfam rivelò che la Nestlé aveva fatto causa all’Etiopia per 6 milioni di dollari. L’Etiopia, uno dei paesi più poveri del mondo, si trovava in un periodo di carestia che metteva in pericolo la vita di oltre 11 milioni di persone. La Nestlé chiedeva un risarcimento per un’azienda del settore agricolo di sua proprietà, nazionalizzata nel 1975 dal regime marxista di Mengistu.
Nel dicembre del 2002 Nestlè ha accettato di accordarsi con le autorità etiopi per ricevere 1,6 milioni di dollari che devolverà interamente per la lotta alla fame.
3)Nestlé Purina nel Venezuela
Nel 2005, la Nestlé Purina commercializzò tonnellate di cibo per animali contaminato nel Venezuela. I marchi incriminati includevano Dog Chow, Cat Chow, Puppy Chow, Fiel, Friskies, Gatsy, K-Nina, Nutriperro, Perrarina e Pajarina. Morirono oltre 500 fra cani, gatti, uccelli e animali da allevamento. Il problema fu attribuito a un errore di un produttore locale che aveva immagazzinato in modo scorretto il mais contenuto in tali cibi, portando alla diffusione di un fungo tossico nelle riserve. Nel marzo del 2005, l’Assemblea Nazionale del Venezuela stabilì che la Nestlé Purina era responsabile a causa di insufficienti controlli di qualità, e condannò l’azienda a risarcire i proprietari degli animali intossicati.
4)Cibo transgenico
Nell’agosto 2004 un test di Greenpeace riscontrò la presenza di organismi geneticamente modificati in una confezione di Nesquik. Una donna cinese denunciò Nestlé, poiché l’uso di OGM nei prodotti per l’infanzia era proibito dalle leggi locali. Un secondo test condotto in dicembre diede risultati negativi.
Nel novembre 2005 Nestlé si oppose alla decisione svizzera di bandire gli OGM.
5)Schiavitù e manodopera minorile
Nel 2005 l’ONG International Labor Rights Fund, seguita da Global Exchange, denunciarono Nestlé e le aziende fornitrici di commodity, Archer Daniels Midland e Cargill per l’uso di manodopera ridotta in schiavitù, testimoniata da un caso di minori, trafficati dal Mali alla Costa d’Avorio e lì costretti a lavorare in piantagioni di cacao gratuitamente dalle 12 alle 14 ore al giorno, con poco cibo, sonno e frequenti percosse. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro, infatti, stima che 284.000 minori lavorino nelle coltivazioni di cacao nell’Africa Occidentale, soprattutto in Costa d’Avorio, dove Nestlé è la terza compratrice mondiale. L’esportazione di cacao, oltretutto, sarebbe stata la principale fonte finanziaria per le forze militari della guerra civile
Nel 2001 Nestlé e altri grandi produttori di cioccolato hanno firmato un accordo, il protocollo Harkin-Engel (o Protocollo sul cacao), per affermare che avrebbe certificato, da luglio 2005, che il suo cioccolato non era stato prodotto attraverso manodopera minorile, debitoria, forzata o proveniente da traffico di esseri umani. Il protocollo, secondo il più recente report dell’International Labor Rights Fund pubblicato nel 2008, sarebbe stato disatteso.
6)Finanziamenti a Partiti Politici
Secondo alcune fonti, Nestlé finanzia i maggiori partiti statunitensi: l’azienda avrebbe investito nel 2002 153.000 dollari, destinati per il 77% al Partito Repubblicano e per il restante 23% al Partito Democratico. La pratica del finanziamento ai partiti politici rimane nonostante questo, uno strumento legalmente riconosciuto negli Stati Uniti d’America.
7)Latte inquinato in Italia
Nel 2009 La Nestlé italiana è stata condannata, insieme alla Tetrapak, al pagamento dei danni, per l’inquinamento del latte Nidina con Itx, un tipo di inchiostro.

(Fonte: http://www.greenpeace.orghttp://it.wikipedia.org/wiki/Unileverhttp://it.wikipedia.org/wiki/Nestl%C3%A9)

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