Kaja Kallas, un’anti-russa guerrafondaia nominata per la politica estera Ue

Kaja Kallas, un’anti-russa guerrafondaia nominata per la politica estera Ue

Kaja Kallas, attuale Premier dell’Estonia, soffia sul fuoco della guerra. Ecco alcune dichiarazioni inquietanti.

Popolari, Socialisti e Liberali hanno trovato la quadra sulle nomine ai vertici Ue: Ursula von der Leyen riceverà il secondo mandato alla presidenza della Commissione Ue; la premier estone Kaja Kallas riceverà l’incarico di Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue; l’ex premier portoghese António Costa sarà eletto presidente dell’organo dei capi di Stato e di governo per un periodo iniziale di due anni e mezzo.

La von der Leyen la conosciamo già. Da non dimenticare quando si voltò dall’altra parte mentre l’Italia iniziava a combattere con la Pandemia e quando stringeva accordi sottobanco via sms per il rifornimento di vaccini con il dirigente di Pfizer, Albert Bourla. Costa è colui che ha introdotto più tasse per i pensionati stranieri che si recano in Portogallo per fare la bella vita, in fuga da un’Italia che li vessa e umilia.

In questa sede preferiamo invece soffermarci su Kaja Kallas, attuale Premier dell’Estonia, piccolo paese passato dall’orbita russa a quella americana, dichiaratamente anti-russa, che soffia sul fuoco della guerra. Proprio lei ha ricevuto le chiavi della politica estera dell’Unione europea. Un segnale inequivocabile.

Kaja Kallas chi è

Negli ultimi mesi la Kallas si è distinta per varie uscite non proprio pacifiste. Le raccoglie Maurizio Blondet. Si ricorderà il fatto che voglia che l’UE acquisti munizioni per conto dei 27 paesi membri al fine di fornire un maggiore sostegno militare all’Ucraina. Ma anche che siano stanziati Eurobond per la difesa e la creazione di “un commissario europeo alla difesa”! In pratica, la creazione di un esercito Ue vero e proprio.

Ma forse la vera perla è la sua idea relativa al fatto che l’obiettivo principale della guerra alla Russia dovrebbe essere la sua divisione in tanti paesi più piccoli.

Ma oltre che incoscienza, si tratta anche di ignoranza storica. Infatti, più una regione geografica è divisa, più diventa instabile. Basti guardare al Medio Oriente, costantemente la regione più esplosiva del mondo.

Non è un caso che diplomatici statunitensi di spessore come Jack F. Matlock – ultimo ambasciatore statunitense presso l’Unione Sovietica – hanno affermato apertamente che uno degli obiettivi statunitensi alla fine della guerra fredda era quello di impedire la disgregazione dell’Unione Sovietica. Proprio per non creare una pericolosa instabilità. Anzi, addirittura sostiene che il fatto si sia sciolta sia stato una “sconfitta per la politica occidentale”.

Insomma, un bel personaggio, che fa il paio con la nomina di Mark Rutte a segretario generale della NATO (ne abbiamo parlato qui). Un ulteriore segnale di come la situazione geopolitica stia precipitando e si spinga giorno dopo giorno sempre più verso il baratro. Nei ruoli chiave ci stanno finendo dei falchi e non delle colombe, mentre bisognerebbe che accadesse il contrario.

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Pubblicato da Vito Andolini

Appassionato di geopolitica e politica nazionale.

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