Due attentati in 13 anni: perché Islam ce l’ha con Spagna

Due attentati in 13 anni: perché Islam ce l’ha con Spagna

Spagna di nuovo nel mirino degli islamisti. Dopo gli attentati multipli messi a segno a Madrid l’11 marzo 2004, nei quali persero la vita 192 persone e 2.057 rimasero ferite, il 13 agosto un nuovo attentato ha questa volta colpito Barcellona e le frequentatissime Rambla. Provocando 14 vittime, di cui 3 italiane. Cambiano gli autori e cambiano le modalità. Nel 2004 autrice fu la cellula islamista Al Qaeda, con le “tradizionali” bombe. Ora è stata Isis, con un nuovo mezzo a quanto pare molto efficace se si considerano le varie stragi messe a segno negli ultimi tempi: un automezzo di grosse dimensioni. All’una di notte successiva, un altro attentato è stato tentato sempre nella provincia catalana: Cambrilis. Per fortuna senza provocare morti grazie al pronto intervento della polizia. Cambiano le modalità ma non cambia l’odio islamista nei confronti della Spagna. Due attentati in 13 anni non sono pochi. Ecco i motivi.

Attentato a Barcellona del 13 agosto 2017

barcellona attentatiCome riporta LaRepubblica, intorno alle 17 un furgone si è lanciato sulla folla delle Ramblas travolgendo decine di cittadini e turisti e causando 14 morti e quasi cento feriti. L’Isis ha rivendicato l’attacco e il premier spagnolo Mariano Rajoy ha confermato la “matrice jihadista” dell’attentato. Due persone sono state arrestate, ma si dà ancora la caccia ad una terza che potrebbe essere il conducente del furgone. E attorno all’una di notte un nuovo attacco è stato compiuto a Cambrils, città catalana a circa due ore d’auto da Barcellona. Sei civili e un poliziotto sono stati feriti. Uno è in condizioni gravi. Gli attentatori, che indossavano cinture esplosive, si erano lanciati con un’auto – un’Audi A3 – contro la folla nell’area pedonale del lungomare, ma sono stati intercettati dalla polizia che ha bloccato la vettura dei terroristi. Nel successivo conflitto a fuoco, gli agenti hanno sparato uccidendo quatto assalitori e ferendone un quinto che è morto in seguito. Le autorità locali hanno dichiarato che gli attentatori erano in collegamento con chi ha compiuto l’attacco a Barcellona.

Attentato a Madrid dell’11 marzo 2004

attentati madridCome riporta Wikipedia, la mattina di giovedì 11 marzo 2004, tre giorni prima delle elezioni generali, dieci zaini riempiti con esplosivo (probabilmente Goma-2 ECO) furono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid, in quattro stazioni differenti. Le esplosioni avvennero nell’ora di punta, fra le 7:36 e le 7:40 nelle stazioni madrilene di Atocha (3 bombe), El Pozo (2 bombe), Santa Eugenia (1 bomba) ed in un quarto treno che si trovava nei pressi di via Téllez (4 bombe), sui binari che portano ad Atocha provenendo da sud. Le forze di polizia trovarono altri due dispositivi inesplosi. Entrambi furono fatti esplodere immediatamente dagli artificieri per motivi di sicurezza. Un’ulteriore borsa con 500 grammi di esplosivo, mitraglia, detonatore e temporizzatore basato su un telefono mobile modificato fu ritrovata inesplosa tra gli oggetti e bagagli raccolti sui luoghi degli attentati, e trasportati a un commissariato e successivamente in un centro fieristico (IFEMA) insieme alle vittime. Quest’ultimo artefatto (che sarebbe stato inizialmente posto nel treno di Vallecas) condurrà rapidamente alle prime ipotesi certe ed ai primi arresti il 13 marzo. Moriranno 192 persone.

Perché Islam ce l’ha con Spagna

andalus spagna islamMa perché Islam ce l’ha con Spagna? Come riporta Contropiano, le ragioni sono due. Una legata al passato remoto, un’altra a fatti più recenti. Non bisogna mai dimenticare che cosa significa la penisola iberica nell’immaginario del mondo musulmano sui cui puntano le organizzazioni terroristiche di matrice islamica: questo è Al Andalus, il nome che gli arabi hanno dato a quei territori della Spagna, del Portogallo e della Francia occupati dai conquistatori musulmani (conosciuti anche come Mori) dal 711 al 1492. Molti musulmani credono che i territori islamici perduti durante la riconquista cristiana della Spagna appartengano ancora al regno dell’Islam e i più radicali sostengono che la legge islamica dia loro il diritto di ristabilirvi la dominazione musulmana.

Un concetto che emerge in maniera molto chiara nei materiali di propaganda dell’Isis. «Riconquisteremo Al Andalus, col volere di Allah. O carissimo al-Andalus! Pensavi che ti avessimo dimenticato ma quale musulmano potrebbe dimenticare Cordoba e Toledo», si afferma in un video dello Stato islamico. In un opuscolo diffuso dallo Stato islamico si legge che dalla creazione dell’Inquisizione spagnola nel 1478, la Spagna «ha fatto di tutto per distruggere il Corano». Si dice poi che la Spagna ha torturato i musulmani e li ha bruciati vivi. Pertanto, secondo i jihadisti, «la Spagna è uno Stato criminale che usurpa la nostra terra». Il testo esorta esplicitamente i militanti al terrorismo e a «perlustrare rotte aeree e ferroviarie per compiere attentati».

Ma oltre a questo motivo storico, ce n’è un secondo più attuale. La Spagna è considerata dai gruppi jihadisti uno degli alleati principali degli americani nella lotta al terrorismo: presenti in Medio Oriente con le truppe in Iraq e in Libano. Non a caso, le elezioni che si tennero qualche giorno dopo gli attentati del 2004, furono vinte dal socialista Zapatero. Che sussegui ad Aznar. Quest’ultimo aveva avallato l’intervento americano in Iraq mettendo a disposizione proprie truppe, mentre Zapatero come primo atto ne ordinò il ritiro.

L’attivismo del terrorismo islamico in Spagna

melillaUn recente studio dell’Instituto Elcano ha rilevato che dei 150 jihadisti arrestati in terra spagnola negli ultimi quattro anni, 124 (l’81,6%) erano collegati allo Stato islamico e 26 (il 18,4%) ad Al Qaeda. Gli spagnoli hanno il loro fronte più vulnerabile nel Maghreb per la vicinanza geografica al Marocco e le enclave di Ceuta e Melilla, proprio nel territorio del regno alauita. Le statistiche sono abbastanza esplicite: oltre il 45% di tutti i jihadisti arrestati in Spagna è nato in Marocco, il 39% in Spagna e solo il 15% in altri Paesi.

Consapevole della centralità della lotta al terrorismo il governo spagnolo nel 2014 ha persino avviato un’applicazione per smartphone, AlertCops, per coinvolgere i cittadini nella segnalazione alla polizia di sospetti jihadisti.

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Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: luca.scialo81@gmail.com Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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