Irlanda, la riunificazione non è più una utopia: ecco i principali motivi

bandiera irlanda

Data ultimo aggiornamento: 21 Febbraio 2020

E’ proprio vero che i film che vedi da adolescente, “rischiano” di plasmarti per il resto della tua vita. Sono in grado di avvicinarti verso un determinato interesse, possono incidere pesantemente sulle tue future scelte o idee.

E se è vero che un film Horror in due puntate, visto in prima serata su Canale 5, di domenica e lunedì sera, ovvero IT, non l’ho più scordato, a scuola ci fecero vedere Michael Collins.

Pellicola sul patriota irlandese, ucciso in un agguato causato da un tradimento nel luglio 1922, che mi fece immediatamente amare l’Irlanda e il suo popolo. Poi i Cranberries fecero il resto. L’Irlanda l’ho visitata nel 2009 e mi è rimasta inevitabilmente nel cuore.

Quel popolo così orgoglioso, così fermo sulle proprie posizioni contro la Monarchia britannica, che per secoli lo ha sottomesso ma mai piegato. Che arrivò anche ad utilizzare l’infame arma della carestia nel 1840 per abbatterlo del tutto, ma senza riuscirci.

Certo, l’Irlanda da quasi un secolo (1922) è scissa in due paesi. In modo ancora più pronunciato dal 1949, quando nacque ufficialmente la Repubblica d’Irlanda, scissa dall’Irlanda del Nord, rientrante nel Regno Unito.

E di ciò si parla poco rispetto per esempio alle due Coree. Anche perché se in Corea del Nord c’è un paffuto dittatore che ogni tanto lancia razzi a sproposito, dalla Corea del sud provengono aziende produttrici di smartphone di largo uso anche da noi (come Samsung e Lg). Quindi, vuoi per la realpolitik, vuoi per il consumismo, il paese asiatico fa più rumore.

Tuttavia, dopo anni di guerra civile alimentata dal gruppo terroristico IRA – di cui Collins è stato leader fino alla morte – dagli anni ‘90 le cose sembrano essersi calmate. Anzi, si parla sempre più insistentemente di unificazione dell’Irlanda. Ecco i vari motivi che spingono a [sta_anchor id=”irlanda”]pensarlo[/sta_anchor].

Irlanda unificazione perché possibile

irlanda cartina

A riportarli è un articolo de L’Economist. L’ultimo evento in ordine di tempo è la vittoria alle ultime elezioni politiche del Sinn Fein nella Repubblica d’Irlanda.

Il partito di sinistra è collegato al succitato Esercito repubblicano irlandese (IRA), e si fa portavoce di promesse come investire di più per la salute e l’edilizia abitativa.

Tuttavia, non nasconde altre ambizioni:

Il nostro obiettivo politico principale è raggiungere l’Unità irlandese e il referendum sull’Unità che è il mezzo per garantirla”

Poi c’è la motivazione religiosa dietro la scissione, che però sta ormai cadendo.

I “cattolici romani” dell’Irlanda del Nord sostengono la tesi che la separazione dal sud è una illegittima eredità lunga 500 anni, di dominio incompetente e spesso insensibile da parte di Londra.

L’accordo del Venerdì Santo del 1998 ha tolto il fuoco dalla lotta, ponendo fine ai Troubles, che avevano causato oltre 3.500 vittime. Molti cattolici erano contenti di avere una rappresentanza nel governo dell’Irlanda del Nord grazie a quell’accordo e di vedere celebrata e sovvenzionata la loro cultura, la bandiera e lo sport.

Il censimento dell’Irlanda del Nord nel 2021 probabilmente confermerà che i cattolici superano per la prima volta i protestanti.

Anche la repubblica è diventata più accogliente. L’influenza della chiesa cattolica è svanita in modo drastico e la società è diventata più liberale. Negli ultimi tre decenni le restrizioni alla contraccezione sono state revocate e il matrimonio gay è stato legalizzato.

Tuttavia, la vera testa d’ariete che ha fatto breccia per una possibile riunificazione delle irlande è senza dubbio la Brexit.

Il nord, come del resto anche la ribelle Scozia, ha votato contro. Ma il più grande partito unionista e l’Inghilterra l’hanno votata. I nazionalisti non furono i soli ad essere arrabbiati con l’attuale ministro degli interni (Priti Patel), che suggerì di usare la minaccia della carenza di cibo per ammorbidire Dublino nei negoziati, dimentico della carestia nel 1840 quando tutta l’Irlanda era sotto il dominio britannico.

La Brexit crea anche un confine economico nel Mare d’Irlanda, tra l’Irlanda del Nord e la Gran Bretagna, pur mantenendo un’Irlanda unita per il commercio delle merci. Sebbene con il sud i servizi diventeranno più difficili da mantenere, lo scambio di merci sarà più facile che con la Gran Bretagna.

Dal momento che le sei contee del nord sono maggiormente colpite da ciò che accade a Dublino, crescerà il valore di avere voce in capitolo su chi governa lì.

A differenza di una Scozia indipendente, che dovrebbe andare da sola (almeno fino a quando l’UE non acconsentirà ad ammetterlo), l’Irlanda del Nord si ricongiungerebbe immediatamente a un club più grande e ricco, dal quale potrebbe assicurarsi importanti sussidi, grandi almeno come – se non, forse di più – gli aiuti che riceve oggi da Westminster.

Cosa serve per unire Irlanda

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Un segretario di Stato britannico che ritenesse probabile l’esistenza di una maggioranza favorevole all’unificazione sarebbe tenuto a chiedere un voto sullo stato costituzionale del nord. Per cambiare la costituzione della Repubblica, invece, sarebbe necessario un altro referendum nel sud.

L’UE ha già affermato che l’Irlanda del Nord potrebbe ricongiungersi al blocco sotto l’adesione dell’Irlanda dopo tale voto, il che significa che per gli elettori dell’Irlanda del Nord un referendum sull’unità irlandese è anche un secondo referendum sulla Brexit.

Ci sono ostacoli e incertezze. Il recente successo del Sinn Fein potrebbe orientare alcuni nel nord contro l’unificazione. La Brexit potrebbe rivelarsi meno efficace del previsto. Un segretario di Stato britannico potrebbe rianimare la “stanza delle risse” (nella residenza di Hillsborough) con il rigetto dell’accordo del Venerdì Santo per sottrarsi all’obbligo di indire un referendum.

Insomma, la strada è lunga e tortuosa. Ma è stata aperta. Nel Ventunesimo secolo, è assurdo pensare che ci siano popoli ancora divisi in Nord e Sud. In Italia lo siamo idealmente e nei fatti, ma in Corea e in Irlanda lo sono a tutti gli effetti.

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