Inno Giappone: storia e significato di un canto censurato per anni

Inno Giappone: storia e significato di un canto censurato per anni

In occasione dei mondiali di calcio, ci si accorge della brevità dell’inno del Giappone. Una squadra che quando scende in campo rievoca sempre la mitica nazionale vista in Holly e Benji. Suscitando per questo la simpatia di molti.

In pochi però sanno che l’inno del Giappone cela un aneddoto particolare, sia per quanto concerne il suo significato che la sua storia.

Vediamo di seguito cosa significa l’inno del Giappone e qual è la storia dell’inno giapponese.

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Inno Giappone significato

Come riporta Il Primato Nazionale, l’inno del Giappone si intitola Kimi ga yo (tradotto in Il regno dell’imperatore) e consta di appena 32 caratteri. Queste le poche ma segnanti parole del testo:

Che il Vostro regno possa durare mille, ottomila generazioni, finché i ciottoli divengano rocce coperte di muschio

Il testo riprende, con qualche leggera modifica, una poesia di un autore anonimo inclusa nella raccolta Kokinshū, risalente al periodo Heian (794-1185).

Inno Giappone storia

In pochi sanno anche che la storia dell’Inno giapponese è alquanto curiosa.

Nel 1945, con l’occupazione americana, l’inno era stato accantonato perché bollato come “aggressivo, imperialista e militarista”. Il Giappone prima della Seconda guerra mondiale era un paese ancora imperialista, che aveva soggiogato anche gli odiati cinesi prima che Mao sovvertisse i rapporti di forza.

L’inno è stato rispolverato nel 1999 grazie a un’apposita legge. Passando così dall’essere una canzoncina da sussurrare, magari privatamente e con rispetto degli altri, in un inno nazionale da cantare e suonare con fierezza. Pur nella sua brevità. Non solo l’allora primo ministro nipponico, Keizo Obuchi, lo rese anche obbligatorio in tutte le scuole del Paese.

E fu così che nel 1999 il ministero dell’Educazione stabilì che in occasione delle cerimonie inaugurali e di diploma, oltre ad alzare la bandiera giapponese, gli studenti nipponici avrebbero dovuto intonare l’inno nazionale ‘Kimigayo’.

Un buon modo per contrastare, senza troppa retorica nazionalista, la globalizzazione che ha tentato di mescolare le culture e far sparire le identità. Il tutto appannaggio di chi ne aveva bisogno per i propri loschi affari (vedi le multinazionali e l’alta finanza).

Il Giappone, che a partire dalla Seconda guerra mondiale aveva abbracciato la cultura occidentale, non ha mai perso le proprie tradizioni e la propria fierezza nazionalista. Come dimostrano anche i recenti governi guidati da Shinzo Abe.

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