Influenza Australiana ‘peggiore del secolo’: e se colpa fosse loro?

Influenza Australiana ‘peggiore del secolo’: e se colpa fosse loro?

Spentasi quasi del tutto la preoccupazione per il Covid-19, ecco che i Virologi (definizione forse ingiustamente troppo generica, come del resto quella di No Vax) cercano di rinfocolare nuovamente le paure parlando di Australiana quale “influenza peggiore del secolo“.

A lanciare l’allarme è stato l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’Università del Salento, candidatosi pure alle ultime elezioni nelle fila del centrosinistra. Così ha tuonato sul suo profilo Facebook:

In sintesi, si riferisce al fatto che

la stagione influenzale di quest’anno si prefigura peggiore di quella del 2017-18 che, a sua volta, era stata la peggiore da quando in Italia si misura in modo standard la circolazione dei virus influenzali, ovvero dal 1999-2000

Altro passaggio importante è che

altra anomalia di questa stagione è l’anticipo della curva epidemica che può essere stimato di 6-8 settimane. Esattamente come osservato in Australia, dove la stagione influenzale si manifesta nel corso della nostra estate

Di qui l’invito di Lopalco a vaccinarsi, dando priorità a fragili e bambini, ma in generale invitando tutti a farlo.

Influenza Australiana resa più forte da vaccini e lockdown?

Ora la domanda è questa: e se l’influenza stagionale trovasse terreno fertile dal crollo del nostro sistema immunitario? Scalfito come è stato da circa 2 anni di lockdown (tra chiusure, aperture e semi-aperture) e dalle ripetute somministrazioni di vaccino?

Stare tappati in casa non allena certo il sistema immunitario, mentre per la questione vaccini aveva già lanciato dei dubbi l’Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco, per bocca di Marco Cavaleri. Non uno qualsiasi, ma il responsabile per la strategia sui vaccini.

Come aveva riportato Generiamo salute, Cavaleri aveva dichiarato che la strategia fin allora adottata, che prevede una campagna vaccinale perenne con somministrazioni ogni pochi mesi, non fosse sostenibile sul lungo periodo. Ulteriori dosi di vaccino avrebbero potuto rendere l’organismo meno abile nel contrastare successive varianti. Per quello che nella Medicina è noto come “effetto Hoskins”.

Cos’è l’effetto Hoskins? Quest’ultimo fa sì che l’organismo tenda ad utilizzare la memoria immunologica di una vecchia infezione invece di creare nuovi anticorpi, tarati sull’infezione nuova. E forse non è un caso che proprio in Australia, paese che è stato tra i più severi dal punto di vista della gestione vaccinale (tanto che i giovani cercano i vaccini in barba ai rischi)

Forse l’abitudine di utilizzare le mascherine FF-P2 nei supermercati, nei negozi di prossimità o nelle metropolitane, luoghi chiusi di ridotte dimensioni dove è facile che l’influenza viaggi, potrebbe essere una buona abitudine nei periodi invernali, proprio come si fa per cultura in diversi paesi asiatici.

Del resto, è anche un segno di rispetto verso gli altri indossare una mascherina quando si ha il raffreddore e si starnutisce e tossisce spesso. Non vi pare?

Qui abbiamo invece parlato di come interpretare il colore del muco:

Ricevi via mail le news che i Tg non riportano (controlla anche in Spam)

/ 5
Grazie per aver votato!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Torna all'indice