Anche gli uccelli hanno gli incubi: la prova

Anche gli uccelli hanno gli incubi: la prova

Un nuovo studio mostra come il kaskadì maggiore faccia pratica di canto e difesa del territorio durante il sonno

Inizialmente ritenuta un’esclusiva degli esseri umani, la capacità di sognare è stata successivamente riconosciuta a tutta una serie di specie animali, principalmente mammiferi, ma anche molluschi come i polpi.

Si tratta solitamente di sogni che riguardano un tipo diverso di ricordi, più procedurali che dichiarativi rispetto a quelli umani, cioè legati all’esecuzione di abilità fisiche, piuttosto che a realtà linguistiche.

Di recente il campo dei sognatori è stato tentativamente allargato anche ad altri esemplari più “improbabili”, come ragni e uccelli, e gli studi in merito iniziano a diventare numerosi e significativi.

In particolare, un team di ricerca argentino ha appena registrato quello che ha tutta l’aria di essere un incubo, che ha come protagonista il kaskadì maggiore (pitangus sulphuratus), un uccello passeriforme tipico dell’America latina.

Viaggio nella mente dei kaskadì

Il fisico Gabriel Mindlin dell’Università di Buenos Aires iniziò a interessarsi delle meccaniche legate al canto degli uccelli nei primi anni 2000, ma più che altro come un diversivo rispetto alla sua attività principale.

Invece, come a volte capita, fu risucchiato nella spirale dello studio della mente degli uccelli e vent’anni dopo lo ritroviamo ancora impegnato in quest’attività “secondaria”, fortunatamente con profitto.

Mindlin e le sue colleghe erano già a conoscenza del fatto che gli schemi di attività elettrica nel cervello di alcuni uccelli addormentati corrispondono a quelli interessati quando tali uccelli sono svegli e stanno cantando.

In particolare, nel 2018 i ricercatori scoprirono che tale attività neuronale fa muovere i muscoli della gola e del petto degli uccelli allo stesso modo, sia da addormentati che da svegli; il passo successivo è stato convertire l’attività muscolare durante il sonno dei summenzionati kaskadì in canti ascoltabili.

Canti onirici in formato digitale

Per raggiungere tale obbiettivo, le ricercatrici hanno catturato due esemplari selvatici e hanno impiantato loro chirurgicamente degli elettrodi, in modo da registrare un centinaio di casi di attività muscolare, sia in fase di canto che di sonno.

Queste misurazioni sono state quindi date in pasto a un modello fisico di come i kaskadì producono suoni (simile a quelli usati per predire i suoni emessi da uno strumento a fiato), generando digitalmente il canto “onirico”.

I trilli, leggermente diversi in quanto a frequenza, ma per il resto sorprendentemente simili a quelli emessi da un uccello sveglio, possono essere ascoltati qui:

L’incubo del kaskadì maggiore

Ora forse vi starete chiedendo: perché nel titolo dell’articolo si parla di incubi? Il motivo è che il canto di cui sopra è quello che il kaskadì maggiore utilizza durante le sue dispute territoriali.

Per di più, esaminando un video dell’uccello addormentato, Mindlin e colleghi hanno notato che le piume sulla sua testa si rizzavano, proprio come se stesse davvero lottando contro un rivale!

Il gruppo ha intenzione di proseguire gli studi in merito, includendo altri tipi di uccello e in particolare specie che, a differenza dei kaskadì, devono imparare e fare pratica coi loro canti, per verificare se ci sono cambiamenti nella complessità dei sogni.

In ogni caso, sintetizzare canti di specie diverse potrebbe fare luce sul perché gli uccelli sognano e magari se ciò ha a che fare col consolidamento delle loro abilità canterine, in particolare per specie come gli usignoli, famosi per essere in grado di intonare centinaia di canti diversi.

(Originariamente pubblicato su Storie Semplici. Il titolo dell’autore potrebbe essere modificato dalla redazione)

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Pubblicato da Girolamo Castaldo

I miei interessi principali sono scacchi, sci, anime, manga, videogiochi, musica e (astro)fisica. Storie Semplici: http://storiesemplici.substack.com

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