IL PROGETTO DI FINI

Su Gianfranco Fini ho già scritto vari post, soprattutto sul suo radicale voltar pagina ai limiti del più evidente voltagabbanismo tipicamente italiano, in nome della modernizzazione e democratizzazione della destra italiana; forse più però in nome di una carriera politica da coronare dopo anni nelle file del vituperato MSI. Qui invece vorrei porre l’attenzione sui suoi possibili progetti futuri, che però in fondo, sempre rientrano nel discorso di cui sopra.
Come saprete, oggi Fini è Presidente della Camera, quarta carica dello Stato, ed è il secondo in ordine gerarchico del PdL (il primo inutile dire chi è); e avrete letto e sentito delle sue proposte in favore degli immigrati, della laicità dello Stato, nonché le sue espressioni contrarie nei confronti di molte riforme che vorrebbero Berlusconi o Bossi.

Che Fini stia pensando ancora al miglioramento della sua carriera politica, tanto quanto si recò in Israele nel 2003 a ripudiare il Fascismo, fino al giorno prima ancora sostenuto, è cosa lapalissiana; però quello di cui vorrei parlare è proprio della strategia che lo stesso sta mettendo in moto, confidando nel supporto di altri uomini politici suoi potenziali alleati. Il tutto in chiave post-berlusconiana, perché lui, come molti di noi, sperano che al più presto il Cavaliere si ritiri a vita privata e che magari il siero che ha infilzato nelle vene di noi italiani (disinteresse e superficialità) affievolisca al più presto il suo effetto.
In pratica, il buon Gianfranco spera di poter essere il futuro leader di un partito di centro-destra tipo quello della Merkel in Germania, sbarazzandosi nell’attuale PdL, dei fedelissimi di Berlusconi, ossia di coloro che intendono lo stare al Governo il farsi gli affari propri, a colpi di leggi che permettono la cancellazione dei loro reati e/o l’ampliamento delle proprie ricchezze; insomma un Pdl che sia formato dai suoi fedelissimi di Alleanza Nazionale e un 20-30% da membri provenienti da Forza Italia (quelli meno affaristi insomma). A ciò il buon Gianfranco vorrebbe aggiungere l’UDC di Casini, il quale porterebbe una sferzata di moderazione cattolica che non guasta mai e fa felice il buon elettorato italiano, quello perbenista e moralista insomma. Ma per fare ciò deve anche sbarazzarsi di un altro alleato scomodo, ossia la Lega; anche se di fatto credo che “il partito del Carroccio” se ne andrà da solo, sia perché riesce a comunicare solo con Berlusconi, sia perché proprio non sopporta i democristiani e i suoi eredi.
Al di là della fantapolitica, che però spesso ci azzecca, pare proprio che a Fini ormai Berlusconi vada stretto, quasi imbarazzi con le sue uscite e la sua vita privata; eppure a lui deve dove è arrivato adesso. A Berlusconi va riconosciuta infatti la capacità di aver messo in piedi una coalizione di centro-destra convincente, all’indomani della disfatta del primo Governo da lui guidato nel ’94 (che durò giusto 9 mesi, come una gravidanza); negli anni tra il 1995 e il 2001, Berlusconi ha saputo ricucire lo strappo con Bossi (chissà quanti ricordano quando disse che non avrebbe più fatto parte di un Governo in cui c’era anche il Senatur), e lo strappo tra Fini e Bossi (il primo pure disse che con il Senatur non avrebbe preso neanche un caffè); creando così, insieme a loro e all’UDC di Casini, la Casa delle libertà che nel 2001 ha vinto le elezioni politiche ed ha governato per tutti i 5 anni (cosa forse mai successa per una maggioranza nella Repubblica italiana). Rivincendo con loro, meno Casini (in tutti i sensi) anche quelle dell’anno scorso, governandoci di fatto di nuovo oggi.
Fini senza lo stratega Cavaliere oggi sarebbe ancora un neofascista ai margini della politica e della Democrazia, come del resto i post-democristiani dopo Mani pulite, i quali oggi starebbero tutti a nascondersi se non fosse stato per l’azione anti-magistratura di Silvio.
Ora Berlusconi è per Fini come un Boss della malavita per un cantante da lui lanciato, che gli ha permesso di fare carriera, ma dal quale ora vorrebbe liberarsene.
Con siffatta formazione politica, Fini potrebbe contare sul supporto di altri politici e i loro partitini, come Rutelli e il suo nuovo “Alleanza per l’Italia”, ed altri membri del Partito democratico, soprattutto quelli provenienti dalla Margherita, poco propensi ad alleanze con Di Pietro e la sinistra massimalista. Certo, facendo una somma approssimativa dei voti, quelli uscenti (buona parte di Forza Italia e quelli della Lega) sono molti di più rispetto a quelli entranti. Ma si sa che nella politica italiana non è difficile trovare persone disposte a salpare su altre carrozze.
Insomma, oggi Berlusconi fa da spartiacque tra le due coalizioni, ma gente come Fini già si immagina gli scenari che verranno. Sempre se il Cavaliere decida di ritirarsi; e in effetti, guardando i novant’anni lucidissimi di Andreotti eGelli, temo il peggio…
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