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IL GOVERNO LETTA E’ UNA MINACCIA PER L’AMBIENTE

Data ultima modifica: 13 Maggio 2013

A POCHI GIORNI DAL SUO INSEDIAMENTO, GIA’ SONO DUE I PROVVEDIMENTI CHE NON LASCIANO PRESAGIRE NULLA DI BUONO. INOLTRE IL DICASTERO NON E’ STATO CONSEGNATO, COME AL SOLITO, A UN TECNICO
Nonostante il fatto che il 75% del territorio italiano sia a rischio idrogeologico e la stessa percentuale di edifici pubblici (tra cui, dunque, scuole e ospedali) non sia a norma con le direttive antisismiche, i Governi susseguitisi negli ultimi vent’anni continuano a non far nulla per mitigare questi problemi. Probabilmente, dobbiamo aspettarci poco pure dall’attuale Governo Letta, almeno alla luce di queste prime settimane di vita. Nella fattispecie, per tre motivi: le parole del Ministro dello sviluppo Zanonato sul nucleare; il condono edilizio in Campania voluto dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Nitto Palma; la nomina di Andrea Orlando come nuovo Ministro dell’Ambiente.

ZANONATO APRE AL NUCLEARE – “L’energia nucleare è una forma di energia, se si può gestire non è sbagliata di per sè. In Italia credo che non si possa fare, ma nel mondo c’è. Se avessimo i siti adatti, perchè no? Non mi piace quando si enfatizzano le cose demonizzandole”. Lo ha detto il neo ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato a Un giorno da Pecora, suscitando polemiche all’interno del centrosinistra. Il tema del nucleare è infatti molto sentito tra gli elettori del Pd ed era stato affrontato, e archiviato, nel Referendum del 2011 (il 94,50 per cento dei votanti aveva detto no alla costruzione di centrali atomiche in Italia). Il titolare del dicastero di Via Veneto ha poi aggiustato il tiro: “In Italia non ci sono siti adatti per costruire centrali nucleari e va rispettato il referendum che nel giugno del 2011 ha sancito il no degli italiani all’energia nucleare”.
Il sindaco di Padova ha poi smentito definitivamente anche su Twitter: “Disinformazione, mai sostenuto che in Italia il nucleare si può fare ma che non ci sono siti. Aggiungo, rispettare il referendum”. Ma dopo le polemiche, è facile smentire quanto si è detto.
CONDONO IN CAMPANIA – La primissima cosa fatta da Nitto Palma come Presidente della commissione Giustizia del Senato è stata andare a trovare Nicola Cosentino in carcere. Evidentemente Nick o’ merican gli avrà suggerito di spingere per un condono in Campania. Detto, fatto: ecco che a Palazzo Madama si materializza un nuovo ddl, primo firmatario proprio Palma.
Sono stati vari i tentativi in Senato, sempre tutti respinti. Nel luglio 2012 era stato presentato un emendamento al decreto legge per il terremoto in Emilia Romagna che fu prontamente bloccato dal governo Monti con l’apposizione del voto di fiducia. Questa volta il ddl porta le firme, oltre quella del presidente della commissione Giustizia, anche dei senatori campani Pdl Riccardo Villari, Giuseppe Esposito, Alessandra Mussolini, Ciro Falanga, Antonio Milo più i due colleghi del Gruppo di Azione Legale Luigi Compagna e Lucio Barani. Il testo chiede la riapertura dei termini del condono edilizio 2003. «Il disegno di legge – è scritto nella premessa – mira a garantire a tutti i cittadini della Repubblica un eguale trattamento evitando discriminazioni al danni di taluni di essi che, per vicende indipendenti dalla loro volontà – quali il non corretto esercizio della potestà legislativa regionale – hanno visto limitata, ed in taluni casi addirittura preclusa, la possibilità di beneficiare dello speciale regime condonistico».
Il ddl Palma sulla riapertura dei termini del condono edilizio depositato in Senato consta di un solo articolo. Esso prevede che il procedimento di sanatoria previsto si applichi anche ai fabbricati non residenziali. Si consente anche alle richieste di sanatoria concernenti opere realizzate su aree vincolate di essere legalizzate», previo il nulla osta dell’autorità preposta alla tutela del vincolo stesso. Si prevede espressamente, a tal fine, l’effetto interruttivo sui procedimenti sanzionatori o esecutivi in corso, anche in forza di sentenze divenute definitive, conseguente alla semplice presentazione della speciale domanda di sanatoria, in linea con quanto normalmente previsto nella legislazione sui condoni edilizi.
Inoltre, si chiede la riapertura dei termini per l’accesso alla speciale sanatoria di cui al decreto-legge n.269 del 2003, fissando al 31 dicembre 2013 il termine ultimo per la presentazione della relativa istanza. Infine, si permette di utilizzare i manufatti abusivi acquisiti al patrimonio comunale all’esito dello specifico procedimento sanzionatorio anche per finalità residenziale pubblica, vale a dire destinandoli al soddisfacimento di esigenze abitative.
ANDREA ORLANDO MINISTRO DELL’AMBIENTE – Come noto, Andrea Orlando è il nuovo Ministro dell’Ambiente. La sua carriera politica si è contraddistinto per la militanza sin da giovanissimo nelle file del PCI prima e nel PDS e PD poi, ricoprendo varie posizioni prima a La Spezia, sua città natale, nel consiglio comunale come assessore, alle attività produttive e alla pianificazione territoriale, che al Parlamento, dove nel 2006 diventa deputato.
Membro della Commissione Bilancio della Camera e componente della Commissione parlamentare Antimafia, alle ultime elezioni politiche è stato eletto alla Camera dei Deputati come capolista della lista PD nella circoscrizione Liguria. Poi l’incarico.
A questo punto una domanda sorge spontanea: cosa c’entra Orlando con l’Ambiente? Perché, ancora una volta, questo Ministero diventa merce di scambio politico e non viene affidato a tecnici competenti? La risposta è semplice: un tecnico evidenzierebbe, pretendendone la risoluzione, tutte quelle priorità ormai ataviche cui necessita il nostro Paese che la politica non può e non vuole permettersi di risolvere. Meglio allora avere un membro del proprio partito alla guida di questo Dicastero, uno yesman che non crea problemi.

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