IL COMUNE DI NAPOLI CEDE ALCUNI GIOIELLI, COME PORTA DEL PARCO, STOA’ E GESAC

Data ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2012

LA PRIMA CEDUTA A BAGNOLI FUTURA SPA, LE QUOTE NELLE ALTRE DUE SARANNO INVECE CEDUTE A PRIVATI
In tempi di crisi e continui tagli da parte del Governo centrale, i Comuni sono costretti a cedere pezzi e il controllo di svariate attività. Tanto ai privati quanto alle società controllate. In questo modo eliminano dai propri bilanci voci pesanti e insostenibili. Seguendo tale politica, la Giunta de Magistris cede la Porta del Parco di Bagnoli a Bagnoli Futura spa e mette sul mercato le proprie quote in Gesac e Stoà. Pezzi “da 90” che però in tempi di crisi e ristrettezze sono forse solo visti come un peso.

LA CESSIONE DELLA PORTA DEL PARCO– La Porta del Parco di Bagnoli, quindi l’Auditorium, la Spa, le tre piazze e la caffetteria che sono nell’area, sono state cedute dal Comune di Napoli alla Bagnolifutura. Solo per questioni di bilancio. Tutto è riportato nella delibera numero 340 votata dalla giunta l’11 maggio scorso. Chiarissimo l’oggetto nel quale si legge: «Azioni di sostegno alla società Bagnolifutura».
Costati diversi milioni di euro gli interventi, con polemiche sui lavori sollevate anche da de Magistris, quando era parlamentare europeo e non ancora sindaco, e che ora l’ex pm promette di inaugurare in tempi brevi, passano nel patrimonio diretto della società di trasformazione urbana che sta riqualificando l’area dell’ex Italsider. Società che, a seguito delle acquisizioni dei suoli, si ritrova un grande patrimonio in termini di suoli, appunto, ma anche un notevole indebitamento. Da qui, la decisione non solo di avviare la vendita dei suoli e di rinunciare alla proprietà, quindi alle gestione, delle strutture che sono nella Porta del Parco per aiutare la Bagnolifutura.
Un modo per rendere più cospicuo il patrimonio immobiliare della Stu che però necessita di una premessa: allo stato, la strada che collega il pontile di Bagnoli con la Porta del parco, è ancora incompleta. Nella delibera, il comune da un valore «prudenziale» di circa 10 milioni di euro da mettere in bilancio della Bagnolifutura. Società che, il Comune, ricorda in delibera come abbia riportato «una perdita di esercizio al 31/12/ 2010 per 10.277.737 euro che è andata ad aggiungersi ad ulteriori perdite portate a nuovo per 4.533.097 euro» che, a fronte di un capitale sociale di 15 milioni e 314 mila euro, hanno determinato un patrimonio netto di appena 504.046 euro. Da qui, la necessità di ricapitalizzare la Bagnolifutura attraverso la rinuncia ad acquisire — perché tecnicamente di questo si tratta — da parte del Comune il Parco dello sport di Bagnoli.
EPPURE LA GESAC GENERA UTILI– Quanto a Stoà e Gesac, il Comune conta di ricavare un incasso di almeno 20 milioni.
E’ direttamente l’assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo, a dare l’annuncio: «Venderemo le quote dello Stoà e, presto, chiederemo al Consiglio comunale di autorizzarci alla cessione anche delle quote che il Comune detiene in Gesac».
Trattasi comunque di un colpo di scena. Non tanto per Stoà, che da tempo il Comune aveva annunciato di volere cedere, quanto per la Gesac, società che distribuisce anche utili e che, come sostengono alcuni consiglieri comunali, dà pure vetrina. Forse, però, le esigenze di cassa di palazzo San Giacomo vengono prima.
Il Comune di Napoli detiene attualmente il 12,50% delle azioni della Gesac, società che gestisce i servizi aeroportuali di Napoli. «La Gesac ha fatto segnalare una gestione virtuosa negli ultimi anni, conseguendo stabilmente degli utili di esercizio e sviluppando la qualità e la quantità dei servizi resi, indispensabili allo sviluppo economico cittadino», sono state le parole dell’assessore. Che però non ha dubbi sul fatto che «di conseguenza, l’amministrazione comunale ritiene ormai esaurita la funzione di presidio e supporto svolta fin ora attraverso la propria partecipazione societaria di minoranza ed, al contrario, ritiene necessario, anche onde conseguire fondamentali risorse per l’attuazione di nuovi investimenti necessari ed indispensabili allo sviluppo socio-economico cittadino, porre a valore detta partecipazione attraverso la sua dismissione».
PARTE L’ITER DI VENDITA – Comincia quindi l’iter per preparare la delibera di giunta per vendere le quote di Gesac che, però, necessita del via libera del Consiglio comunale prima di diventare efficace. «Lavoriamo per ottenere una perizia valutativa della società per individuare il valore da porre a base d’asta nella citata procedura di dismissione», ha aggiunto Realfonzo: «Occorre elaborare la documentazione contrattuale necessaria a detta dismissione, quindi indire apposita procedura di evidenza pubblica e dismettere la partecipazione entro il 2013». Tempi stretti, dunque.
Per Stoà, società che si occupa di formazione e alla quale era stato destinato anche un ampio spazio all’interno dell’Albergo dei Poveri — di cui ora non si sa il destino — il via libera invece c’è già stato: un paio di settimane fa la giunta de Magistris si è anche espressa formalmente, avviando le procedure per la ricerca del compratore. La delibera 337 prevede quindi di dare diritto di prelazione agli attuali soci di Stoà «sulla scorta del valore risultante dalla perizia, ove ritenuto congruo dall’amministrazione».
IN CASO DI MANCATE OFFERTE – Ma se entro il 2012 non dovessero giungere offerte, «o nel caso in cui il valore di perizia non si rivelasse congruo, la giunta provvederà ad avviare apposita procedura di evidenza pubblica, adeguando — se necessario —, il valore della perizia da porre a base d’asta». «Accanto ai progetti di fusione e alle azioni di razionalizzazione ed efficientamento, proseguiamo con le liquidazioni già chiuse quelle di Nausicaa e Ica, in corso quella di Consorzio San Giovanni e Napoli Orientale, e le dismissioni di alcune società — è il ragionamento del responsabile del Bilancio comunale —. Queste ultime riguardano Stoà e Gesac». Le liquidazioni e le dismissioni sono necessarie, secondo Realfonzo, «perché il Comune deve necessariamente concentrare le risorse sui servizi pubblici di grande rilievo, evitando di impegnarsi, come nel caso di Stoà, su attività che probabilmente è meglio lasciare ai privati».
Ben venga l’apertura ai privati e la dismissione di carrozzoni pubblici utili soprattutto a realizzare meri scambi tra voti, posti di lavoro e incarichi. Tuttavia, auguriamoci anche che tali società finiscano nelle mani giuste: Bagnoli è una ferita che sanguina da oltre un ventennio; Stoà è una prestigiosa realtà meridionale nel campo della formazione; la Gesac, dedita ai servizi aeroportuali, come detto genera anche utili  

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