La Russa, chi è il nuovo Presidente del Senato che non ha mai rinnegato il Fascismo

La Russa, chi è il nuovo Presidente del Senato che non ha mai rinnegato il Fascismo

Ignazio La Russa è stato faticosamente da poco nominato nuovo Presidente del Senato. Faticosamente perché la sua elezione è arrivata grazie ai voti dell’opposizione, essendo di fatto venuto meno l’appoggio di Forza Italia (probabilmente per la questione Ronzulli). Con tanto di siparietto tra lui e un Berlusconi infuriato e indignato.

Non un bel modo sicuramente di iniziare la nuova legislatura per la coalizione di centro-destra.

Del resto, Ignazio La Russa è un personaggio divisivo, dal passato mai rinnegato post-fascista (con tanto di cimeli in casa) e da Ministro della Difesa del Governo Berlusconi IV, anche più volte in polemiche con i giornalisti.

Ripercorriamo la vita e la carriera politica di Ignazio La Russa.

Chi è Ignazio La Russa: biografia

All’anagrafe Ignazio Benito La Russa, il nuovo Presidente del Senato è nato a Paternò il 18 luglio 1947. Come riporta Il Post, suo padre Antonino fu segretario locale del Partito nazionale fascista, per poi diventare senatore nel neonato Movimento Sociale Italiano (MSI).

Sia Ignazio che suo fratello più piccolo Romano iniziarono nel Fronte della Gioventù, la sezione giovanile dell’MSI. Mentre il fratello più grande, Vincenzo, aderì alla Democrazia Cristiana, meritandosi così l’appellativo di “pecora bianca”.

All’inizio degli anni Settanta divenne responsabile del Fronte della Gioventù e un suo intervento in piazza a Milano – dove sfoggiava un look alquanto inquietante alla Charles Manson – finì pure nel film Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio.

Di professione avvocato penalista, è passato alla storia per aver rappresentato legalmente la famiglia di Sergio Ramelli. Uno studente militante del Fronte della Gioventù ucciso a Milano nel 1975 da un gruppo di militanti di sinistra.

La carriera politica di Ignazio La Russa spicca il volo negli anni ’80, quando venne eletto al consiglio regionale della Lombardia prima e poi al consiglio comunale di San Donato Milanese.

Aderisce al progetto di Alleanza Nazionale, ideato da Gianfranco Fini tramite la “svolta di Fiuggi”, la quale sancì la fine del Movimento sociale italiano. Che però restò nel simbolo del nuovo partito.

Nelle fila di An fu eletto deputato ininterrottamente, mentre nel 2009 aderisce al Popolo della Libertà (PdL), che vide l’unione di AN con Forza Italia. In risposta alla nascita del Partito democratico (che fu invece frutto dell’unificazione tra Ds, Margherita e Repubblicani). quando si candidò con il Popolo della Libertà (PdL) di Silvio Berlusconi. La Russa ne divenne pure coordinatore nazionale.

Con l’approdo al governo del centro-destra nel 2008, La Russa fu nominato ministro della Difesa fino alla sua caduta avvenuta nel 2011. In quegli anni fu strenuo difensore delle forze dell’ordine, in un periodo di ritrovato fermento nelle piazze e di coda di polemiche per le sentenze che arrivavano per i fatti accaduti al G8 di Genova.

Fu anche spesso in veemente polemica con i giornalisti di sinistra della Rai (come Santoro e Formigli, con il quale ebbe anche uno scontro fisico).

Nel 2012 un’altra svolta politica: Ignazio La Russa lasciò il PdL (che sarebbe imploso di lì a poco) e fondò Fratelli d’Italia insieme a Giorgia Meloni e Guido Crosetto. In tutti gli anni a seguire FdI è rimasta all’opposizione dei vari governi susseguitisi. Una fermezza che è valsa l’exploit di oggi.

Nel 2018 fu eletto senatore e nominato vicepresidente del Senato. Oggi la carica da Presidente.

Ignazio La Russa fascista

Ignazio La Russa è stato spesso accusato di essere un nostalgico fascista e di non aver mai negato le sue radici. Inoltre, è tornato a circolare in rete un video che ritrae foto del colonialismo fascista, camice nere e Balilla, nonché bassorilievi, busti e statue del Duce nella sua abitazione.

La Russa ha però detto che i conti col passato sono stati fatti a Fiuggi, riferendosi alla nascita di Alleanza Nazionale. E che in Fratelli d’Italia non c’è spazio per i nostalgici. Ma qualche battutina gli esce ancora, come quando, in piena Pandemia, disse che era meglio il “saluto romano” perché più igienico. Mentre il fratello Romano, oggi assessore regionale Lombardia, è stato ripreso mentre faceva timidamente il saluto romano a un funerale.

Si ricorderà poi quando ci tenne a sottolineare il passato nel Movimento sociale italiano del marito della Segre, colei che proprio oggi ha annunciato la sua investitura. Solo un mese fa, ha detto che “siamo tutti figli del Duce“. Mentre nel discorso di insediamento, ha anche omaggiato il succitato Sergio Ramelli.

Ad onor del vero, a La Russa va riconosciuta la coerenza politica rispetto ad altri missini ed ex AN che hanno scelto altre sponde politiche ben lontane dalle proprie origini. Inoltre, in questi anni ha tessuto amicizie trasversali, anche con gli avversari. Godendo quindi di una stima diffusa tra gli scranni del Parlamento.

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Pubblicato da Luca Scialò

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