I COMUNI NON SFRUTTANO INGENTI FONDI PER IL GAS IN FAVORE DEI MENO ABBIENTI

NE AVREBBERO FACOLTA’ IN BASE A UNA LEGGE DEL 2007
Secondo l’art. 46 bis L. 222/07, i Comuni hanno la facoltà di esigere dai concessionari della distribuzione del gas dei fondi da destinare ai meno abbienti; ma non lo fanno. Si parla di cifre che vanno fino a 323 milioni di euro all’anno, a cui si potrebbero sommare altri 1,2 miliardi di arretrati per il periodo 2008-2011. Nelle bollette del gas c’è infatti uno strumento che potrebbe dare grandi risultati nel promuovere l’efficienza energetica e tutelare contemporaneamente le fasce più deboli.

L’OPPORTUNITA’ MANCATA – In realtà qualche Comune ne ha fatto richiesta. Ma sono solo 2mila su 5900. E i tempi per agire sono strettissimi. I distributori infatti hanno tempo fino al 15 ottobre per girare la richiesta di modifica della bolletta all’Autorità per l’energia. “Si tratta di un’opportunità da cogliere al volo perché, se non si richiedessero ora, questi soldi andrebbero a far parte della quota dal 2008 non redistribuita e non richiesta, per recuperare la quale si dovrebbe affrontare una causa civile. In sintesi: o ora, o tra dieci anni dopo una causa, se la si vince”, commenta a Qualenergia.itDavide Sabbadin, responsabile energia di Legambiente Veneto, che si sta mobilitando per far conoscere ai Comuni questa possibilità spesso ignorata.
COSA PREVEDE LA LEGGE – La normativa in questione che deriva dalll’art. 46 bis L. 222/07, come successivamente modificato, prevede che le municipalità interessate dalle nuove gare possano incrementare, da subito e fino alla conclusione delle gare d’ambito, il canone delle concessioni di distribuzione fino al 10% del vincolo sui ricavi di distribuzione, la parte della bolletta che va a remunerare il gestore. I soldi così raccolti, dice la legge, dovranno essere destinati “prioritariamente all’attivazione di meccanismi di tutela relativi ai costi dei consumi di gas da parte delle fasce deboli di utenti”. La delibera Aeeg 159/08, all’art. 59, ha poi stabilito – “cosa non prevista inizialmente dalla norma”, sottolinea  Miotto – che i distributori possano rifarsi ricaricando sugli utenti finali: un rincaro che è proporzionale ai consumi e che in media si aggira su 1 euro al mese per utente.
Ovviamente, a differenza che per la somma dovuta per il 2012, per gli arretrati degli anni scorsi le società di distribuzione non potrebbero rifarsi sugli utenti, bensì avrebbero perdite secche: per questo, ci spiegano, i Comuni che volessero recuperare il gruzzolo che spetterebbe loro dal 2008 al 2011 – cosa che nessuno ha mai fatto finora – dovrebbero prepararsi a battaglie legali.
Più semplice ottenere i soldi del 2012: basta una delibera. Generalmente i concessionari “si limitano a osservare la legge nel caso in cui questa quota venga richiesta”, come commenta a Qualenergia.it Gianluca Spitella, il portavoce di Federutility, anche se in diversi casi – riportano dal Consorzio Reti Gas – questi hanno tenuto un atteggiamento ostativo, in particolare quando sono in essere contratti e/o atti aggiuntivi agli stessi che individuino nella fine del 2012 il termine ultimo delle concessioni.
ECCO QUANTO RICAVEREBBERO I COMUNI– Facendo qualche esempio concreto per alcuni Comuni, per esempio Torino potrebbe avere dal gestore privato della rete gas locale 6 milioni l’anno, Napoli 4 milioni, Venezia oltre 2 milioni; città più piccole come Pordenone e Frosinone, rispettivamente 350mila e 230mila euro l’anno. Questo per citare solo alcuni casi in cui tale possibilità sarebbe più redditizia non avendo a che fare con municipalizzate (infatti nel caso in cui il gestore è una municipalizzata, la questione è più complicata e si tratterebbe in un certo senso di una partita di giro).
Che dire, una grande occasione in favore dei meno abbienti e dell’eco-sostenibilità non sfruttata. Una delle tante. 
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