GRASSE, IL CARCERE FRANCESE DOVE GLI ITALIANI MUOIONO IN MODO OSCURO

Data ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2013

DUE VITTIME IN MENO DI 3 ANNI PER CAUSE CHE NON CONVINCONO I FAMILIARI DEI DETENUTI
Nell’immaginario collettivo, la Costa azzurra francese rappresenta un luogo paradisiaco dove passare le vacanze. Ma non per tutti è così, anzi per alcuni italiani quel luogo si è trasformato in un inferno. Nella fattispecie, il carcere di Grasse, capitale dei profumi in Costa Azzurra. Claudio Faraldi mercoledì scorso e Daniele Franceschi tre anni fa sono morti per cause ufficialmente “cardiache”, ma che non convincono del tutto i loro familiari. In passato si sono verificati altre morti, rivolte e abusi. In un carcere che soffre, come i nostri, di sovraffollamento.


I DUBBI DEL PADRE DI CLAUDIO FARALDI– Anche per questo Giancarlo Faraldi, padre di Claudio, non si fida della concisa ricostruzione fornita dalle autorità. «Attacco di cuore? Mio figlio era giovane e sano. E mi domando se, nel caso sia stato davvero colpito da un malore, lo abbiano assistito a dovere». Sul caso è stata aperta un’inchiesta. Claudio Faraldi, padre italiano e madre francese, due figli, era tossicodipendente da anni (inutile per lui un soggiorno a San Patrignano) e nel 2011 era stato condannato a cinque anni dopo una rapina commessa in Costa Azzurra per procurarsi i soldi della droga. Da sei mesi Claudio era stato trasferito nel carcere di Grasse, dove non aveva mai manifestato problemi di salute prima della morte, mercoledì. «Ci hanno avvertito solo due giorni dopo – aggiunge il padre -, e io voglio assolutamente vedere mio figlio prima dell’autopsia che verrà compiuta il 16 maggio. Stava bene, da tempo non usava più droghe».

E QUELLI DELLA MOGLIE DI DANIELE FRANCESCHI – Quando quasi tre anni fa morì nello stesso carcere Daniele Franceschi le autorità francesi parlarono, anche allora, di problemi cardiaci, ma la madre ha sempre sostenuto che suo figlio è stato picchiato. Oggi la signora Cira Antignano esprime solidarietà alla famiglia Faraldi e dice «devono combattere come ho fatto io fino ad oggi, e devono imporsi per vedere il figlio prima che venga effettuata l’autopsia. Non come per Daniele: me lo hanno mostrato avvolto in un telo, a cose fatte. Anche per Claudio, come per Daniele, parlano di problemi cardiaci, sono versioni che non stanno in piedi». La mamma di Daniele Franceschi è stata convocata dal ministero degli Esteri giovedì prossimo, «devono farmi delle comunicazioni ma non so di che cosa si tratti».
Nel marzo scorso la Corte di appello di Aix en Provence ha prolungato l’inchiesta sulla morte di Franceschi, e tra gli indagati ci sono un medico e due infermieri del carcere di Grasse.
UN CARCERE DIFFICILE – La prigione di Grasse, capitale dei profumi in Costa Azzurra, è relativamente recente, è nata nel 1992 ma già vecchia (per esempio senza docce e servizi in cella) ed è uno dei casi estremi della pessima situazione delle carceri francesi. Nel 2001 dopo la morte di un detenuto 17enne ci fu una sommossa che finì con un incendio e 11 carcerati all’ospedale; nell’agosto 2010 perse la vita Franceschi; esattamente un anno fa 20 agenti penitenziari hanno bloccato per una giornata l’istituto per protestare contro il sovraffollamento; il 15 gennaio scorso il secondino Fabien Durand ha scritto al presidente della Repubblica raccontando gli abusi sessuali commessi in prigione da un suo superiore «coperto dalla gerarchia».
Che il Governo italiano alzi la voce. Dalla morte di Daniele Franceschi sono cambiati ben 3 Ministri degli esteri, ma contiamo sempre lo stesso: zero.

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