Renzi, sette fallimenti per sette riforme

Il Governo Renzi sta vivendo il suo terzo anno di vita e, a parte qualche buona riforma in campo sociale, non sta scuotendo o addirittura rivoluzionando la stagnata Italia come l’ex Sindaco di Firenze aveva promesso cacciando Enrico Letta dallo scranno di Premier. Quattro sono le riforme di cui Matteo Renzi va molto fiero: abolizione delle Province, la riforma Madia della P.A., il Job Act e  la Buona scuola. Tutte però, nei fatti, rivelatesi morte dalla nascita. A queste poi aggiungiamoci la mancata riduzione della Spesa pubblica, del peso della politica nella Rai e il fallimento della politica migratoria. Ma andiamo con ordine.

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Le quattro riforme sbandierate da Renzi

Province, non si vedono ma ci sono

province italiaSbandierata urbi et orbi, si è scoperto che gli enti esistono ancora, seppur come «di secondo livello»; consiglieri e presidente non vengono più eletti dai cittadini bensì dai consiglieri comunali di zona. Oscure le competenze, così come gli effettivi risparmi, invalutabili, giacché i dipendenti sono stati presi in carico da Regioni, Città metropolitane e altri enti locali.

Riforma Madia, P.A. quasi uguale

La legge manca di sostanziali novità. Sta già emergendo oltretutto che le novità sono poche e non decisive e la burocrazia ministeriale impiegherà un niente ad aggirare i limiti che si volevano imporre per premiare la meritocrazia. Troppe enunciazioni generiche e su un elenco infinito di casi e sottocasi, ognuno ovviamente con deroga inclusa. I vincoli alle partecipate? Già espressi in passato e generici. I boiardi che le comandano così non faticheranno a dire che li stanno rispettando. Soprattutto se la loro fede nei confronti dell’amministrazione politica è comprovata. Si rischia di creare 150mila dipendenti pagati per non far nulla ove si desse corpo alla chiusura delle aziende inutili. E oltretutto il quadro dei risparmi promessi si va via ridimensionando. L’omogeneizzazione delle retribuzioni per i dirigenti non poterà risparmi e alla fine tenderà inevitabilmente verso l’alto. E va ricordato che i dirigenti pubblici italiani restano tra quelli più pagati al mondo.

Il Job Act non ha sortito effetti sul mercato del lavoro

Più che impressioni e polemiche, basti citare i dati Istat sulla disoccupazione, in particolare giovanile, di pochi giorni fa (tra i 15 e i 24 anni vola al 39,2%). Drammatici.

Buona scuola, la deportazione dei docenti da Sud a Nord

renzi buona scuola«Finalmente ho compreso il significato della Buona scuola – scrive un docente – ho visto sui giornali la foto del primo giorno di scuola della sig.ra Landini in Renzi, abbronzata e serena, già precaria, e finalmente con la cattedra sotto casa». Maldicenze a parte, i professori di ruolo imbufaliti per i meccanismi delle valutazioni, quelli entrati per le «deportazioni» da Sud a Nord. Se e come influirà sulla regolarità delle lezioni si vedrà. Il novembre si preannuncia più che caldo. Focoso.

Spesa pubblica non ridotta, parola di Corte dei Conti

La prima e più grave delle occasioni fallite. I commissari nominati da Renzi per ridurre la spesa si sono dimessi uno dietro l’altro e anche la Corte dei Conti ha certificato il flop mettendo nero su bianco un «parziale insuccesso». Tanto che alla fine il termine spending review è sparito dall’agenda. Troppi sussidi, troppi bonus per acquisire consenso, solo rimaste misure piccole e poco coordinate, senza disegno complessivo. I freddi numeri purtroppo confermano: il debito pubblico è aumentato con Renzi di 141,2 miliardi (da 2.107,6 miliardi di febbraio 2014 a 2.248,8 del giugno scorso).

Rai, tra politica e bollette

rai renziFuori i partiti dalla Rai, aveva detto. Poi ha imposto il canone in bolletta. Quindi, ha cacciato i direttori non «in linea». Ma dei 1.600 giornalisti, 600 sono inquadrati come «dirigenti». «Una percentuale pazzesca – spiega Perotti -. Se si compara alla Bbc, il costo medio del lavoro per unità di valore aggiunto è molto più alto. La Rai ha troppi soldi. Il canone in bolletta? Attenti alla retorica della lotta all’evasione. Se recuperi risorse e poi le usi per rimpinguare ancora di più la Rai e i suoi dirigenti, a che serve?». Magari a suonare il piffero. E chissà se basterà.

Poi mettici la solita e pluridecennale longa mano della politica ancora presente…

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Politica migratoria peggiorata

Siamo ormai diventati la discarica umana d’Europa. Per ragioni geografiche siamo, insieme alla Grecia, il principale punto di sbarco degli immigrati. Il Governo Renzi è silenti di fronte all’egoismo del resto d’Europa, rinchiusosi a riccio tra muri e dogane. L’Italia non alza la voce e nel frattempo, distribuisce alla meno peggio immigrati tra i vari Comuni italiani, tra tendopoli, caserme stanza libere di Hotel. Con i residenti sempre più esasperati e i Sindaci costretti a fare da accoglitori passivi a discapito dei propri consensi elettorali.

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Pubblicato da Luca Scialò

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2 Risposte a “Renzi, sette fallimenti per sette riforme”

  1. Ormai dopo 3 anni con Renzi al governo bisogna guardare in faccia la triste realtà senza alibi o tanti giri di parole: al momento di tutte le promesse, i proclami, i giuramenti e le garanzie annunciate dal nostro amico, in porto non è arrivato quasi niente o almeno niente che abbia cambiato sostanzialmente le cose in Italia. La chiara e netta sensazione per il comune cittadino è che di fatto le cose importanti, le riforme che interessano sul serio le persone e che potrebbero migliorare la vita,i veri problemi, non sono stati minimamente affrontati e tanto meno risolti. Pensiamo solo alla situazione lavorativa italiana, alla pubblica amministrazione, al debito, alla crescita economica, alla sanita’, alla scuola, alle prospettive concrete di crescita futura e sviluppo del Paese, al debito pubblico, alla politica inconsistente e alla corruzione dilagante in Italia: un disastro senza apparente via d’uscita!!! E non si prenda come alibi solo e sempre la “crisi”, poiché altri Paesi europei messi in partenza peggio di noi a tutti i livelli si sono dati una bella scossa e hanno tirato fuori o bene o male dei buoni o almeno discreti risultati in termini di crescita e sviluppo, mentre l’Italia è sempre ferma ed ingessata in maniera sconcertante…solo a parole siamo i primi al mondo!!

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