Gabriele D’Annunzio fu ucciso? I tanti dubbi sulla sua morte

Gabriele D’Annunzio fu ucciso? I tanti dubbi sulla sua morte

Introduzione

Da fautore e ideologo del Fascismo a personaggio ingombrante da tenere ai margini. E’ questo il destino che segna gli ultimi anni di vita del “poeta vateGabriele D’Annunzio. Uno dei più importanti poeti italiani, che ha segnato pagine importanti della nostra Letteratura a cavallo tra l’800 e il ‘900.

D’Annunzio vive nel Vittoriale dal 1924, quando il Fascismo inizia a passare da rivoluzione popolare a feroce dittatura. Con leggi sempre più restrittive della libertà. D’Annunzio, ormai 74enne, è molto critico nei suoi confronti e per questo Mussolini lo tiene quasi al confino. Per evitare che le sue idee, ancora argute e sublimi, infiammino quelle degli italiani.

Eppure, proprio quel poeta che convive con tre donne e qualche assistente, ma soprattutto col rancore e coi ricordi dei bei tempi andati, quel Fascismo lo ha ideato nell’esperienza breve ma intensa di Fiume.

La goccia che fa traboccare il suo risentimento e la sua disapprovazione verso il regime cade quando Mussolini decide di allearsi con Hitler, contro il quale ha pochi lusinghieri epiteti. Paragonandolo perfino a Charlie Chaplin. Vorrà manifestare tutto il suo disappunto verso questa alleanza al Duce durante una sosta a Verona. Sarà l’ultimo atto della sua vita da libero pensatore.

Proprio questo astio verso il Duce e il Fascismo sembra porre i riflettori su una versione alternativa alla sua morte. Non per cause naturali, ma addirittura avvelenato per come era diventato scomodo per il regime.

Il film Il cattivo poeta annida nello spettatore questo dubbio sul finale.

Ecco come ricostruisce gli ultimi anni di vita del poeta “vate“.

Il cattivo poeta recensione

A raccontarci tutto questo ed altro, è la pellicola poetica di Gianluca Jodice, documentarista e regista tv alla sua prima prova per il grande schermo: Il cattivo poeta, uscito a maggio 2021.

Straordinaria l’interpretazione di Sergio Castellitto nei panni del D’Annunzio, del quale, oltre alla evidente somiglianza fisica, riesce anche a riprendere tutte le mimiche. Ad interpretare il giovane federale Giovanni Comini, piazzato alle calcagna di quel “pericoloso” poeta, è Francesco Patanè. Il quale passerà da spia a grande estimatore del vate. Comprendendo che il suo atteggiamento, apparentemente solo ascrivibile ad un vecchio rancoroso, in realtà era più lucido della fosca mente cui aveva costretto il Fascismo.

I colori caldi e sbiaditi ci portano indietro nel tempo, mentre il Vittoriale offre naturali ambientazioni da teatro. Molto significativa la scena del D’Annunzio che esce a salutare i pochi superstiti di Fiume. Con un discorso che andrebbe bene anche oggi.

Nel finale, il lungometraggio getta anche un’ombra sulla sua morte. D’Annunzio qualche tempo dopo avrebbe dovuto tenere un discorso come Presidente dell’Accademia d’Italia. Importante Istituzione culturale italiana, attiva dal 1929 al 1944. Ma per egli, fu un contentino che il Duce volle dargli per tenerlo buono. Infatti, il poeta abruzzese non andò mai a presiedere alcuna riunione, contrariato da questa nomina.

Tuttavia, in quella occasione voleva esserci per dire come la pensava al Mondo del patto d’acciaio Roma-Berlino.

Il film di Jodice lascia intendere che la morte potrebbe essere stata provocata da un avvelenamento di farmaci indotto. Visto che chi lo circondava, eccetto il giovane Comini che provava per lui ormai ammirazione, sentiva per egli disprezzo e disapprovazione. Infatti, arriverà una telefonata a Roma dopo che D’Annunzio aveva manifestato la sua intenzione di parlare in pubblico. Lo stesso Comini fu poi espulso dal partito per indisciplina.

Gabriele D’Annunzio si suicidò?

Ma c’è anche l’ipotesi suicidio. Il sito Noivastesi, riporta come Attilio Mazza ha avanzato una inedita ipotesi, scritta nel suo libro dal titolo “D’Annunzio Sciamano” (ed. Bietti 2002). Mazza è alquanto preciso nel supporre alcune strane coincidenze sulla morte del Vate che, a 75 anni scrisse all’amante Luisa Baccarà, il 1° novembre 1934Basta“, alludendo alla sua accentuata impotenza.

Peraltro Gabriele D’Annunzio, sul tavolo di lavoro del Vittoriale venne trovato morto col capo reclinato sull’almanacco Barbanera che annunciava la morte di un personaggio importante, il Vate aveva stranamente sottolineato con la matita rossa.

Suicidio annunziato? Forse. Infatti nella “Zambracca” ossia lo studiolo di Gabriele D’Annunzio, in uno scaffale contenente medicinali, il dott. Antonio Bartolotti, esperto in etnomedicina, rinvenne farmaci che, all’ epoca venivano prescritti per la cura di malattie psicosomatiche e nevrotiche. Come l’insonnia ed esaurimento nervoso.

E Gabriele D’Annunzio come scrive Tom Antongini, nel suo libro “Quarant’anni con D’Annunzio” faceva uso di piccole dosi di stricnina, considerandola uno stimolante neurotonico.

Si parla però anche di suicidio. Il Vate più volte nei suoi scritti accenna al suicidio, ritenendosi ormai vittima dell’esosa vecchiaia , come accennato nel “Libro Segreto” (1935), facendo, addirittura, l’elogio del suicidio.

E, inoltre, in una lettera, rinvenuta tra gli scritti inediti (1937) indirizzati a Ines Pradella, confidava di patire di

quegli effetti di malinconia mortale che mi fanno temere di me, perché è predestinato che io mi uccida

E l’anno successivo (20.2.1938) in una lettera indirizzata alla moglie Maria Hardouin dei duchi di Gallese, confermava il proposito suicida. Ma chissà se costretta…

Nondimeno, nel certificato medico redatto dal dott. Alberto Cesari, primario dell’Ospedale di Salò e dal medico curante del Poeta, è scritto che Gabriele D’Annunzio è deceduto per emorragia cerebrale, alle ore 20.05, martedì.

Secondo Attilio Mazza, se fosse stata resa pubblica la morte volontaria, non sarebbe stato possibile effettuare il solenne rito religioso, con innegabile imbarazzo per Mussolini e per il Governo. E trova anche spiegazione la rapidità delle esequie, giacché Benito Mussolini giunse alle ore 8 di mattina del successivo mercoledì, giusto il tempo necessario per approntare il convoglio, presidenziale con il segretario particolare Sebastiani e i ministri Ciano, Starace, Alfieri per presenziare ai funerali la mattina di giovedì 3 marzo 1938, alle ore 8.30.

E a suffragare l’ipotesi insorta sul decesso del Vate è anche la fretta con la quale vennero concluse le esequie, senza che venissero effettuati accertamenti per stabilire le effettive cause della morte di Gabriele D’Annunzio.

Anche il sito Com’è morto avanza l’ipotesi del suicidio. Riporta come all’amica Ines Pradella aveva scritto pochi mesi prima:

Fiammetta, oggi patisco uno di quegli accessi di malinconia mortali, che mi fanno temere di me; poiché è predestinato che io mi uccida. Se puoi, vieni a sorvegliarmi

Nel Libro segreto (1935), già citato prima, D’Annunzio fa intendere anche la caduta accidentale del 1922 come un tentativo di suicidio. Il certificato medico di morte, scritto dal dottor Alberto Cesari, primario dell’ospedale di Salò, e dal dottor Antonio Duse, medico curante del poeta, ufficializzò comunque la morte per cause naturali.

Conclusioni

Dunque, anche la morte di Gabriele D’Annunzio è avvolta dal mistero. E le cause naturali non sono del tutto credibili. Certo, se non si è trattato di avvelenamento diretto voluto da Roma, anche il suicidio potrebbe essere stato spinto dall’oblio verso cui l’aveva scaraventato quel Fascismo che egli stesso ispirò.

Come si suol dire in modo amaramente ironico…forse è stato suicidato.

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: [email protected] Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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