FRANCESI GIA’ STUFI DI HOLLANDE, LO BOCCIANO 3 CITTADINI SU 4

IL SUO GOVERNO COMPIE UN ANNO, MA I SONDAGGI DICONO CHE SOLO UN FRANCESE SU QUATTRO LO SOSTIENE ANCORA. COMUNQUE QUALCOSA E’ STATO FATTO
Il già stentato matrimonio tra Francois Hollande e i francesi sembra essersi ulteriormente complicato. A un anno dal suo insediamento, avvenuto il 5 maggio 2012, le “président normal” – come si autodefiniva in contrapposizione agli eccessi del sarkozysmo – è diventato “Monsieur Faible”, il Signor Debole, per i giornali parigini. Da un sondaggio di TNS Sofres, realizzato per iTelèSolo, “solo” il 15% di essi fa un bilancio piuttosto positivo del primo anno di presidenza di Hollande, mentre il 9% non esprime alcuna opinione. Il restante 76% si dice apertamente deluso dall’operato del leader della gauche un anno dopo il suo arrivo all’Eliseo. Non va meglio tra chi lo ha votato: il 56% di loro, si dice scontento. Solo il 13% degli elettori di Hollande sostiene di essere soddisfatto un anno dopo. L’11% non si esprime.

Ecco da dove proviene la delusione dei francesi, ma anche le cose promesse e realizzate.

LA DELUSIONE – Al di là di quello che Hollande ha, e al di là dei limiti oggettivi alle sue aspirazioni (la crisi economica colpisce inevitabilmente anche la Francia), per il momento la sua grande sconfitta agli occhi degli elettori (e di tanti osservatori internazionali) è non aver trovato una risposta efficace, innovativa e “di sinistra” alla crisi. Hollande è stato il primo ad aver richiamato, arrivando al potere, l’attenzione sulla necessità di promuovere una politica di crescita a livello europeo, che andasse oltre l’austerità prima di tutto, voluta dalla Merkel. Ma alle parole non sono seguiti i fatti. Non è riuscito a far passare un bilancio europeo (quello per il 2014-2020) all’altezza della situazione (anzi, per la prima volta nella storia dell’Europa unita, registrerà una flessione rispetto al precedente). Ha solo elemosinato a Bruxelles un rinvio di due anni per il raggiungimento dell’obiettivo del 3% del deficit pubblico sul Pil per il proprio Paese, per il momento ampiamente superato (da questo punto di vista la Francia è messa molto peggio dell’Italia), ma non è riuscito a promuovere un cambiamento di quella politica dei parametri di Maastricht che attanaglia tutta l’Europa, tranne la Germania. Non è andato oltre…
LE COSE FATTE – La debolezza di “Monsieur Faible” a livello europeo e della politica generale fa dimenticare quanto Hollande abbia concretamente realizzato della sua lista di 60 promesse di campagna elettorale. Cioè, molto o comunque abbastanza in un anno. Matrimonio e adozione per i gay? Fatto. Taglio del 30% allo stipendio del presidente e dei minstri? Fatto. Aveva promesso di tornare a valorizzare la scuola publica. E in effetti sta assumendo a man bassa nuovi docenti (già 6.700 l’anno scorso e oltre 10mila dall’inzio del 2013 a oggi). Ha creato una banca pubblica d’investimento (Bpi) per aiutare le piccole e medie imprese, con una dotazione di 40 miliardi di euro. Ed è stata approvata la legge sui “contrats de génération”, nuovi contratti lavorativi sovvenzionati che facilitano l’ingresso dei giovani nelle imprese e il mantenimento dei senior impiegati (e a rischio di disoccupazione). A livello fiscale, diciamo che ha aumentato le tasse per nove francesi su dieci, scontentando un po’ tutti. Ma la giustizia sociale è migliorata, perché il peso dell’imposizione si è riversato soprattutto sui più abbienti. Anche se non è riuscito a introdurre la “famosa” aliquota del 75% sui super-ricchi, suo cavallo di battaglia durante la campagna. Quella promessa sarebbe stata determinante per vincere contro Sarkozy ma la Corte costituzionale ha bocciato la novità. In tanti dicono che Hollande e i suoi lo sapessero fin dagli inizi che quella riforma fosse irrealizzabile.
Comunque a Hollande restano altri 4 anni per fare qualcosa di sinistra, oltre che dirla. Dopo quasi vent’anni di governi di destra, un fallimento per i socialisti francesi ritornati al potere sarebbe irreparabile.
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