Caso Foxconn, siamo entrati nella Quarta rivoluzione industriale

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La Cina, si sa, è da quarant’anni il Paradiso dello sfruttamento. Ha un’economia pianificata, dove lo Stato manovra sia i lavoratori che i suoi rappresentanti: i sindacati. Il tutto, in teoria, affinché si raggiunga il benessere collettivo. Ma in pratica, affinché il Pil cresca e il capitalismo ingrassi. Dopo la morte di Mao, il consumismo ha sostituito il comunismo e la bandiera rossa simboleggia soprattutto il sangue degli operai. Ma dato che quest’ultimi sono pur sempre degli esseri umani e possono essere spremuti fino ad un punto massimo, previa morte, una multinazionale di Taiwan (Stato orbita della Cina) ha deciso di sostituirli con dei robot. Trattasi della Foxconn, produttrice di dispositivi elettronici.

Il caso Foxconn

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I robot che sostituiranno gli operai

La Foxconn, azienda taiwanese che produce la metà delle componenti dei dispositivi elettronici di consumo venduti nel mondo, “ha ridotto la propria forza lavoro da 110 mila a 50 mila persone grazie all’introduzione dei robot e ha segnato un successo nella riduzione del costo del lavoro”.

La Foxconn era anche conosciuta per l’alto tasso di suicidi tra i suoi lavoratori, schiacciati da ritmi infernali. Quindi non si può davvero dire che non avesse di mira la massima “produttività”. Ma i robot fanno meglio, più velocemente, senza soste fisiologiche, 24 ore su 24. Non si lamentano, non pretendono adeguamenti salariali, bon si ammalano, non scioperano mai e non rischiano di farlo in futuro. Al massimo si rompono e vanno aggiustati.

Inutile aggiungere che decine di altre aziende operanti in Cina stanno per fare lo stesso, magari su scala dimensionale anche superiore al 50% del personale (dipende dal tipo di processo produttivo e dai prodotti).

L’automazione della produzione sta del resto conquistando tutte le fabbriche del pianeta e i “futurologi” stanno già sfornando elenchi di mansioni lavorative a rischio scomparsa e percentuali da capogiro nella sostituzione di uomini e donne con macchine. Tutto ciò che è seriale può esser fatto meglio, con più precisione e senza soste da un robot. Sia a livello manuale che “cognitivo”. Non c’è impiegato “di concetto” che possa sentirsi al sicuro. Solo le professioni “creative” possono – entro certi limiti, comunque – essere risparmiate da questa corsa alla robotizzazione.

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Siamo entrati nella quarta rivoluzione industriale

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Dalla Cina parte la Quarta rivoluzione industriale

Come sostiene Contropiano, siamo dunque a pieno titolo nella “quarta rivoluzione industriale”. La quale ha per orizzonte la produzione senza lavoro umano o quasi (resteranno, seppur molto più limitate, solo le attività di installazione, manutenzione e programmazione dei robot), sia sulle linee che negli uffici. Miliardi di esseri umani non avranno più un’occupazione, né potranno riciclarsi in altre attività in espansione, perché non avranno le cognizioni di base per fare il salto da una all’altra.

La domanda, come diceva il simpatico Michele Lubrano, sorge spontanea: che fine faranno quei miliardi di esseri umani senza possibilità di guadagnarsi da vivere vendendo la propria forza lavoro? I più ottimisti diranno: “usciranno fuori altri lavori”. Ma, tutt’al più, piazzeranno un disoccupato su tre. Come accade da secoli ad ogni stravolgimento del mondo del lavoro. Certo, il pericolo paventato dal film Terminator, è sempre dietro l’angolo…

Una risposta a “Caso Foxconn, siamo entrati nella Quarta rivoluzione industriale”

  1. si effetivamente da piu’ di 10’000 anni i cinesi sono grandi esperti di cibernetica ( vedi storia mondiale di cibernetica ) e avendo anche loro grandi zone con grandi piramidi , come l’egitto, hanno una conoscienza estrema della psicotronica e della robofilia sociale per il controllo mentale globale ….

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