Eric Zemmour, chi è nuovo leader destra francese: aurevoir Le Pen?

Eric Zemmour chi è

Introduzione

Tra circa 6 mesi si terranno le importanti elezioni presidenziali francesi. Che potrebbero cambiare il volto anche della politica francese rispetto all’Unione europea, come potrebbe accadere in Germania.

Un nuovo, per modo di dire, personaggio si affaccia sullo scenario transalpino: Eric Zammour. Il quale potrebbe insidiare la supremazia di Marin Le Pen che dura ormai da un decennio.

A sei mesi dalle elezioni presidenziali in Francia, infatti, secondo il sondaggio condotto dalla Harris Interactive per la rivista Challenges, Zemmour sarebbe al 17-18% contro il 15-16% di Marine Le Pen. Per la prima volta dal 2016 fuori dalle intenzioni di voto per il primo turno delle presidenziali dai primi due posti.

Proprio lei che fino ad un anno fa era data al 30%, forte anche dell’incanalamento verso di lei della protesta contro le politiche di Emmanuel Macron. Ricorderete, per dirne una, i gilet gialli che uscivano allo scoperto, e pure pesantemente, ogni sabato.

Ma vediamo chi è Eric Zemmour e perché ha più chance della Le Pen.

Eric Zemmour chi è

Come riporta Insider Over, Eric Zemmour è nato nel 1958 a Montreuil, vicino Parigi, da una famiglia di ebrei algerini di nazionalità francese fuggita dalla colonia durante la guerra.

Laureato all’Institut d’études politiques de Paris, Zemmour ha intrapreso all’età di 28 anni la carriera di giornalista politico scrivendo articoli polemici e critici del presidente François Mitterrand su Le Quotidien de Paris, testata vicina alle istanze politiche del numero due del Front National, Bruno Megret.

Ha ottenuto visibilità a livello nazionale dal 1996, grazie ad una rubrica su Le Figaro. Importante giornale francese di orientamento conservatore.

Zemmour si è contraddistinto da sempre per una visione politica identitaria, nazionalista, nettamente orientata a destra. E la sua critica si è sovente concentrata proprio sugli esponenti politici del centro-destra. A partire dall’ex presidente Jacques Chirac, a cui ha dedicato la biografia L’Homme qui ne s’aimait pas, ovvero “L’uomo che non si amava”, uscita nel 2002. L’anno in cui vinse il ballottaggio presidenziale contro Jean-Marie Le Pen, padre di Marine.

Le posizioni di Zemmour sono state presentate bollate come “golliste” o addirittura “bonapartiste”. Ma egli si è sempre visto oltre la destra e la sinistra, addirittura aperto alla lettura marxista del lavoro. Almeno inizialmente, per poi gradualmente virare verso visioni conservatrici.

Nel 2006 ha pubblicato Le premier sex, un testo che già nel titolo fa il verso a “Il secondo sesso”, manifesto femminista di Simone de Beauvoir. Nel saggio Zemmour attacca quella che definisce la “svirilizzazione” della società e il ruolo giocato dal femminismo nel promuoverla. Nello stesso periodo, ha più volte attaccato il movimento anti-razzista, accusando François Mitterrand di averlo promosso a partire dagli anni ’80 per far dimenticare la svolta del suo Partito Socialista in senso neoliberista.

Nel 2009 delle dichiarazioni controverse sulla discriminazione razziale gli sono costate il licenziamento da Le Figaro, pe poi tornarci a lavorare come contributore esterno.

Nei suoi scritti, aveva attaccato temi come:

  • l’ideologia dell’accoglienza
  • l’interventismo in Medio Oriente dell’Occidente fondato sull’ideologia dei diritti umani, accusandolo come una forma di neocolonialismo
  • l’integrazione europea

Nel 2010 ha riscritto in termini “nazionalisti” la storia del Paese nel saggio nostalgico Mélancolie française.

Nel 2014 esce il suo più importante successo letterario: Le suicide française, un vero e proprio manifesto del suo pensiero.

Nel testo, Zemmour accusa la classe dirigente della Quinta Repubblica di aver ridimensionato in nome dell’accoglienza, dell’apertura a migranti e integrazione europea, del politicamente corretto i valori tradizionali francesi. Sottolinea con il termine “suicidio” che, a suo avviso, la scelta è stata politicamente e strategicamente congegnata.

Il saggio ha venduto 500mila copie, aprendogli le porte del ruolo di “ideologo” del Front National guidato da Marine Le Pen. Partito che, non a caso, è risultato da allora due volte primo nelle europee ed è arrivato al ballottaggio alle presidenziali nel 2017.

Eric Zemmour nuovo leader della destra francese?

Oggi il Front National non esiste più. La Le Pen lo ha ribattezzato Il Rassemblement, nello sforzo di trasformarlo da partito di nicchia di estrema destra a partito di governo che guardasse anche al centro.

Tuttavia, la trasformazione non è riuscita, giacché anche nella sua nuova versione, il partito della Le Pen ha dimostrato in un certo senso di avere la coperta corta. Di dipendere cioè da un elettorato radicale e fortemente schierato contro l’élite politica tradizionale. Quindi polarizzato. Del resto, i francesi quando si trattava di scegliere tra un candidato moderato, di centrodestra o di centrosinistra che sia, e un Le Pen, hanno sempre virato verso il primo.

Zemmour è radicale, contestatario, un guerriero culturale che porta avanti a tutto campo le battaglie tradizionali della destra nazionalista. Una ripresa della tradizione del Regime di Vichy in senso revisionista, opposizione totale al multiculturalismo, denuncia dell’accentramento del potere nell’élite parigina.

Il linguaggio di Zemmour non è meno radicale, certo, ma proposti nei suoi scritti o nelle sue trasmissioni con una virulenza tale da risultare dicotomica.

Se si vuole cercare un precedente, senza andare troppo in là col tempo, la sua candidatura è simile a quella in Brasile di Jair Bolsonaro. Talmente polarizzata da riuscire a fare breccia anche su un elettorato impolitico o spoliticizzato, ma comunque voglioso di dire la sua. Dunque non disinteressato alla realtà.

Come fa notare sempre Insider Over, Eric Zemmour ha finito più volte per criticare la svolta “governista” della Le Pen. E nel mese scorso, il suo show settimanale su Paris Premiere, Zemmour et Naulleau, ha toccato 900mila spettatori a puntata, dieci volte tanti quelli di dieci anni prima.

Inoltre, sta cominciando ad avere una certa popolarità anche in seno all’Europa. Nel settembre 2021 è stato addirittura ospite di Viktor Orban a Budapest nella Conferenza sulla demografia organizzata dal governo ungherese.

Conclusioni

La sua candidatura non è ancora ufficiale. Ma potrebbe essere la grande sorpresa delle prossime presidenziali in Francia. Del resto, Eric Zemmour andrebbe a colmare quello scontento nei confronti di Macron per quanto concerne la politica estera debole (dato che in questi anni ha perseguito una politica estera sottomessa a Germania ed Usa e i francesi abituati ad una Francia decisionista e colonialista non glielo perdoneranno) e la politica interna neoliberista.

Nonché quella incapacità prima citata della Le Pen di fare breccia verso il voto moderato.

Un candidato di centro-destra inclusivo, che parla ai nostalgici di una Francia forte e decisionista. Che influenzava il mondo con le sue politiche e ha rappresentato l’orgoglio di chi abita all’ombra della Tour Eiffel.

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