Emirati Arabi avviano Centrale nucleare: una bomba a cielo aperto in Medio Oriente

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In uno strano agosto ormai trascorso, un Paese mediorientale ha fatto registrare i cambiamenti più importanti: gli Emirati Arabi. Guidati da Mohammed bin Zayed Al Nahyan (chiamato anche con l’acronimo MZN), principe ereditario di Abu Dhabi. L’uomo più ricco del mondo con una fortuna stimata in 1,3 trilioni di dollari.

Del resto, stiamo parlando di un piccolo Stato con 9 milioni di abitanti, di cui 8 sottopagati e senza diritti. Ma, soprattutto, con il 6% delle riserve mondiali di petrolio.

Tuttavia, la dipendenza economica dall’oro nero sta per diventare un terribile boomerang. Dato che il mondo automobilistico e l’industria in generale stanno cambiando. Con una svolta green certo lenta e tortuosa, ma che come una goccia, sta scavando quella roccia solida che era l’importanza del petrolio per la produzione mondiale.

E dato che è sempre l’economia a muovere le mosse diplomatiche, gli Emirati Arabi verso fine agosto hanno dato vita ad una duplice mossa.

Hanno avviato da un lato delle relazioni diplomatiche con Israele, in chiave anti-Iran, per avvicinarsi ulteriormente agli Usa e per avvalersi delle capacità tecnologiche israeliane in settori che potrebbero diventare strategici per un post-petrolio emiro (sistema anti-frode per i pagamenti; commercio di diamanti, pietre preziose e perle; agricoltura nel deserto).

Dall’altro, realizzeranno la loro prima centrale nucleare. Scelta quest’ultima che però preoccupa i più. Ecco perché.

Centrale nucleare degli Emirati Arabi

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Come riporta Il Fatto quotidiano, gli Emirati Arabi hanno la prima centrale nucleare del Paese e di tutto il mondo arabo. Per adesso è attivo un solo reattore da 1400 MW, ma entro il 2021 entreranno in funzione anche gli altri tre che compongono l’impianto, per una potenza complessiva di 5600 MW.

La centrale si trova a Barakah, sulla costa del Golfo Persico, a 300 km da Abu Dhabi.

Una scelta che è probabilmente in linea con la visione post-petrolio che gli Emirati Arabi stanno già mettendo in atto. Anche se lo stesso paese si stava distinguendo per alcuni progetti green all’avanguardia. Si pensi, per esempio, alla ‘Sustainable city’ di Dubai, un quartiere pubblicizzato come energeticamente pulito ed efficiente. O ai sistemi di desalinizzazione o di condensazione dell’acqua dalle nubi del deserto, che gli emirati avevano presentato anche all’Expo di Milano.

La realizzazione della centrale di Barakah ha richiesto 11 anni, essendo iniziata nel 2009 per opera della Korea Electric Power, una società della Corea del Sud.

Perché Centrale nucleare degli Emirati Arabi è pericolosa

fine del mondo guerra nucleare

A lanciare l’allarme per questo progetto è Alex Sorokin, ingegnere consulente energetico, di nazionalità italiana ed australiana, laureato a Berlino in ingegneria meccanica e nucleare. Ha lavorato per grandi industrie energetiche.

Queste le sue parole:

Il Medio Oriente è spesso coinvolto in conflitti, è una zona rischiosa per la tenuta in sicurezza dei reattori nucleari. Basta che il lancio di un missile colpisca la struttura, per rilasciare nell’ambiente emissioni fortemente radioattive su larga scala. Il rischio principale è chiaramente l’atmosfera, ma vista la posizione costiera della centrale, anche l’ecosistema marino potrebbe incorrere in pericoli

Dunque, la centrale nucleare degli Emirati Arabi rischia di rivelarsi una bomba nucleare a cielo aperto. Quanto è accaduto in Libano, proprio ad inizio agosto, dovrebbe far riflettere non poco.

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