E’ stata la mano di Dio: la Magia di Napoli nella grande illusione degli anni ’80

Introduzione

Di seguito propongo la trama di E’ stata la mano di Dio e la recensione. Si tratta, come già saprete, dell’ultimo film di Paolo Sorrentino. Talentuoso regista napoletano, che esce a 3 anni da Loro, film su Silvio Berlusconi.

E’ stata la mano di Dio: trama

Napoli, inizio anni ’80. Fabio è un adolescente, figlio di un dipendente del Banco di Napoli e di una casalinga. Terzo di tre figli. Il primo ambisce a diventare attore, ma mollerà presto il suo sogno. La seconda è perennemente in bagno e mostrerà il suo viso in lacrime solo quando il Napoli vincerà il primo agognato scudetto ma la loro casa è ormai già vuota e non ci sarà nessuno a festeggiare.

Già, perché quella vita tranquilla di Fabio – circondata da tanti amici di famiglia, giornate al mare, la bellissima zia Patrizia prima infatuazione adolescenziale, battute e consigli del padre, l’incubo del divorzio tra quest’ultimo e la madre, una casa a Roccaraso come tanti napoletani borghesi dell’epoca e il sogno di Maradona che gioca nella propria squadra del cuore – sarà bruscamente stroncata da un evento drammatico.

Lo stesso che però farà scattare nel giovane Fabio la molla per partire per Roma e inseguire il suo grande sogno: diventare regista. Perché, come gli dirà il suo mentore Antonio Capuano in dialogo dai toni costruttivamente accesi, occorre avere un dramma interiore, qualcosa da raccontare. Pur senza “disunirsi“.

E’ stata la mano di Dio recensione

Dopo la trilogia stucchevole This must be the place, La grande bellezza e Youth, Paolo Sorrentino è tornato al suo cinema iniziale. Come già accaduto col precedente Loro. Fatto sempre di potere delle immagini e approfondimento dei personaggi, certo, ma senza però esagerare con l’onirismo e l’estetismo più ossessionato. Un po’ come accadde a Fellini dopo La dolce vita, finito in un tunnel da quale non uscì più. Sebbene divenne un marchio di fabbrica per il regista riminese, noto in tutto il mondo.

E’ stata la mano di Dio ci racconta la Napoli degli anni ’80, quella della grande illusione per i partenopei. Le ultime messe in scena teatrali di Eduardo, i film di Troisi, le canzoni di Pino Daniele, gli scudetti con Maradona. Ma è anche un film auto-biografico.

Da un lato il dramma della vita, dall’altro la Magia di Napoli. Finalmente, almeno per una volta, non dipinta con sparatorie, truffe o miserie. Ma più borghese, pur non perdendo la caratterizzazione di un popolo che è sì una macchietta, ma che ha dato molto in tutti i campi della società.

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