Trump chiude male mandato: cosa rischia dopo rivolta e quelle Grazie vergognose

donald trump aveva ragione

Donald Trump ha chiuso molto male il suo mandato. Dando ulteriore credito a quanti, per 4 anni, lo hanno dipinto come un pazzo al potere. Un incompetente pericoloso alla guida della più grande democrazia ed economia del mondo (2 primati alquanto confutabili). Facendo passare in secondo piano risultati economici eccellenti, una guerra commerciale alla Cina senza precedenti e la voce “zero” ai conflitti mossi in Medio Oriente. Roba che neanche il Premio Nobel per la pace Obama.

Così come in secondo piano sono passati il riavvicinamento delle 2 Coree, gli accordi di Israele con alcuni paesi arabi, la storica pace tra Serbia e Kosovo, il rapporto disteso tra Usa e Russia.

Ma dato che la storia si scrive con la mano sinistra, Donald Trump passerà alla storia come peggiore presidente americano di sempre. Una minaccia per l’ambiente e la pace mondiale. Un razzista, omofobo, misogino. E cosa dire delle ombre di Kennedy sulla morte di Marilyn Monroe? Delle tante guerre mosse da George W. Bush? Delle manipolazioni dei coniugi Clinton? Delle trivellazioni nell’Artico accordate da Obama? Giusto per ricordare qualcosina…

Certo, Donald Trump ha soffiato sul vento della rivolta e ciò che è successo mercoledì al Congresso americano è deprecabile. Anche se forse, nel nostro ormai accomodante e passivo modo di reagire ai soprusi, ci siamo dimenticati cosa sia una rivolta (ai tempi di Mani pulite abbiamo fatto qualcosa di simile).

Ironia della sorte, a ricordarcelo è proprio quell’uomo vestito da vichingo – Jake Angeli, tra l’altro di origini italiane – che ricorda i leghisti della prima ora. Quelli che in parlamento muovevano il cappio e poi sono finiti come sappiamo…

Ma se forse un fondo di verità c’è nelle sue accuse di brogli (ne ho parlato qui), c’è altro che mi ha deluso del Tycoon. La grazia che ha concesso, come prevede la Costituzione, ad alcuni personaggi a lui molto vicini. O che si sono resi protagonisti di disumanità.

Inoltre, cosa rischia ora Donald Trump?

Trump concede la grazia a contractor che fecero strage di civili iracheni sotto effetto droga

donald trump cose fatte

La costituzione americana prevede che il presidente, prima di lasciare l’incarico, possa concedere la grazia a persone condannate. Probabilmente, la ratio dei padri fondatori statunitensi era di ritenere il Presidente Usa una figura super partes. Magnanima, certo, ma anche molto responsabile. Ma Trump ha perdonato personaggi di ogni risma.

Come riporta Askanews, Donald Trump, infatti, nel firmare ben 15 grazie, ha anche concesso il perdono a quattro “contractor della compagnia di sicurezza privata Blackwater. I quali, nel 2007, hanno massacrato 14 civili a Baghdad, compresi due bambini.

I quattro contractor – Paul Slough, Evan Liberty, Dustin Heard e Nicholas Slatten – aprirono il fuoco con armi pesanti nei confronti della folla in una piazza della capitale irachena, piazza Nissur, provocando lo sdegno nel paese mediorientale devastato dalla guerra civile e a livello internazionale.
Ad aprire il fuoco per primo fu Slatten, che fu condannato all’ergastolo. Gli altri tre, invece, a 30 anni di carcere. Ne hanno scontati finora soltanto sei.

Agenti dell’FBI che si erano recati in Iraq dopo il massacro per ricostruire quanto era accaduto, avevano parlato di una “My Lai irachena”, facendo riferimento al massacro di civili in un villaggio del Vietnam da parte di soldati americani nel 1968, per il quale fu condannato un solo militare a stelle e strisce.

Anche l’iter processuale, prima dell’arrivo al potere di Trump, era stato controverso. In un primo momento, infatti, il giudice federale aveva deciso di non procedere nei confronti dei mercenari. La decisione di graziare i quattro, oltre a suscitare l’attesa gioia da parte dei sostenitori dei quattro, ha provocato la protesta dell’ACLU (American Civil Liberties Union).

Oltre a ciò, occorre anche aggiungere che la BLackwater, che in seguito ha cambiato nome, era un’agenzia di security fondata da Erik Prince. Un alleato di Trump e fratello della segretaria all’Eduvazione Betsy DeVos.

Ma questo non è l’unico caso, tra questi 15 graziati, ad apparire legato alla cerchia trumpiana. Un altro di questi è George Papadopoulos, ex esponente della campagna presidenziale di Trump, che è stato implicato nel Russiagate. Inoltre il perdono è arrivato anche per Alex Van der Zwaan, condannato a 30 giorni di prigione per aver mentito al consigliere speciale Usa Robert Mueller nella sua inchiesta sulla campagna elettorale di Trump nel 2016.

Sono stati, ancora graziati due ex parlamentari repubblicani. Chris Collins, primo membro del Congresso a sostenere Trump, e Steve Stockman del Texas, condannato nel 2018 per aver abusato di fondi per la solidarietà. Ha scontato due dieci anni di carcere.

Addirittura rumors vorrebbero Trump pensare di auto-graziarsi, alla luce dei vari processi ai quali potrebbe andare incontro. Sarebbe il colmo del colmo. O dimettersi prima della fine del mandato e far sì che il vice presidente Mike Pence gli conceda una grazia “preventiva.” Ma ormai non ci sarebbe più tempo per questa furbata (c’è già un precedente, quello di Nixon, dimessosi e graziato dal successore Gerald Ford) ed inoltre una grazia federale non proteggerebbe Trump dalle accuse statali.

Cosa rischia Trump dopo rivolta

donald trump foto

Come riporta RaiNews24, il 25esimo emendamento della Costituzione americana stabilisce che il vice presidente possa assumere i poteri in caso di incapacità del presidente in carica.

Questi i 4 scenari:

  1. nel caso della morte del presidente, il suo posto viene preso dal vice
  2. sostituzione del vice presidente, in caso di morte o dimissioni
  3. il presidente stesso comunichi al presidente della Camera di non essere in grado, per un periodo di tempo, di esercitare i poteri assegnandoli quindi al vice presidente. E’ quello che succede in caso di malattia, intervento chirurgico o comunque di un impedimento transitorio. Con una seconda comunicazione scritta il presidente rientra successivamente in possesso dei pieni poteri
  4. la maggioranza del governo, in una riunione convocata e presieduta dal vicepresidente, stabilisca l’incapacità del presidente. Il caso più banale è quello di un incidente con perdita di conoscenza del presidente, che va sostituito per un periodo transitorio.

Il passaggio deve essere confermato dai due terzi del Congresso, con una votazione entro 21 giorni: nel caso di Trump, comunque, il tempo non sarebbe sufficiente. Visto che l’insediamento di Joe Biden avverrà il 20 gennaio.

Dunque, manca poco e il ricorso a questo strumento sembra inutile. Sperando che non si avveri quanto previsto dai Simpson in quella data

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