Distributore di benzina: come aprire, se conviene, requisiti e tipi

Distributore di benzina: come aprire, se conviene, requisiti e tipi

Introduzione

Come aprire un distributore di benzina? Conviene aprire un distributore di benzia? Quali e quanti tipi di distributori di benzina ci sono? Quali sono i requisiti da rispettare? Come aggiungere una colonnina di ricarica elettrica?

Sono queste ed altre le domande che affollano la mente di quanti vedono spesso e mal volentieri superare certi livelli di prezzo di benzina in primis, ma anche diesel, gpl, metano, ecc. Eppure, nonostante questo, vedono file di auto fuori ai distributori perché non se ne può fare a meno.

Del resto, sul web circola anche il meme dei due protagonisti di Gomorra – Ciro e Genny – che si guardano negli occhi col primo che dice al secondo: “arapimmece nu distributor e benzina!”. A sottolineare il fatto che questo business può in effetti solleticare la mente di chi cerca un’attività imprenditoriale.

In questa guida completa cercheremo di rispondere a tutte le domande inerenti a come aprire un distributore di benzina.

Tipi di distributore di benzina

Come spiega Aprire in Franchising, esistono due tipi di distributori di benzina in base alla rete a cui si è collegati:

  1. premium: affiliati a società petrolifere internazionali o colossi italiani
  2. pompe bianche: distributori autonomi, indipendenti da altri loghi ed al massimo affiliati a reti locali di piccole dimensioni

Occorre poi fare una ulteriore distinzione, che invece riguarda il target di riferimento:

  1. pompe ad uso privato: riforniscono ditte, imprese ed esercizi commerciali
  2. pompe ad uso pubblico: riforniscono tutti i tipi di veicoli

Va da sé che in base alla scelta che facciamo, dipenderà anche la nostra dipendenza gestionale per esempio sulla scelta della sede, il suo stile, ecc. Combinando queste 4 tipologie avremo differenti gradi di autonomia, che vedono ai due estremi pompe premium ad uso privato (autonomia quasi nulla) e pompe bianche ad uso pubblico (autonomia pressoché totale, pur rispettando ovviamente il piano regolatore urbanistico comunale, da anni diventato peraltro anche molto più stringente).

Quanto costa aprire un distributore di benzina?

Ovviamente cifre precise non se ne possono dare. Dipende in primis se vogliamo prendere in gestione una pompa già esistente oppure avviarne una ex novo.

Se si parte da zero, si può arrivare intorno ai 500.000 euro, a cui aggiungere 20.000/30.000 euro per i vari allacciamenti necessari. Se invece si prende in gestione una pompa di benzina già esistente, i costi dipendono da come sta messa. Quindi, se bisogna mettere a nuovo la sede interna, rifare la pensilina, aggiustare le pompe magari malmesse, ecc.

Cosa serve per aprire un distributore di benzina

Veniamo ora qual è l’iter burocratico per aprire una pompa di benzina:

  • Ottenimento della licenza petrolifera
  • Concessione edilizia
  • Attestazione del Comune riguardo l’idoneità dell’area.
  • Autorizzazione del progetto da parte dei Vigili del Fuoco
  • Autorizzazione comunale sui carburanti venduti
  • Verifica dell’Asl per le installazioni elettriche
  • Collaudo dell’impianto con Asl, Comune e U.T.I.F.

Come si ottiene licenza per aprire distributore di benzina

Dedichiamo un paragrafo a parte su come ottenere una licenza petrolifera. Come spiega Fisco consulting, si ottiene facendo richiesta al proprio Comune specificando:

  • il sito di localizzazione del distributore
  • la dimensione delle aree di impianto
  • le distanze tra i vari impianti ( a metano, gpl, benzina etc.)
  • la presenza di servizi ed attività integrative

La richiesta di licenza dovrà altresì contenere:

  • le generalità, il domicilio, il codice fiscale del richiedente
  • un documento che attesti la dettagliata composizione del nuovo impianto
  • l’attestazione di disponibilità dell’area con sottoscrizione autentica del proprietario

Come diventare distributore Q8

Per diventare un distributore di benzina della catena Q8, una delle più presenti in Italia, basta andare sulla pagina ufficiale della società e scegliere tra i tre profili a cui si è più interessati:

  1. Gestore: L’attività del gestore si basa su un contratto di cessione gratuita delle attrezzature petrolifere (cd. Comodato), associato ad un contratto di fornitura in esclusiva di prodotti carburanti e lubrificanti
  2. Appaltatore Segit: Se sei interessato a curare i servizi accessori e complementari alla vendita dei carburanti della Q8 presso gli impianti della Rete Kuwait Petroleum Italia S.p.a. senza esserne il Gestore, non assumendo alcun rischio di impresa e senza prestare garanzie per l’acquisto di detti prodotti
  3. Prendere in affidamento attivita’ commerciali non oil: una figura imprenditoriale dinamica e con forte orientamento al cliente che intenda intraprendere un’attività commerciale sita all’interno di una stazione carburanti a marchio Q8 ma autonoma rispetto a quest’ultima attività

Come aprire un distributore della ESSO

Questa invece la pagina ufficiale di un’altra realtà petrolifera molto importante sul territorio nazionale: la ESSO. Ci sono una serie di contatti, tra numeri di telefono e mail per chiedere informazioni.

Aprire pompa di benzina: i requisiti

Quali sono invece i requisiti che deve avere chi vuole aprire un distributore di benzina? Sostanzialmente due:

  1. non avere precedenti dichiarazioni di fallimento
  2. non avere precedenti condanne o pene detentive

Come si può notare, occorre dimostrare di non avere problemi precedenti con la giustizia né casi di fallimento alle spalle. Altrimenti diventa molto difficile, se non impossibile, aprire il tanto sospirato distributore.

Quanto tempo ci vuole per aprire distributore di benzina?

Generalmente, l’iter burocratico richiede almeno un anno. Molto dipende anche dalla celerità del Comune presso cui vogliamo aprire la pompa e dalla nostra bravura e velocità nel disbrigare tutte le pratiche.

Quanto si guadagna con un distributore di benzina?

Quali sono i guadagni generati una pompa di benzina? A differenza di quanto si pensi quando andiamo a fare benzina e la troviamo a più di 2 euro, il benzinaio guadagna molto meno.

Innanzitutto, occorre capire quali sono i costi alla fonte del prezzo dei carburanti, che si compongono di 3 voci:

il Platts, ovvero il valore dei carburanti a livello internazionale

Il Platts è un’istituzione privata dove si incontrano domanda e offerta di carburanti a livello internazionale. A questa voce corrisponde il guadagno delle compagnie petrolifere

Il margine industriale lordo determinato dal mercato

Questa voce determina il guadagno dei distributori e dei benzinai, ovvero dei soggetti incaricati di distribuire e vendere i prodotti.

Tassazione

In questa terza ed ultima voce ricadono le famigerate accise (tasse indirette) e l’IVA (tassa diretta). E’ la voce che finisce allo Stato.

Come funziona prezzo benzina: un esempio

Facciamo un esempio per capire meglio come funziona il prezzo della benzina. Supponiamo che sia di 1,549 euro al litro:

  • Platts 0,416 €
  • Margine industriale 0,125 €
  • Accise 0,728 €
  • IVA 0,280 €

La voce di costo attribuibile all’imprecato benzinaio è la seconda: appena 0,125 € su 1,549 €. Mentre 2/3 del prezzo sono di fatto stabiliti dal costo dello Stato.

Pompa di benzina guadagni

Quindi, tornando alla domanda di partenza, seguendo l’esempio di prima, il benzinaio guadagna circa 3,8 centesimi su ogni litro di benzina venduto. Diciamo che, se si sceglie di affiliarsi ad una pompa premium, il gestore non ha margini di manovra sul prezzo. Quindi tutte le decisioni gli piovono dall’alto, anche quelle del prezzo. Certo, si ha il vantaggio di venire trainati dal marchio di un grosso nome, ma a volte può essere controproducente perché la loro benzina costa di più. E di recente si sta sempre più perdendo la diffidenza verso le cosiddette “pompe bianche“.

In caso di pompe autonome, il proprietario può rivolgersi a diversi fornitori per riempire i propri serbatoi: in tal caso il margine di guadagno è leggermente superiore.

Facendo dei calcoli, per andare in pari rispetto all’investimento iniziale, se si sceglie di avviare una pompa da zero ci vorranno anche 15 anni (se il guadagno ipotizzato è 0,38 € al litro su una vendita mensile di 7000 litri di benzina). Occorre infatti tener presente anche i costi del personale.

Se invece si prende in gestione una pompa già avviata e pure senza particolare bisogno di manutenzione, allora, si potrà rientrare in brevissimo tempo.

Tuttavia, il vero guadagno dei distributori di benzina sta nelle attività accessorie. Cioè tutti quei servizi aggiuntivi alla mera attività del benzinaio: bar, ristorazione, cambio gomme, sostituzione olio e batteria, autolavaggio, vendita prodotti per auto, self service, ecc.

Inoltre, noi abbiamo fatto l’esempio della benzina, ma ci sono tanti altri idrocarburi che si possono rivendere, che incideranno sui nostri guadagni. Come:

  • diesel
  • gpl
  • metano
  • bio-diesel
  • etanolo
  • idrogeno
  • combustibile ibrido

A ciò sta lentamente prendendo piede in Italia la possibilità di inserire delle colonnine elettriche nei distributori di benzina. Ma siamo ancora all’anno zero, sebbene tra qualche anno ci arriveremo. Più in avanti vedremo come convertire una pompa di benzina in un centro di ricarica di auto elettriche.

Diciamo che al netto di tutto, il guadagno medio annuo può aggirarsi in una forbice tra i 2mila e i 5mila euro al mese netti. I fattori sono anche le contingenze del mercato, le tasse aggiunte o soppresse dello Stato, come va la nostra pompa in termini di utenti, la nostra bravura nel vendere servizi aggiuntivi attrattivi e di qualità, ecc.

Aprire un distributore di benzina conviene?

Conviene aprire una pompa di benzina? Dipende dai nostri obiettivi e dalla nostra pazienza. L’importante è togliersi subito dalla testa che il proprietario di una pompa è uno che sguazza nei miliardi, senza particolari pensieri. Tutt’altro!

Se si parte da zero, occorre il lungo iter burocratico, i costi iniziali molto elevati, un margine di guadagno residuale rispetto al prezzo finale della benzina per gli utenti. Mentre per chi rileva una pompa già operativa, occorre stare attenti a che non ci siano problemi sotto (il cosiddetto pacco), occorre quantificare i costi di manutenzione, ecc.

Meglio darsi da fare con le attività accessorie, che possono aumentare non di poco i nostri guadagni. Così come cercare di diversificare i tipi di idrocarburi offerti.

Come aggiungere colonnina elettrica a distributore di benzina

A quanto pare, le auto elettriche saranno il futuro. Per il 2035 le multinazionali dell’auto non potranno più produrre auto a combustione (qui la notizia). Dunque, molti imprenditori si stanno chiedendo come aggiungere una colonnina elettrica alla propria pompa di benzina.

Come spiega Feet Magazine, a livello burocratico occorre chiedere l’autorizzazione comunale e alla Scia è necessario presentare:

  • Il documento di inquadramento del progetto, che contiene: la descrizione del progetto il numero di infrastrutture previste le motivazioni alla scelta della localizzazione proposta, l’indicazione dei costi complessivi, l’indicazione del soggetto responsabile della manutenzione le modalità e le attività di informazione e comunicazione previste
  • Il progetto tecnico, incluso di inquadramento territoriale e strumenti urbanistici; documentazione fotografica ante operam; particolari costruttivi e installativi; segnaletica orizzontale e verticale; cronoprogramma dei lavori
  • Relazione sulle caratteristiche tecniche dell’infrastruttura
  • Copia della richiesta di connessione alla o di modifica della rete di distribuzione elettrica

Costi per aggiungere colonnina di ricarica elettrica al distributore di benzina

Vediamo invece quali sono i costi da affrontare per aggiungere colonnina di ricarica elettrica ad una pompa di benzina. Come vedremo, dipendono dalla velocità di ricarica:

  1. Ricarica lenta (fino a 7,4 kW): parte da un minimo di 900€ a un massimo di 1.700€, iva inclusa
  2. Ricarica accelerata (fino a 22 kW): costano tra i 700€ e i 4.000€ + iva in base alle caratteristiche
  3. Ricarica veloce (fino a 50 kW): tra i 7.000€ e i 29.000€ + iva
  4. Ricarica ultraveloce (oltre 50 kW): costano tra i 26.000€ e gli 80.000€ + iva

A questi costi andranno poi aggiunti:

  • connessione o all’eventuale estensione della rete
  • eventuale aumento della sua potenza
  • i lavoratori preparatori da parte dell’elettricista
  • dove necessari, i lavori di scavo e realizzazione delle fondamenta

E’ possibile comunque ottenere degli incentivi da parte dello Stato, sebbene serva dimostrare:

  • sede in Italia e risultare attive
  • regolare iscrizione al Registro Imprese, con iscrizione Ines e Inail e posizione contributiva regolare
  • non aver richiesto altri contributi pubblici per investimenti parte dello stesso decreto Mite
  • non trovarsi in stato di difficoltà, o essere sottoposte a procedute concorsuali o equivalenti, o non in regola con la restituzione di somme dovute

Conclusioni

Distributore di benzina – domande frequenti

Cosa occorre per aprire un distributore di benzina?

L’iter burocratico dura almeno un anno se si parte da zero, mentre i propri requisiti devono essere mancanza di situazione fallimentari alle spalle o condanne penali.

Quanto costa aprire un distributore di benzina?

Si può arrivare fino a 500mila euro se si parte da zero. Mentre se si rileva una pompa già operativa, dipende da come è messa.

Conviene aprire un distributore di benzina?

I margini di profitto sono molto marginali rispetto al prezzo finale all’utente. Ma possono aumentare aggiungendo molti servizi accessori (bar, ristorazione, cambio gomme, cambio olio, sostituzione batteria, autolavaggio, ecc.)

Come aggiungere una colonnina elettrica al proprio distributore di benzina?

Occorre fare richiesta al Comune dove ricade la pompa e alla SCIA. I costi dipendono dal tipo di colonnina che si installa. E’ possibile comunque ottenere dei fondi.

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Quanto costa aprire un distributore di benzina?

Si può arrivare fino a 500mila euro se si parte da zero. Mentre se si rileva una pompa già operativa, dipende da come è messa.

I margini di profitto sono molto marginali rispetto al prezzo finale all’utente. Ma possono aumentare aggiungendo molti servizi accessori (bar, ristorazione, cambio gomme, cambio olio, sostituzione batteria, autolavaggio, ecc.

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