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Il Governo Renzi elimina disoccupazione e morti sul lavoro: ma nascondendoli dalle statistiche

Data ultima modifica: 20 Dicembre 2020

IL JOB ACT PREVEDE DEI MECCANISMI BUROCRATICI DIVERSI CHE NASCONDONO IL PROBLEMA
Il Job Act ha risolto due problemi drammatici che riguardano il mondo del lavoro in Italia: la disoccupazione e le morti per incidenti. Ma lo fa nel modo meno ortodosso e più furbo possibile. Ovvero facendo leva sulla burocrazia e nascondendo i veri dati statistici. A rivelarlo Contropiano, portale sempre molto sensibile al problema.

COME HA RISOLTO LA DISOCCUPAZIONE– Una recentissima circolare del ministero del lavoro (che sovrintende ai Centri per l’impiego) fa sue le direttive del Jobs Act e stabilisce che per risultare “inoccupato” e chiedere il relativo sussidio basterà un’autocertificazione. “Favoloso!”, dirà il solito cretino convinto che fare una fila in meno sia un successo a prescindere dal risultato.
In realtà questa autocertificazione non implica il dichiararsi “in cerca di occupazione”. Una sottile distinzione burocratica (inoccupato, ma inattivo) che consentirà da un lato di tener lontani i disoccupati dai centri per l’impiego (pubblici), incentivando invece il ricorso alle agenzie interinali (private); e dall’altro di far aumentare il numero degli inattivi non in cerca di occupazione – scoraggiati, nella definizione giornalistica – a scapito dei disoccupati ufficiali (quelli “in cerca di occupazione”).
Sì, va bene, ma in pratica? In pratica, se un grosso numero di disoccupati smetterà di iscriversi ai Centri per l’impiego, magicamente il numero dei disoccupati scenderà. Senza che magari neanche uno di loro abbia trovato un lavoro. “Favoloso!”, dirà Renzi in qualche conferenza stampa davanti a finti giornalisti genuflessi.
I passaggi tecnico burOcratici di questa autentica truffa statistica sono numerosi e dalle grandi conseguenze sociali, comunque. La ricerca di un lavoro, ovviamente, non diminuirà affatto, perché se hai bisogno di un reddito – illegalità a parte – non ci sono altri modi di sopravvivere. Ma questa ricerca sarà “privata”, informale, dunque irrilevabile dalle statistiche ufficiali curate dall’Istat attraverso il questionario inviato ai Centri per l’impiego.
Non è finita. Se un disoccupato non deve più avere come riferimento istituzionale i Centri per l’impiego sarà costretto a rivolgersi al “mercato”. Ovvero alle agenzie interinali, nell’ipotesi meno peggio, oppure al lavoro nero. Di cui non si ha traccia neanche nella quantificazione del Prodotto interno lordo (Pil).
E I MORTI SUL LAVORO – Dallo scorso 23 dicembre è infatti abolito l’obbligo a carico dei datori di lavoro della tenuta del registro infortuni, compreso l’inoltro della certificazione relativa agli organi di controllo. Niente registro, niente infortuni, niente morti. E che ci voleva, un genio della sicurezza del lavoro?
Come si giustifica una decisione di favoreggiamento dell’omicidio? La misura è contenuta nel Decreto Legislativo del 14 settembre 2015, che si occupa infatti di “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro”. È uno dei tanti decreti “attuativi” del Jobs Act. La logica è quella della “semplificazione degli adempimenti” a carico delle aziende, che devono produrre e mica devono perder tempo – per di più retribuendo degli impiegati – a star lì a registrare che Tizio si è tagliato un dito o che Caio è caduto da un’impalcatura. Si chiama l’ambulanza, se il datore di lavoro è appena appena un po’ umano, e tutto finisce lì.
Per non autorizzare tout court le imprese a gettare i cadaveri dei lavoratori sul ciglio delle strade, l’Inail precisa che il datore di lavoro è comunque tenuto a denunciare gli infortuni sul lavoro occorsi ai propri dipendenti, come accadeva prima. Solo che non viene più registrato nero su bianco, esce insomma dalla contabilità aziendale (da cui si prendono le informazioni per elaborare le statistiche sulla mortalità sul lavoro).

Anche l’Inail è rimasta parecchio sorpresa dalla scelta governativa e prova a salvaguardare, nei limiti del possibile, anche l’elaborazione dei dati (e la sua stessa mission). Quindi ha realizzato in proprio un “cruscotto” su cui gli organi di vigilanza – ancora non aboliti – potranno consultare numero e caratteristiche degli infortuni avvenuti a partire dal 23 dicembre 2015.

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