DISAVVENTURE DI UN DISABILE NAPOLETANO IN PARTENZA PER MILANO

DISAVVENTURE DI UN DISABILE NAPOLETANO IN PARTENZA PER MILANO

Vi racconto una delle tante disavventure capitate a mio cugino disabile, che chiamerò convenzionalmente L., il quale, costretto a girare in carrozzella per la sua disabilità alle gambe patita dalla nascita, vive sulla propria pelle tutte i disservizi di Napoli e provincia.
Domenica scorsa doveva recarsi alla stazione centrale di Napoli per raggiungere insieme alla madre, in vista delle festività natalizie, il fratello sposato che vive in provincia di Milano, uno dei tanti costretti ad emigrare per lavorare e costruirsi una famiglia. Mi sono offerto di dare loro una mano, accompagnati altresì dal fratello e da un loro zio (fratello della madre), poiché, oltre al suo impedimento, vi erano anche quattro valigie al seguito, di cui due molto pesanti.

Giunti nei pressi della stazione, il primo ostacolo incontrato è stato la lunga fila di auto da aspettare per entrare nel parcheggio esterno alla stazione (per poter così parcheggiare l’auto e permettere a L. di poter scendere). Vista però la lunga coda di macchine e la lentezza con la quale entravano al parcheggio, decidemmo di far scendere già L. prima di parcheggiare, approfittando dell’attesa. Mentre mio cugino parcheggiava la macchina (e lo zio con l’altra auto contenente le valigie si era fermato più avanti), io accompagnai mia zia e L. al punto di assistenza per i passeggeri disabili, e qui si consumò un’altra disavventura: il percorso che va dal parcheggio esterno alla sala interna della stazione, causa anche i lavori, ha molte deviazioni, per non parlare dell’assenza di pedane per i disabili che rende necessario alzare la carrozzella al passaggio da un marciapiede all’altro, e della strada dissestata che di certo non favorisce di certo lo scorrere dell’auto.
Arrivati alla famigerata sala di assistenza ai disabili, qui ci viene detto che non ci sono più i carrelli per trasportare le valigie, data l’inciviltà dei passeggeri che in passato li hanno sempre dispersi; quindi non ci sono più. Pertanto, abbiamo dovuto portarli a mano, con tanto di strada dissestata, deviazioni e assenza di pedane da superare per portare le valigie dall’auto al treno.
Già il treno, altro capitolo da aprire. Mia zia ha scelto il treno “Freccia rossa” alta velocità, quello inaugurato di recente, che permette di raggiungere da Napoli la stazione di Milano in meno di 5 ore (4 ore e 55 minuti); scelta non certo per un vezzo, ma perché L. spesso è colto da crisi epilettiche e poi per la condizione fisica in cui versa, non può certo viaggiare per lunghe percorrenze. Il biglietto costa 125 euro in prima classe, e anche qui non si tratta certo di un vezzo visto che il posto per disabili è previsto solo in prima classe, e per i disabili è concesso solo uno sconto del 20% (si è costretti a prendere il posto in prima classe con un esiguo sconto); pertanto L. ha pagato 100 euro (125-25), e in due hanno pagato la bellezza di 225 euro.
Mio cugino, che chiamerò convenzionalmente E. (fratello di L.), a tal proposito mi ha raccontato un aneddoto: durante l’ultimo viaggio verso quel di Milano, quando la “Freccia rossa non era entrata ancora in circolazione e vi era la TAV che percorreva Napoli-Milano in 6 ore e mezzo col biglietto che costava poco più di 100 euro, il controllore (donna) guardando il biglietto di L. scontato, volle anche vedere la tessera blu che consente ai disabili di avere gli sconti. Siamo di fronte ad una inutile pignoleria per due motivi: già “ad occhio” lo stato di disabilità in cui versa L. è alquanto evidente, pertanto ci si rende facilmente conto che lo sconto gli è più che dovuto; ma soprattutto, per ottenere lo sconto bisogna estrarre la tessera blu al momento dell’acquisto del biglietto, quindi la prassi è già assorta alla fonte.
In realtà ce ne sarebbe un altro legato alla questione del parcheggio esterno e all’assenza di posti destinati ai disabili. Nello stesso giorno dell’episodio della tessera blu, mio cugino accompagnò il fratello L. e sua madre alla stazione, lasciando l’auto con il dischetto per disabili bene in vista, per pochi minuti in una zona non idonea al parcheggio, vista la lunga coda che c’era per accedere al parcheggio, e l’assenza di posti per disabili. Bene, oltre il danno la beffa, poiché al suo ritorno mio cugino si trovò pure inflitta una multa per divieto di sosta! La vigilessa accettò la contestazione poiché si rese conto che non c’erano posti destinati ai disabili e mise a verbale, ma comunque dovrà aspettare la trafila burocratica per ottenerne l’annullamento.
Quante cose deve subire un disabile e i suoi familiari, anche per colpa di tanti che si fingono tali…
Ho raccontato questa disavventura di L., durata forse una mezzoretta in totale, ma che per i tanti ostacoli a cui è andato incontro, sembra essere durata una giornata intera. Purtroppo è solo una delle tante umiliazioni e dei tanti disservizi che L. vive sulla propria pelle quando esce di casa, tanto quanto i pochi posti auto riservati ai disabili, le tante “barriere architettoniche” che si incontrano per strada, l’assenza di strutture per dare un passatempo ai disabili oltre l’età scolare.
Anzi anche prima di uscire di casa, visto che solo da un mesetto circa può usufruire di un montacarichi montato vicino alle scale, che gli permette di superare i due piani che lo dividono dal portone. La famiglia per la sua costruzione, non ha ricevuto nemmeno un euro dallo Stato, a parte lo sgravio fiscale dell’IVA calcolata al 4%. Il montacarichi è ben fatto, grazie alla bravura e la disponibilità della ditta che gliel’ha costruita (affiliata alla Thyssenkrupp); e ci mancherebbe pure aggiungerei, visto che hanno pagato ben 16 mila euro, con tanto di sacrifici di mio zio (padre di L.) che negli ultimi anni è stato a lavorare in trasferta in Francia.
Mi collego al disagio di L. per parlare di un altro argomento, ossia i lavori di ristrutturazione che stanno volgendo al termine alla Stazione centrale di Napoli, tanto osannati con fierezza dal sindaco Jervolino, i quali la stanno rendendo molto simile alla stazione Termini di Roma. E per farlo mi ricollego anche ai disagi riscontrati di cui sopra:
1)La stazione non ha un parcheggio interno, ma esterno, con una sola entrata e non molti posti. Ciò provoca lunghe code all’ingresso e il rischio di non trovare posto per la propria auto; inoltre, una volta scaricate le valigie dall’auto occorre anche percorrere almeno 200 metri per arrivare al treno, ed è facile immaginare le difficoltà che si incontrano quando le valigie sono tante e pesanti.
Il costo è di 1 euro per la prima ora di sosta, e 50 centesimi per ogni ora e frazione successiva ad essa; insomma, un costo basso, e ci mancherebbe visti tutti i disagi che un parcheggio esterno arreca al viaggiatore.
Insomma, nonostante i tanto sbandierati lavori, manca ancora un parcheggio interno alla stazione.
2)Il marciapiede esterno alla stazione non ha pedane per le carrozzelle dei disabili e nemmeno i nuovi lavori hanno fatto il miracolo; le pedane continuano a non esserci.
3)Il marciapiede esterno è dissestato, con vari dislivelli, provocando disagi come detto ai disabili, ma anche a chi trascina i trolley. I nuovi lavori non hanno di certo migliorato il manto del marciapiede.
4)Data l’inciviltà dei viaggiatori, sono spariti i carrelli per trasportare le valigie. Anziché arrivare a questo drastico provvedimento, basterebbe introdurre il sistema della monetina come previsto per i carrelli dei supermercati e dei centri commerciali.
Insomma, la stazione di Napoli si è fatta il lifting. Ma molte rughe non sono sparite. E chissà se quando piove lo slargo che c’è tra la stazione dei treni e lo stazionamento degli autobus si allaga ancora, tanto da costringere i vigili a distendere un pontile di legno per far camminare i pedoni, a mo’ di ponte sullo stretto.
L. questo post lo dedico a te e a tutti i disabili mortificati ogni giorno.

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