Il diario di Anna Frank è una bufala? Le incongruenze e i chiarimenti

Il diario di Anna Frank è una bufala? Le incongruenze e i chiarimenti

Premessa

Prima di trattare questo argomento scivoloso, è bene fare una doverosa premessa: questo articolo NON HA ALCUNO SCOPO NEGAZIONISTA ED ANTISEMITA, ma vuole solo porre sotto i riflettori le principali accuse rivolte al Diario di Anna Frank. Che appassiona e coinvolge quanti lo ritengono una preziosa testimonianza di quanto subito dagli ebrei in Germania durante il Nazismo. Ma è indubbio che non mancano degli scetticismi, che solo per dovere di cronaca giornalistica riteniamo di dover affrontare.

Del resto, la censura e il pensiero unico renderebbe anche lo stesso diario qualcosa di inutile. Non credete?

Cos’è il diario di Anna Frank

Come riporta Wikipedia, Il Diario di Anna Frank è una raccolta, in forma di diario e in lingua olandese, di Anna Frank. Ragazza ebrea nata a Francoforte e costretta a fuggire ad Amsterdam con la famiglia per evitare le persecuzioni naziste agli ebrei nel paese d’origine. Dal 1942 ha vissuto in clandestinità nel soppalco di un appartamento, oggi diventato meta turistica.

La clandestinità durò circa 2 anni, quando nell’agosto del 1944 i clandestini vennero scoperti e arrestati, per poi venire condotti al campo di concentramento di Westerbork. Le loro strade si divisero ma, ad eccezione del padre di Anna, Otto Frank, tutti quanti morirono all’interno dei campi di sterminio nazisti.

Dopo essere stata deportata nel settembre 1944 ad Auschwitz, Anna morirà di tifo a Bergen-Belsen nel febbraio o marzo dell’anno successivo.

Quanti avevano aiutato la famiglia Frank nella clandestinità, riuscirono a salvare gli appunti scritti da Anna, consegnandoli poi al padre Otto. Il quale riuscì a pubblicarli nel 1947 nella stessa capitale olandese, col titolo originale Het Achterhuis (Il retrocasa). Il diario negli anni fu oggetto di diverse riedizioni.

Diario di Anna Frank bufala?

Vediamo ora quali sono le principali accuse rivolte al Diario di Anna Frank di essere una bufala. Le ha raccolte Informazione flash, che ha ripreso un articolo del Magazine tedesco paragonabile a Time o Newsweek.

L’accusa al padre Otto di aver modificato il testo per renderlo vendibile

Il padre Otto Frank è stato accusato di essersi arricchito non poco grazie al manoscritto, tra diritti d’autore e cinematografici. Poco dopo la sua comparsa in forma di libro, il diario era stato tradotto in una ventina di lingue e stampato in milioni di copie. La sola versione inglese, dal titolo Anne Frank: The Diary of a Young Girl, ha venduto oltre 4 milioni di copie fino ad oggi.

L’accusa era che il diario fosse stato pesantemente modificato per venderlo meglio in diversi mercati. Oltre alla presenza di incongruenze interne ed elementi che mettevano a dura prova la credulità nel diario stesso.

Otto Frank è stato anche citato in giudizio da uno sceneggiatore di New York, Meyer Levin, che lo ha accusato di aver preso grandi parti di una sua sceneggiatura senza pagarlo. La corte ha ordinato a Frank di pagare a Levin $ 50.000 (qui l’articolo dell’epoca). Questo evento ha fatto incrementare i dubbi su quanto riportato nel manoscritto fosse davvero stato scritto davvero da Anna.

Diario di Anna Frank scritto nel 1951

Un’altra presunta prova che il diario di Anna Frank sia una bufala riguarda il fatto che non avrebbe potuto essere scritto prima del 1951. In vita, Otto ha sempre trascinato in tribunale chi avanzava questa accusa, riuscendo sempre a vincere.

Un caso eclatante fu quello di Ernst Roemer, 76 anni, sostanzialmente il primo a muovere questa accusa “anagrafica“. Ma esperti di scrittura a mano hanno testimoniato che l’intero diario, compresi appunti e inserti sciolti, era stato scritto dalla stessa mano. Quella di Anne Frank.

Roemer fece appello contro la decisione del tribunale contro di lui e furono chiamati più esperti di scrittura a mano. Ma pervennero alla medesima conclusione: non c’era falsificazione.

Roemer non si arrese e presentò nuovamente ricorso, ma chiedendo i servizi tecnici dell’Ufficio penale federale (Bundeskriminalamt, simile al nostro RIS oppure alla FBI), che ha effettuato un’attenta analisi del manoscritto originale del diario con microscopio e illuminazione ultravioletta per confermare la sua autenticità.

Orbene, la perizia stabilì che ampie porzioni del manoscritto fossero scritte con inchiostro a penna a sfera. La quale ha fatto la sua prima comparsa quasi dieci anni dopo: nel 1951.

Otto Frank non poteva neanche dire che alcune parti le aveva aggiunte lui postume, visto che era stato scritto dalla stessa mano, come gli stessi periti avevano precedentemente acclarato. Come quella della grafologa di Amburgo Minna Bekker, la quale affermò in un precedente processo che la grafia del diario nei tre volumi rilegati – comprese tutte le note, correzioni ed inserimenti – fossero identici.

Quando nel 1980 il diario di Anna Frank fu ereditato dall’Istituto dei Paesi Bassi per la documentazione di guerra, esso sei anni dopo commissionò una perizia forense del diario attraverso il Ministero della Giustizia. La quale confermò che la carta, la colla e l’inchiostro fossero compatibili con quelli disponibili all’epoca. Dichiarando di fatto il diario autentico.

Camere a gas ancora sconosciute

Wikipedia invece riporta che un’altra accusa riguarda il fatto che nella pagina datata 9 ottobre 1942 sono menzionate le camere a gas, sebbene allora non se ne fosse ancora parlato. Tuttavia, la difesa ritiene che già a partire dal giugno 1942 la BBC (emittente radiofonica inglese che la famiglia Frank ascoltava in segreto nel rifugio) parlava apertamente di camere a gas nelle proprie trasmissioni radio.

Testi non scritti da una adolescente

In vari suoi testi, il principale dei quali risalente al 1978, il negazionista Robert Faurisson affermò che il diario conterrebbe diverse contraddizioni: lo stile di prosa e la calligrafia di Anna Frank non sembrerebbero quelle di un’adolescente e nascondersi nell’alloggio segreto sarebbe stato impossibile.

Testo originale snaturato da edizioni successive

Si distingue dalle critiche mosse al diario di Anna Frank, tese soprattutto a confutarne l’autenticità, quelle del 1986 di Valentina Pisanty. La quale affermò che la

storia editoriale dei diari di Anne Frank dimostra complessivamente un atteggiamento di eccessivo lassismo filologico che, alla lunga, si è dimostrato deleterio in quanto ha fornito non pochi appigli a tutti coloro che avevano interesse a delegittimare il testo in questione

Si riferisce dunque, in parole povere, al fatto che le troppe versioni editoriali apparse negli anni hanno finito per svuotare il potere simbolico e letterale del manoscritto originario.

Sulla stessa lunghezza d’onda, sostanzialmente, anche Alberto Cavaglion, storico e docente italiano. Il quale, dopo aver osservato che la versione D, curata da Mirjiam Pressler (già criticata da Sergio Luzzatto perché svuota il manoscritto dell’amore profuso dal padre Otto nel diffonderlo) con l’intento di «reintegrare i passi tagliati» nella versione C, è stata «presentata a tutto il mondo come definitiva».

Egli dà ragione agli studiosi che la giudicano un’operazione discutibile giacché “toglie autorevolezza all’edizione critica“, e, al contempo, “impedisce al lettore di farsi un’idea del percorso autogenerativo dal brogliaccio al testo“.

Diario di Anna Frank fake?

Dopo aver visto le principali accuse di falso o adulterazioni rivolte al diario di Anna Frank e le relative contro-argomentazioni, ciascuno potrà farsi le sue opinioni. A prescindere dal fatto che possa o meno essere stato “riadattato” per il grande pubblico o meno, resta comunque il suo potere simbolico per sensibilizzare le nuove generazioni sull’olocausto e la Shoah.

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Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: luca.scialo81@gmail.com Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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