Zaki finalmente libero: ma ci sono quasi 3mila italiani detenuti all’estero

Zaki finalmente libero: ma ci sono quasi 3mila italiani detenuti all’estero

Introduzione

Patrick Zaki è stato finalmente scarcerato. Come riporta SkyTg24, lo studente e attivista dell’Università di Bologna era in carcere dal 7 febbraio 2020, quando fu arrestato appena arrivato in Egitto per una vacanza. Con l’accusa di aver diffuso notizie false “dentro e fuoriil suo Paese d’origine.

La liberazione è stata disposta durante l’udienza che si è tenuta a Mansura martedì 7 dicembre (città dove era detenuto). Il trentenne, nato in Egitto, non è ancora però stato assolto dalle accuse. La prossima udienza si terrà il 1° febbraio 2022.

Zaki era stato arrestato inizialmente con le accuse di “propaganda sovversiva” per il contenuto di alcuni post pubblicati sul suo profilo Facebook. Il rinvio a giudizio è poi stato disposto per aver diffuso informazioni che la magistratura ritiene false attraverso tre articoli giornalistici. In uno di questi denunciava la condizione dei cristiani copti in Egitto, discriminati da alcune frange musulmane e perseguitati dall’Isis.

Una bella notizia, per una vicenda che ha coinvolto emotivamente l’Italia. Dovremmo però essere coinvolti allo stesso modo per i quasi 3mila detenuti italiani sparsi per il Mondo, molti dei quali non si hanno più notizie.

Ecco i vari casi.

Il caso Chico Forti

Come riporta Libero, il caso più conosciuto è quello di Chico Forti, 62enne produttore televisivo e velista, condannato all’ergastolo per l’omicidio di un cittadino americano a Miami nel febbraio del 1998.

Forti si è sempre professato innocente e fin da subito ci sono stati parecchi dubbi sulla sua colpevolezza. La sua condanna è stata fin troppo veloce e sommaria. Eppure, la tanto veloce quanto fallace giustizia americana non ha mai preso in considerazione la possibilità di rifare il processo.

Da 22 anni in Italia molte persone si battono per la sua liberazione, a partire da mamma Maria, oggi 93enne. C’è anche una attivissima pagina Facebook.

Il caso è diventato molto popolare in Italia quando ad occuparsene sono state Le Iene. Il caso ha subito una accelerata quando al governo ci sono stati Giuseppe Conte (alla prima esperienza con Cinquestelle e Lega) e Donald Trump sulla sponda oltreoceano. Il M5S si sono molto battuti per la sua scarcerazione, facendo molto più di quanto fatto da tutti i governi susseguitisi in questi anni. Con Di Maio che, diventato Ministro degli esteri nel Conte II, aveva anche annunciato l’imminente ritorno in Italia di Forti.

Tuttavia, qualcosa è cambiato. Soprattutto alla guida di entrambi i paesi coinvolti: in Italia è arrivato Draghi, filo-americano e molto più impegnato ad eseguire i compiti che l’Alta finanza impone; mentre i Cinquestelle hanno perso ogni voce in capitolo. Negli Usa invece è arrivato Biden, che come ogni democratico che si rispetti, è buonista solo di facciata ma nei fatti agisce in tutt’altro modo.

Fatto sta che i documenti non sono mai arrivati a Roma, Chico Forti è ancora negli Usa (ha cambiato solo carcere) e la famiglia è molto preoccupata.

Italiani in carcere all’estero

Sono quasi tremila gli italiani in prigione all’estero, secondo i dati del ministero degli Esteri.

Più del 35% di loro non ha subito condanne definitive, è in attesa di estradizione o di giudizio. La maggior parte si trova in carceri europee. In cima alla lista la Germania con poco più di mille detenuti, seguono la Spagna (458), Francia (231), Belgio (202), Regno Unito (192), Svizzera (131).

Fuori dall’Europa i dati parlano di un centinaio di italiani nelle carceri asiatiche e australiane e circa 200 in Sudamerica. Negli Stati Uniti ci sono 91 prigionieri italiani. Tra i quali, appunto, il succitato Chico Forti.

A tal proposito, occorre anche citare il caso del carcere francese dove si sono consumate diverse morti di detenuti italiani. Ne ho parlato qui.

Pubblicato da Luca Scialò

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