CONSIDERAZIONI SULLE ELEZIONI EUROPEE

Il Blog riapre, dopo una chiusura in parte forzata (problemi con la connessione) e in parte piacevole (viaggio in Irlanda), e non potevo non farlo se non con un post dedicato alle elezioni europee.
Prima di elaborare un’analisi sui risultati finali, che conoscete già, è giusto spendere due parole sull’affluenza alle urne, pari a circa il 67% degli aventi diritto al voto, ben 6 punti in meno rispetto alle ultime elezioni del 2004; segno evidente di uno scarso e calante interesse verso le Istituzioni europee, viste ancora come lontane e poco interessate alle vicende quotidiane dei cittadini (la più bassa si registra al Sud e nelle isole: rispettivamente, 64% e 47%). Ma la media europea è però ancora più allarmante e disastrosa, ossia del 43%. In pratica, se gli italiani sono solo sufficientemente interessati alle vicende politiche europee, in altri Paesi l’interesse è quasi nullo. 

Ma veniamo ai risultati.
-Non c’è stato il plebiscito per Berlusconi, con il suo PdL che arriva al 35%, nonostante ci abbia messo la faccia in tutti i sensi; una flessione quindi del 2% circa rispetto alle ultime elezioni politiche del ’08. Se si guarda ai risultati circoscrizionali, il PdL perde al Nord qualche percentuale, che viene invece sottratta dalla Lega, anche se il sorpasso del partito del Carroccio non c’è stato nemmeno nel Veneto (PdL 29% – Lega 28%). Il partito del Cavaliere sfonda invece al Sud, dove si attesta quasi al 42%, mentre nelle isole, c’è stata una vera debacle rispetto alle elezioni del ’08, poiché in queste ultime, il PdL raggiunse il 46%, mentre alle europee si è fermato a 10 punti in meno (36%). Risultato dovuto sicuramente alla rottura alla Regione del PdL con l’MPA di Raffaele Lombardo, che di fatto ha ottenuto, alleato con LaDestra di Storace e altre 2 formazioni, ben 15 punti percentuali. Anche in Sardegna le cose non sono andate bene, visto che alle recenti Regionali, il PdL raggiunse il 52% dei voti, mentre in queste europee ha raggiunto poco più del 36%; ha pesato molto probabilmente lo spostamento del G8 dalla Maddalena all’Aquila.
In sintesi, il PdL è andato benissimo al Sud (soprattutto in Campania), così così al Nord, molto male nelle isole. Qualcuno accolla tale risultato non esaltante anche agli atteggiamenti di Fini (a volte in controtendenza con l’ala legata al Cavaliere e Forza Italia), alle dichiarazioni dell’ormai ex moglie di Berlusconi, Veronica Lario, e alla campagna denigratoria a colpi di gossip dei giornali di opposizione.
-Il PD perde altri pezzi di elettorato, emigrati verso l’IDV o i partiti della sinistra massimalista. Infatti rispetto al 33% delle politiche del 2008, il partito guidato da Franceschini raggiunge un deludente 26%. Un’altra bocciatura per lui quindi, che sembra non riuscire a far riprendere quota al partito, che anzi continua invece ad affondare. Insomma, al romagnolo figlio di un partigiano, è stato vano il giro dell’Italia in treno.
-La Lega Nord arriva al 10% (aumentando di un punto percentuale il proprio bacino elettorale rispetto al 2008), sottraendo di fatto voti al PdL; sebbene come detto, non è riuscito a sorpassarlo nemmeno nella propria roccaforte veneta. Alla luce di questo risultato, la Lega peserà ancora di più nelle decisioni del Governo, soprattutto in materia di Federalismo ed immigrazione. 
-Molto bene anche l’Italia dei valori, che arriva all’8%, incrementando il già lusinghiero risultato delle politiche ’08, passando dall’oltre 4% delle ultime politiche, all’8%. Paga ancora l’opposizione a livello nazionale “dura e pura” di Di Pietro e i suoi, e forse anche la candidatura di personaggi messi al margine del sistema, come l’ex PM De Magistris, e il giornalista espulso dal Corriere della sera, Carlo Vulpio. Di Pietro ha anche annunciato di voler rimuovere dal simbolo del partito il suo nome, come simbolo del passaggio da un partito “personalizzato” ad un partito aperto ancor di più a nuovi volti e alla società civile. Insomma, un partito vero e proprio.
-Bene anche l’UDC, che arriva al 6,5%, registrando un miglioramento di un punto percentuale rispetto al 2008.
In virtù della soglia di sbarramento al 4%, sono tagliati fuori dal Parlamento europeo i partiti della sinistra massimalista, che correvano divisi, con Rifondazione e i Comunisti italiani al 3,4%, e Sinistra e Libertà (guidata da Vendola) al 3,1%. Insieme, avrebbero superato abbondantemente il quorum previsto. I pronnipotini del PCI (considerando anche il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra critica), anziché presentare una marea di simboli divisi, potrebbero costruire un partito unico di sinistra, che infatti si collocherebbe, allo stato attuale, intorno al 7%. Un risultato tutt’altro che mediocre. Ma l’incapacità dei propri dirigenti, che pensano più ad aprire future prospettive e nuovi cantieri, che a pensare al presente, fanno si che un buon numero di voti si perda tra vari simboli ed apparenti divergenze. Chi vuole votare comunista c’è ancora; peccato (per loro) che non ci siano uomini in grado di creare una diga che arresti e raccolga il flusso dei loro voti.
Restano fuori anche un altro simbolo storico come il Partito radicale (2,4%), che durante il corso della campagna elettorale, ha denunciato lo spazio quasi nullo dato dai media al partito. Non ce l’hanno fatta neanche La Destra di Storace e l’MPA di Lombardo, sebbene quest’ultimo ha raggiunto come detto oltre il 15% dei voti in Sicilia, insieme ad altri 3 partiti (a livello nazionale però solo il 2%).
Ad uscirne sconfitto però è anche il bipartitismo, visto che sommando i voti dei due principali partiti, si arriva al 60%; pertanto vi è ancora una buona fetta di elettori che sceglie altri partiti.
Un piccolo spazio anche per alcune curiosità: vanno all’europarlamento trasformisti riciclati quali Mastella (ripagato così dal Cavaliere per aver fatto cadere il Governo Prodi), giovani promettenti quali De Mita con l’UDC, mentre non ce l’ha fatta un povero operaio che ha tentato la ricca strada della politica, il principe Emanuele Filiberto (sempre nelle file dell’UDC).
Volgendo uno sguardo agli altri Paesi e quindi alla futura configurazione del Parlamento europeo, sicuramente si può parlare di una diffusa vittoria dei conservatori sui progressisti. Guardando i risultati dei principali Paesi europei, in Germania, il CDU/CSU della Merkel arriva al 38% rispetto al 20% dei socialisti; in Gran Bretagna, i conservatori raggiungono il 27%, mentre i laburisti, ormai in crisi da anni, arrivano a 11 punti in meno (16%). Sorride Nicolas Sarkozy, visto che il suo partito arriva al 27,70%, mentre i socialisti di Martine Aubry solo al 16,76%; altra delusione invece per Zapatero, con il 38,5% dei consensi contro il 42% dei Popolari.  
Non ne fa un dramma però il leader del PSE Rasmussen, il quale dice che il partito ha perso 3 punti percentuali nel complesso, ma ha guadagnato terreno in dieci stati membri dove è opposizione, e in due dove è al Governo.
Ultimo dato rilevante, è quello relativo alla crescita dei partiti estremisti in Slovacchia, Romania, Bulgaria, Ungheria e Austria, ma soprattutto in Gran Bretagna, dove è allarmante l’acquisizione di due seggi da parte del British National Party, dichiaratamente euroscettico e razzista.
D’altronde, la storia ci insegna che in periodi di forte recessione economica, a farla da padrona nelle scelte elettorali delle persone è l’astensionismo, o la scelta di partiti conservatori o nazionalisti.
Tirando le somme, il nuovo Parlamento europeo avrà ancora una maggioranza costituita dal Partito Popolare, seguito dal Partito Socialista che però perde diversi seggi, dal Partito liberaldemocratico il cui numero dei seggi resta invariato, dai Verdi che acquisiscono qualche seggio in più, ed infine dalle altre formazioni nazionaliste ed euroscettiche che hanno acquisito diversi seggi in più. Insomma, il Parlamento europeo ne esce politicamente più moderato e conservatore, ed anche più indebolito, vista la consistente presenza di partiti nazionalisti ed euroscettici.
 
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