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Cina non importerà più rifiuti italiani: cosa rischiamo

Dal primo gennaio corrente anno, la Cina non accetterà più i rifiuti degli altri Paesi. Una scelta che parte in realtà dal 2017, anno in cui il paese del dragone ha deciso di rifiutare gradualmente l’importazione di 24 tipi di rifiuti solidi. Tra cui carta non differenziata, tessuti, plastica ed altri materiali.

Basti pensare che fino a 3 anni fa, la Cina lavorava da sola la metà circa dei prodotti riciclati del mondo. Ossia circa 45 milioni di tonnellate fra carta, metalli e plastiche. L’anno scorso è arrivata a circa 8 milioni di tonnellate. Una importazione che serviva al fabbisogno della propria produzione industriale, trasformando così i rifiuti provenienti soprattutto da Europa e Usa.

Ora però è autosufficiente, dato che produce al suo interno 215 milioni di tonnellate di rifiuti solidi, dall’alto del consumismo sfrenato da un lato e dal fatto che conti quasi 1 miliardo e mezzo di abitanti. Ma i cinesi investono anche grossi capitali. Di fatto, hanno stanziato 15 miliardi di euro in favore del riciclo dei rifiuti ma anche della conversione green dei rifiuti.

Oltretutto, la Cina 3.0 ne fa anche una questione di immagine: non volendo più essere vista come la pattumiera del mondo. Additata poi com’era tra le principali responsabili dell’inquinamento globale.

Bene, ma ora cosa succede ai nostri rifiuti? Cosa rischiamo?

Dove finiranno rifiuti italiani prima destinati alla Cina

cina rifiuti

Come riporta Huffpost, probabilmente i flussi destinati alla Cina si sposteranno verso altri Paesi del Far East. Come Vietnam, Malesia e Thailandia. Nonché Turchia e Paesi del Nord Africa.

Per l’Italia si intravedono alcuni problemi. Esportiamo circa 100.000 tonnellate di carta in Cina (200.000 verso la Turchia), e circa 200.000 tonnellate di plastica. Quantitativi importanti, ma assorbibili se si definisce una politica nazionale del riciclo.

Certo è che l’annuncio cinese deve “svegliare” i decisori politici nazionali e locali dal sogno irrealistico di un’economia circolare che gira da sola, sulla base della semplice dinamica di un mercato globale. Abbiamo deciso di usare il mercato globale per conferire il 65% dei rifiuti urbani e circa il 70% dei rifiuti speciali in Italia. Una montagna fatta di oltre 100 milioni di tonnellate di materiali all’anno.

Dunque, spingere verso il riciclo di vari materiali (carta, vetro, plastica, metalli, legno, organico), ma anche implementare la capacità impiantistica e di stoccaggio. Di un sistema come quello italiano già molto fragile, che al primo sciopero o intoppo va in tilt e affonda i nostri centri urbani di sacchetti. Figuriamoci ora che la Cina non ci è più vicina riguardo la monnezza. Ennesimo smacco di un paese che ci sta sottomettendo, approfittando di tutte le nostre debolezze.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

Una risposta a “Cina non importerà più rifiuti italiani: cosa rischiamo”

  1. Noi ci sottomettiamo da soli anche senza la Cina. Fino a che avremo una politica del no a tutto, vivremo sempre con questa situazione. Ci sono paesi, anche in Europa che producono energia elettrica dalla monnezza, noi produciamo problemi.
    Saluti

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