Chi ha ucciso davvero Shinzo Abe? Tre terribili sospetti

Chi ha ucciso davvero Shinzo Abe? Tre terribili sospetti

Chi ha ucciso Shinzo Abe

Il Giappone e i paesi democratici del Mondo sono rimasti sconvolti dalla morte di Shinzo Abe, Premier nipponico dal 2012 al 2020, ucciso con 2 colpi di pistola da Tetsuya Yamagami, 41enne operaio disoccupato che aveva prestato servizio nelle Forze di autodifesa giapponesi (praticamente l’esercito nipponico).

Agli agenti Yamagami, come riporta LaRepubblica, ha raccontato di non aver ucciso Abe per motivi politici, bensì perché era legato ad un’organizzazione religiosa che aveva portato alla rovina sua madre. Soggiogandola e spingendola a numerose donazioni. Poi ha spostato la sua attenzione verso Shinzo Abe, reo di essere responsabile di aver portato questa organizzazione religiosa nel Paese e di averla promossa.

Per pianificare al meglio il tutto, Yamagami aveva ripetutamente visitato luoghi in cui Abe aveva tenuto discorsi durante la campagna elettorale. Si cerca però anche di indagare su possibili negligenze all’interno della difesa dell’ex Premier. Ora rischia la pena di morte.

Chi era Shinzo Abe

IlSole24Ore sintetizza la vita dell’ex premier. Nel 1977 si è laurea in Scienze politiche alla Seikei University di Tokyo, per poi trasferirsi negli Usa per studiare politiche pubbliche all’Università della California meridionale per un totale di 18 mesi.

Due anni inizia a lavorare presso Kobe Steel che sta ormai diventando una multinazionale. Ma nel 1982 preferisce intraprendere la carriera politica, sempre in seno al Partito Liberal Democratico, che anche allora era al potere.

Nel 1993 viene eletto per la prima volta come deputato. Fa parte della fazione Mori del partito, che un tempo era stata guidata da suo padre, morto nel 1991. Si tratta di fatto di una frangia più nazionalista.

Nel 2005 viene nominato capo segretario di gabinetto sotto il primo ministro Junichiro Koizumi. Tra i compiti più importanti assegnatigli, la guida dei negoziati per il rimpatrio dei cittadini giapponesi rapiti in Corea del Nord. Lo stesso anno viene eletto capo dell’Ldp, in partito al governo.

L’anno seguente diventa per la prima volta primo ministro del Giappone, supervisionando le riforme economiche e già mostrando le sue idee chiare rispetto ai vicini: Corea del Nord, Corea del Sud e Cina.

Nel 2007 Abe si dimette da primo ministro dopo le pesanti sconfitte subite dal suo partito. Chiamerà in causa però dei problemi di salute, più precisamente una colite ulcerosa. La stessa che lo porterà alle definitive dimissioni nel 2020.

Nel 2012, dopo essere stato nuovamente eletto presidente dell’Ldp, Abe diventa primo ministro per la seconda volta. Durante il suo mandato, impronta delle riforme economiche chiamate “Abenomics”, che prevedono prestiti facili e riforme strutturali.

Inasprirà invece i rapporti con i succitati vicini asiatici, e, come vedremo meglio, cercherà di militarizzare ulteriormente il paese. Stringerà poi forti relazioni con gli Usa, diventando amico personale di Trump col quale gioca pure a Golf. Ottimi anche i rapporti commerciali con l’Australia, sempre in chiave anti-cinese.

Dimessosi nel 2020, passa alla storia come il Primo Ministro giapponese più longevo della storia. Lascia l’incarico per il riacutizzarsi della colite ulcerosa, ma anche senza più incarichi istituzionali non manca di dare il suo supporto al partito liberaldemocratico, con stoccate anche alla Cina sul caso Taiwan.

Si tratta solo di un disoccupato rancoroso?

Shinzo Abe aveva idee nazionaliste. Non a caso, quando salì al potere, parlai di venti di guerra tra Giappone e gli altri vicini asiatici. Il Wall Street Journal lo dipinge come una figura estremamente divisiva che ha sostenuto con forza il riarmo del paese e la revisione della Costituzione del Giappone che vietava il ritorno al militarismo. Senza però riuscirci non avendo i numeri necessari.

Abe riteneva che il Giappone non doveva continuare a scusarsi per la brutale colonizzazione di altri Paesi asiatici prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, cercando quindi di far riemergere nel suo popolo antichi rigurgiti nazionalisti. Non scordiamoci che prima dell’avvento di Mao Tze Tung in Cina, l’Impero giapponese si rese protagonista di efferate violenze contro i cinesi. Perpetuate anche dopo la Seconda guerra mondiale con campi di sterminio simil nazisti (ne ho parlato qui).

La sua politica estera ha creato ripetute tensioni con Corea del Sud e Cina. Soprattutto con quest’ultima, i rapporti si erano molto deteriorati. Nel 2021, per esempio, Abe aveva aspramente criticato le velleità cinesi su Taiwan, affermando che «l’avventura militare porterebbe al suicidio economico».

Ma era anche un fervente filo-americano, tanto che nel 2020 ha sostenuto che il Giappone doveva discutere la possibilità di condividere le armi nucleari americane sul proprio territorio. Come fanno tutti i paesi NATO, sfidando così un vero tabù: quello delle armi nucleari in Giappone, diventato tale dopo i disastri di Hiroshima e Nagasaki, tra l’altro provocati proprio dagli americani.

Shinzo Abe credeva fortemente nel riarmo del suo paese, rafforzando gli apparati militari, instaurando nuove forze anfibie e promuovendo una legge che consentisse alle forze nipponiche di cooperare militarmente più strettamente con gli Stati Uniti al di fuori dei confini del Giappone.

Non disdegnava comunque ottimi rapporti con la Russia, mentre aveva rinsaldato anche le relazioni con l’Australia. Paese che sta subendo le pressioni cinesi sul campo commerciale.

Aveva lasciato il paese proprio quando iniziava una difficile fase recessiva, come ho spiegato qui. Con il rinvio delle Olimpiadi invernali per il Covid-19 tra i simboli del declino economico nipponico. Ma anche le dimissioni dell’Imperatore in carica, cosa che non accadeva da due secoli.

Difficile dire se dietro l’omicidio di Shinzo Abe, architettato da un uomo rancoroso, ci siano macchinazioni ben più pesanti. Sebbene la storia è piena zeppa di mandanti che hanno utilizzato persone manipolabili mentalmente per creare un capro espiatorio.

Ecco possibili tesi alternative a quella ufficiale:

  1. Rafforzare peso elettorale del Partito Liberal Democratico: Si potrebbe parlare di un omicidio a fini elettorali, per consentire al suo partito di incrementare i voti in occasione delle imminenti elezioni. Dando così un maggiore peso elettorale ai liberaldemocratici per portare a termine la svolta autoritaria non riuscita ad Abe.
  2. La mano cinese: Si potrebbe pensare ad una mano cinese, per le ragioni di cui sopra. Shinzo Abe aveva creato un asse con americani ed australiani negativo per gli interessi cinesi.
  3. Omicidio in chiave anti-russa: L’Antidiplomatico pone invece l’accento sul fatto che Abe fosse il premier giapponese più filo-russo della storia. Al punto che, durante la sua reggenza, sembrava potesse risolversi la querelle sulla sovranità delle isole Kurili. Contesa dai due stati dalla fine della Seconda guerra mondiale e sulle quali il suo successore aveva riacceso il dibattito. Magari la morte dell’ex Primo Ministro serve per spostare il partito al potere su posizioni anti-russe, utili all’occidente per rafforzare il tentativo di spallata di Putin.

Tante ipotesi, dunque. Che potrebbero ottenere ulteriore credito qualora Tetsuya Yamagami venisse velocemente condannato a morte e messo a tacere per sempre.

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Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: [email protected] Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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