Chi è davvero Wolfgang Schäuble, il falco a metà che vola su Bruxelles

MINISTRO DELLE FINANZE DEL GOVERNO MERKEL, FU COLPITO ALLE GAMBE NEL ’90 DA UN FOLLE. OGGI VIENE DATO IN CONTRASTO CON LA CANCELLIERA
Oggi viene considerato il simbolo di questa Unione europea tutta burocrati e austerity. Sebbene si trovi su una sedia a rotelle a causa di uno psicopatico che nel 1990 gli sparò alle gambe, titaneggia sugli altri che a Bruxelles gli stanno vicini. Perfino sulla storica compagna di partito del Cdu Angela Merkel, con la quale vige da anni un rapporto di odio-amore, collaborazione-concorrenza. Alla caduta politica di Kohl, avvenuta anche per uno scandalo di finanziamenti, Schäuble avrebbe dovuto diventare il numero uno della Cdu, ma la «ragazza» lo bruciò sul tempo. E nel 2004 Angela si oppose a candidarlo a presidente federale. Poi, però, lo ha voluto nel suo governo, prima, dal 2005, come ministro degli Interni, poi, dal 2009, alle Finanze. Ma ritenerlo semplicemente un falco, un fan dell’Austerity sarebbe troppo riduttivo. Il Ministro Schäuble è uno che sa ascoltare e ti capisce al volo, come conferma chi lo conosce bene. Tanto da farsi convincere pure dal fuggitivo Varoufakis – dipinto nei mesi scorsi come il suo alter ego – che per il bene dei greci fosse meglio far uscire la Grecia dall’Ue per qualche anno. Il tempo di rimettersi in moto. Di seguito la sua biografia.

EUROPEISTA CONVINTO, AMANTE DELLA FRANCIA – Wolfgang Schäuble, 72 anni, ministro delle Finanze della Germania, è uno dei politici tedeschi più disposti a dare ascolto alle idee altrui, a immaginare un’Europa che preveda una perdita di sovranità tedesca, a battersi per una relazione fraterna tra la Germania e la Francia. Negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, crebbe nella Foresta Nera occupata dai francesi. Ed è con un soldato francese, ospite della sua famiglia, che iniziò a maturare l’idea di amicizia franco-tedesca. Certezza che si è rafforzata quando, al fianco di Helmut Kohl, ha partecipato alla relazione strategica con François Mitterrand e che lo sostiene ancora oggi. Sicuramente, è il più europeista del suo partito, la Cdu di Frau Merkel.
Il problema è che è anche un intellettuale. E in Germania questo significa in genere pensiero forte, da difendere con convinzione. Qualche volta anche con arroganza. E l’intellettuale-politico Schäuble crede nell’Europa e nell’euro. Non che sia convinto che la moneta unica sia stata costruita in modo solido. Anzi. A metà anni Novanta, assieme a Carl Lamers, sostenne la dottrina della «geometria variabile», sulla base della quale i diversi Paesi avrebbero partecipato in misura differenziata all’integrazione europea: in particolare, la moneta unica sarebbe stata iniziata da Germania, Francia, Olanda, Belgio, Lussemburgo. Una volta imbarcati tutti nell’euro, si è adeguato alla realtà, ma l’idea che per stare in una moneta unica servano gradi di omogeneità — nella competitività dei Paesi, nella solidità delle finanze pubbliche, nel controllo democratico dei parlamenti nazionali — non lo ha abbandonato. Ed è alla base della posizione che ha tenuto durante tutto il negoziato tra creditori e Atene: vitale che ci sia convergenza tra Paesi; se una capitale non vuole, pregiudica l’intera costruzione e la porterà al fallimento; meglio tagliare il braccio che non risponde. Concetti duri, ma di politico che guarda oltre il sondaggio del momento.
Insomma, non bisogna dipingerlo solamente come un acido falco arrabbiato con il mondo per il suo handicap. Non è così. Può avere torto. Può avere ragione. Di certo, pensa veloce e pensa europeo.

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