Nucleare torna di moda, altro che rinnovabili: i Paesi che vogliono aumentare numero centrali

Nucleare torna di moda, altro che rinnovabili: i Paesi che vogliono aumentare numero centrali

Introduzione

Si parla tanto di energia rinnovabile, di auto elettriche, in Italia abbiamo perfino il Ministro della transizione ecologica.

Il tutto per salvare l’ambiente, per una nuova sensibilità al problema incarnata dalla svedese Greta Thunberg, leader della Green Generation. Quella che sciopera di venerdì per prolungare il weekend, inzozza le strade col junkee food e fa rallentare il traffico aumentando l’emissione dei gas di scarico.

Purtroppo però, la realtà è ben lontana dalla svolta green. Le energie rinnovabili sembrano in grado di coprire il fabbisogno solo parzialmente e in modo molto più ridotto rispetto agli inquinanti carbone o petrolio. Inoltre, le auto elettriche sono, seppur in modo diverso, di stesso inquinanti (ne ho parlato qui).

Così, in questo mondo che cerca di tingersi di verde, si sta facendo di nuovo strada l’energia Nucleare. Vista con timore dopo il disastro di Cernobyl e il più recente consumatosi a Fukushima.

Infatti, alcuni paesi pensano di potenziare il numero delle loro centrali e se ne torna a parlare anche in Italia.

Francia e Giappone pensano di aumentare numero centrali nucleari

Come riporta Il Primato Nazionale, la Francia valuta la costruzione di altri reattori. Un obiettivo che a dirla tutta Emmanuel Macron persegue da tempo e su cui sembra voler incentrare anche la campagna elettorale.

La rete elettrica francese Rte ha pubblicato in questi giorni un rapporto sul futuro del settore da qui al 2050. La conclusione è piuttosto chiara: sarebbe “pertinente” costruire nuovi reattori nucleari anche e soprattutto dal punto di vista economico. Le energie rinnovabili vanno comunque incentivate, ma da sole non bastano.

Sei gli scenari previsti dalla rete elettrica francese, che vanno dal 100% di rinnovabili nel 2050 a un incremento del nucleare, con la realizzazione di 14 reattori di nuova generazione (EPR) e di altri piccoli reattori. Con una differenza di 20 miliardi tra i due scenari estremi.

La Francia ad oggi ha già 58 reattori, in grado di coprire il 70% di energia elettrica nazionale.

Anche il Giappone vuole rilanciare sul nucleare, in barba a quanto accaduto 10 anni fa. Lo scopo è quello di ridimensionare la più inquinante delle fonti di energia: il carbone.

Al momento le centrali del Sol Levante producono appena l’8% dell’energia del Paese, mentre prima dell’incidente di Fukushima i 54 reattori nipponici coprivano quasi il 30% del fabbisogno energetico nazionale.

Il Giappone vorrebbe arrivare ad un 20-22% entro il 2030. Il ministro nuovo Ministro dell’Industria Koichi Hagiuda ha fin da subito affermato di voler puntare sulle rinnovabili, certo, ma anche su un aumento delle centrali nucleari. Sulla stessa frequenza, quindi, dei francesi.

Nucleare in Italia: qual è la situazione

In Italia si è tenuto un referendum nel 1987 sull’opportunità o meno di spegnere le centrali nucleari, sulla scia di quanto successo l’anno precedente a Cernobyl. Ovviamente gli italiani, sulla scia emotiva di quanto accaduto in Ucraina, si pronunciarono in modo nettamente favorevole sulla rinuncia all’energia atomica

Quattordici anni dopo, con un secondo referendum in data 12 e 13 giugno 2011, in Italia si chiuse definitivamente la porta al nucleare. Abrogando, sempre a mezzo referendum, nuove norme che consentivano la ripresa di una strategia energetica basata anche sull’energia atomica.

In tutti questi anni, il ritorno al nucleare è stato sempre osteggiato dagli ambientalisti e visto con molta diffidenza a sinistra. Mentre durante il Governo Berlusconi se ne è parlato con maggiore concretezza.

Non a caso, Il Corriere della sera ricorda come nel febbraio del 2009 il nostro Paese, guidato dal Governo Berlusconi IV, firmò un accordo con il governo francese per realizzare quattro reattori di tecnologia EPR (centrali di «terza generazione») da 1.600 megawatt ciascuno.

L’intesa tra Silvio Berlusconi e Nicholas Sarkozy prevedeva la cooperazione sulla produzione di energia con l’atomo. Lo scopo dichiarato di questa politica era:

  • tagliare le emissioni di gas serra
  • ridurre la dipendenza energetica dall’estero
  • abbassare il costo dell’energia elettrica all’utente finale

Ma i referendum abrogativi succitati, proposti dall’Italia dei valori, bloccarono il programma.

Certo, se pensiamo che paesi a noi molto vicini come Slovenia (ne ha 1), Francia (come detto 54) e Svizzera (ne ha ben 5, malgrado le ridotte dimensioni territoriali) possiedono centrali nucleari, e che dipendiamo pesantemente dall’estero per il nostro fabbisogno, qualche tentazione sul nucleare viene.

Inoltre, come riporta Wired, il mancato nucleare italiano lo paghiamo sulla bolletta della luce, alla misteriosa ed onerosa voce Oneri di sistema. Corrisponde alla voce A2+Mct. Questa tassa invisibile solo dal 2012 al 2016 ha generato 1,796 miliardi di euro.

A ciò occorre pure aggiungere che l’energia nucleare di oggi è molto più pulita e le centrali sono molto più sicure.

Tuttavia, non pochi sono i dubbi e le preoccupazioni di un ritorno al nucleare. Per esempio:

  • lo smaltimento delle scorie, che richiede decenni se non qualche centinaio di anni
  • il problema del “no in my garden“, visto che nessuno vorrebbe una centrale nucleare vicino casa. E l’Italia ha una forma territoriale stretta e lunga, oltre che sovrappopolata. Per cui è difficile trovare ampie zone isolate
  • lo svolgimento dei lavori, che in Italia non è mai così irreprensibile, tra ruberie varie ed eventuali
  • la manutenzione, che in Italia è spesso solo un optional. Come confermano disastri tipo il Ponte Morandi
  • l’Italia è una zona altamente sismica e quasi su tutto il territorio. E ciò potrebbe costituire un serio rischio all’incolumità delle centrali

Conclusioni

Molto probabilmente, stiamo andando verso un futuro nel quale, gradualmente, rinunceremo a carbone e petrolio in luogo di rinnovabili e nucleare. Le due energie si compenserebbero a vicenda: la prima, insufficiente, sarebbe coadiuvata dalla seconda. Più pericolosa, e quindi, da usare con parsimonia.

L’Italia sta messa male su entrambi i fronti e la dipendenza dall’estero sembra ancora inevitabile per parecchio tempo…

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Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: [email protected] Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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