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Caso Moro, spuntano nuove rivelazioni che ribaltano storia

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. E sui misteri. Tanti, troppi, insoluti. Tra questi ci ritroviamo pure l’omicidio del Presidente della Dc Aldo Moro, per mano delle Brigate rosse il 9 maggio 1978. la stessa data in cui fu ritrovato morto anche Peppino Impastato, giovane giornalista siciliano impegnato contro la Mafia. La sua morte passò inosservata per anni, visto che la cronaca si concentrò sul caso Moro. Sia perché si trattava di un personaggio di spicco della politica italiana, sia perché la questione Mafia non era ancora sentita (l’Italia di quegli anni pensava ancora alla guerra al terrorismo).

La cronaca ufficiale ci dice che Aldo Moro sia stato sequestrato e ucciso dalle Br. Ma negli anni sono emersi molti dubbi e nuovi spunti, come il fatto che la morte di Moro avrebbe fatto comodo anche alla CIA, data la sua disponibilità a fare un governo con il Pci di Berlinguer. Nonché il mancato impegno dei compagni di partito Andreotti e Cossiga, allora rispettivamente Presidente del consiglio e Ministro degli interni. Moro aveva troppi nemici, interni ed esterni. Ed ora la Commissione parlamentare di inchiesta presieduta da Beppe Fioroni aggiunge altri elementi molto importanti alla vicenda. Che si appresta a compiere 40 anni il prossimo anno. Ecco a quali conclusioni giunge.

Caso Moro e il coinvolgimento dell’Urss

caso moro

Come riporta Libero, il lavoro della commissione è arrivato ad elaborare 700mila pagine di documentazione, riassunte in un testo finale che accende i riflettori su diversi aspetti finora non emersi. Primo: il ruolo dell’ Unione sovietica, in particolare di un suo agente, noto ai Servizi italiani. Secondo: i rapporti con l’ Olp. Terzo: la casa dello Ior dove visse Prospero Gallinari, uno dei carcerieri di Aldo Moro. E ancora: la latitanza di Alessio Casimirri in Nicaragua, il ruolo di ambienti criminali o border-line, l’ azione di Bettino Craxi e di ambienti milanesi nel tentativo di salvare la vita dello statista democristiano.

Sono questi, per sommi i casi, gli «elementi nuovi» emersi nel lavoro della commissione. Novità che, come ha precisato Fioroni, «sono state immediatamente trasmesse alla procura di Roma». Non è detto, quindi, che non ci siano sviluppi imprevisti, come la riapertura dell’ inchiesta.

Intanto la commissione, grazie non solo alle migliaia di audizioni fatte, ma anche alla possibilità di acquisire documenti finora coperti dal segreto, offre una prima verità sui 55 giorni di quel 1978. Diversa da quella finora data per certa. Il primo elemento riguarda la casa dove Valerio Morucci e Adriana Faranda, due dei brigatisti che organizzarono rapimento e sequestro, furono arrestati il 29 maggio 1979.

Finora si era sempre detto che l’ arresto avvenne grazie ai gestori di un concessionario che vendeva auto, da cui Faranda comprò due vetture. Invece ci fu un altro canale, attivato dalla Digos. E aveva a che fare con il proprietario di quella casa. L’ appartamento di via Giulio Cesare, dove furono trovati Morucci e Faranda, era di proprietà di Giuliana Conforto, figlia di Giorgio, agente dell’ Unione sovietica, uomo del Kgb, ma anche confidente degli 007 italiani. Sarebbe stato lui a «negoziare» con i Servizi italiani l’ arresto dei due brigatisti per salvare la figlia, che infatti ebbe un trattamento piuttosto morbido. Il suo ruolo è accennato in una nota del Sismi che però, misteriosamente, viene tenuta nascosta ai magistrati che allora indagano sulla vicenda.

Moro poteva essere salvato

omicidio moro

Se è noto che il Governo perse (forse volutamente, perché un governo col Pci il duo Andreotti-Cossiga nemmeno lo volevano) troppo tempo per salvare Moro – ben 55 giorni – altra novità inquietante è che Moro poteva essere salvato. «Una semplice lettura combinata dei documenti programmatici delle Brigate rosse e delle informative che provenivano dal Medio Oriente», si legge nella relazione, «avrebbe consentito di individuare una specifica necessità di tutelare la persona dell’ onorevole Moro». Viene riscritta la dinamica dell’ attentato in via Fani.

Il ruolo del Vaticano nel caso Moro

andreotti cossiga

C’ è poi il ruolo dello Ior, la cosiddetta Banca Vaticana: era di proprietà dell’ Istituto, infatti, il «complesso» che «ospitò nella seconda metà del 1978 Prospero Gallinari e che era caratterizzato dalla presenza di prelati, società Usa, esponenti tedeschi dell’ autonomia, finanzieri libici e di due persone contigue alle Brigate rosse». Quella casa potrebbe essere stata utilizzata «per spostare Aldo Moro dalle auto utilizzate in via Fani a quelle con cui fu successivamente trasferito oppure potrebbe aver addirittura svolto la funzione di prigione dello statista». Altro elemento che emerge «con chiarezza» è che non c’ è stata una «regia unica» nella vicenda Moro.

Insomma, si conferma che il caso Moro non vede come protagonisti solo 4 brigatisti, peraltro pure impauriti per la cosa più grande di loro in cui si erano immischiati (infatti, ad un certo punto volevano pure liberarlo, spiazzati dall’immobilismo delle istituzioni). Ma anche implicazioni internazionali: dalla CIA all’Urss, passando per il Vaticano all’Olp. In troppi volevano Moro morto. Un governo Dc-Pci avrebbe probabilmente cambiato tante cose. Forse avrebbe impedito il proliferarsi successivo di Tangentopoli. Forse avrebbe spostato il baricentro della politica estera italiana un po’ più verso la Russia e un po’ meno al servizio degli Stati Uniti. E forse ci sarebbero state migliori riforme sociali e civili. Troppe novità a cui questo Paese non era pronto. Infatti, sappiamo tutti in quale baratro siamo finiti poi.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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